mercoledì 30 aprile 2014

Sdegno

Tra feste, ponti, chiusure, papi santi (da cui fuggire) ed altre cose, in questo periodo sono un po' latitante, anche se invece di cose da scrivere e condividere ne avrei fin troppe. Ma ci sarà tutto maggio per recuperare (spero).

Però, prima di dedicarmi ad altre piacevoli occupazioni in questo lungo ponte del primo maggio, volevo esprimere tutto il mio sdegno verso i rappresentanti del sindacato autonomo di polizia che hanno applaudito dei poliziotti condannati in via definitiva per eccesso colposo nell'uso legittimo (?) delle armi. Anche se per assurdo la condanna fosse stata eccessiva (e secondo me non lo è stata), i poliziotti, più dei normali cittadini, devono accettare e rispettare le decisioni della magistratura. Tanto di cappello verso la Signora Patrizia Aldovrandi, che ha lottato e che continua a lottare perchè questo episodio non cada nel dimenticatoio. 

lunedì 28 aprile 2014

Polemiche

Sta trovando abbastanza  risalto in rete una polemica che nasce da una recente affermazione del Papa secondo il quale un bambino ha bisogno di un padre e di una madre. Polemiche che trovo abbastanza sterili, perchè è ovvio che il capo di una religione che ha nella famiglia "tradizionale" uno dei suoi più solidi baluardi, non può che sostenere questa tesi che ovviamente va a criticare quelle "famiglie" in cui i bambini hanno due genitori dello stesso sesso.

Ma a partire da queste polemiche, e dalle varie discussioni che ho seguito, mi sembra di cogliere, da entrambe le parti, delle posizioni poco ragionevoli (d'altronde, forse la ragionevolezza non abita lì). E mi ritrovo per una volta (orribile dictu) a condividere più le tesi dei talebani cattolici che non dei talebani non cattolici. Perchè in fondo io ritengo che un bambino, in un mondo ideale, avrebbe diritto ad avere un padre ed una madre, e più precisamente ad essere allevato dal padre e dalla madre biologica, dai due esseri da cui ha ricevuto il suo DNA.   

Poi esiste il mondo reale, e tanti, tantissimi motivi per cui questo non accade, però ... però decidere a priori di levare ad un bambino qualcosa cui, in un mondo ideale, avrebbe diritto bè ... non rende la genitorialità un po' più egoistica di quello che già è? Negare che si fa una scelta penalizzante per il bambino, pur con tutte le buone intenzioni, pur con la certezza di riuscire a dargli più amore di quanto ne potrebbe mai desiderare, non è un po' ipocrita? Sono un po' confuso.

sabato 19 aprile 2014

Capisco ancor meno

Solo venti giorni fa, nel mio post dal titolo "Non Capisco" stigmatizzavo il comportamento del M5S che aveva votato contro il disegno di legge contro le dimissioni in bianco, disegno di legge che era stato approvato alla Camera con i voti di Sel e del PD.

Adesso dire che sono allibito è dir poco, anche se ormai niente dovrebbe più sorprendermi, nel mondo della politica, e invece ... scopro che il PD, quello stesso PD che aveva cofirmato ed approvato il disegno di legge alla Camera, ha deciso che non è il caso che vada al Senato per la approvazione definitiva, e che le norme contro le dimissioni in bianco confluiranno nel famoso Job Act che deve essere ancora presentato, discusso in commissione quindi votato alla Camera ed al Senato (senza contare ulteriori letture in caso di modifiche). Un modo elegante per rimandare sine die la applicazione di un principio elementare. Ovviamente per migliorarlo ... in accordo con FI, NCD che quella legge alla Camera non l'hanno votata.  

venerdì 18 aprile 2014

Cara amica

ti scrivo, così mi distraggo un po' (no, questa l'ha già scritta, e cantata, Lucio Dalla). Ti scrivo per dirti che con te sto bene, ed ogni rara volta che i nostri reciproci impegni ci permettono un incontro, che sia per un aperitivo o per vedere un museo o una mostra, per me è sempre un piacere.

E' ugualmente piacevole abbracciarti, o sentire la tua testa  appoggiata sulla mia spalla, e perfino assaporare il tuo odore (e fortuna che non lo alteri con profumi o cose simili, come fanno molte donne).

Certo, a volte la tua vicinanza  non mi fa niente bene, soprattutto non fa bene al mio autocontrollo ed alla mia sanità mentale, tanto che ho il grosso timore prima o poi di ritrovarmi attore di taluni spettacoli "automobilistici" di cui sono stato ultimamente spettatore. Cosa che alla mia età, con la mia mole e lo stato delle mie scricchiolanti giunture, non è certo tra le mie priorità.

Voglio però scriverti una cosa, una cosa che mai ti direi e di cui tu non sei consapevole (ma tanto questa lettera tu non la leggerai) : sei molto più efficace, oltre che più gradevole, del viagra.

giovedì 17 aprile 2014

Cinema

Ricordo che una volta sono andato al cinema in compagnia, in buona compagnia e, lo ammetto, nel buio della sala, nei momenti di stanchezza del film, ci siamo scambiati qualche abbraccio affettuoso. O almeno ci abbiamo provato, perchè le poltrone avvolgenti, i braccioli alti e rigidi, hanno rappresentato un ostacolo insormontabile per chi, come me, non è agile e snodato come un contorsionista.

Uscendo dalla sala, tra il serio ed il faceto, abbiamo commentato che ci sarebbero voluti dei posti "doppi", oppure dei braccioli a scomparsa, in modo da poter, alla bisogna, eliminare le barriere che si frappongono tra i corpi di due persone vicine.

Tempo dopo, tornando al cinema con la stessa compagnia, entriamo in una delle salette con il film che sta per iniziare e le luci già spente. Per comodità ci dirigiamo verso la fila di fondo (la sala era veramente molto piccola) e una volta seduti, sorpresa, ci rendiamo conto che in effetti non ci sono, in  quella fila, i sedili singoli, ma dei comodissimi sedili doppi, da cui si può godere di un bel film stando tranquillamente abbracciati. Cosa che abbiamo in effetti fatto e che ha reso ancor più gradevole il film!


Da allora, ho sempre cercato di andare sempre e solo a vedere film proiettati in quella specifica sala di quel particolare cinema. E peccato che non siano previsti abbonamenti ...  :-)

mercoledì 16 aprile 2014

Preveggenza

Lei: mmm, mi dispiace solo che non ho sottomano una certa cosa, altrimenti ti farei vedere io
Lui (con aria un po' saputella): non è vero, se vuoi ce l'hai, è nella mia borsa
Lei (con sguardo piacevolmente sorpreso e afferrando la borsa): davvero lo hai portato? Allora aspetta ...
Lui (osservandola con ammirazione): ecco, lo sapevo, non vedevi l'ora, meno male che io sono previdente
Lei (con un sorrisetto un po' sadico): aspetta a sorridere, tu  ...

martedì 15 aprile 2014

Pubblicità

Si avvicinano le elezioni europee e si cominciano a vedere per strada i manifesti di varie forze politiche. L'altro giorno, visto  che finalmente camminavo senza fretta ed avevo il tempo di leggerli, ho fatto la seguente considerazione: esiste per ogni partito uno zoccolo duro che ha già deciso che  lo voterà  prescindere, e quindi non verrà influenzato dai manifesti. Questi dovrebbero invece cercare di convincere gli indecisi, quelli che ancora non sanno chi votare o addirittura se andare a votare. Inoltre, anche tra gli incerti, c'è una fascia di persone che si informa, legge i giornali, guarda la TV, e per la  quale non sarà certo un manifesto a fare la differenza.

Quindi i manifesti elettorali, a mio avviso, servono soprattutto a colpire chi non solo è indeciso, ma non ha tempo (o voglia) di informarsi in maniera approfondita, e che deciderà sull'onda di pochi messaggi, che devono quindi essere chiari, semplici e diretti.

Come  quello del manifesto di Forza Italia 


Qui il messaggio è chiarissimo: se mi voti il mio obiettivo sarà di avere meno ingerenze dell'europa negli affari italiani e far contare di più l'italia in europa.

Ugualmente diretto il messaggio del M5S


Votami e mi batterò in europa per dare più forza all'Italia, e se vuoi saperne di più vatti a guardare i 7 punti del mio programma.

Qualcuno più intelligente di me, invece, sa spiegarmi i messaggi del PD? Perchè francamente io, che pure ho un minimo di cultura, proprio non li ho capiti. Cosa c'entra con l'europa la banda larga in italia? Europa che ci ha già bacchettato sottolineando, in un recente rapporto, che siamo buoni ultimi? O forse vuole dire che se votiamo il PD in europa il Governo Renzi (che con il parlamento europeo non ha niente a che vedere) svilupperà la banda larga ... come ha già promesso, d'altronde, imitando i precedenti governi.


Oppure che c'entra la voglia di Chiara di vivere in Italia? Per caso vogliamo chiedere all'europa di peggiorare lo stile di vita delle altre nazioni per renderlo meno appetibile invece di dare maggiori prospettive in italia ai nostri giovani? Ancora un volta un problema italiano che non troverà certo una soluzione in europa.


Insomma, ancora una volta a me sembra che i creativi del PD siano tanto creativi e narcisi ma poco pratici, e chi ha autorizzato questi manifesti viva in un mondo tutto suo, completamente avulso dalla vita reale. E questo è il PD ed io dovrei votarlo ... ?

lunedì 14 aprile 2014

venerdì 11 aprile 2014

Regali

Mi capita raramente di ricevere regali  e la cosa, quando capita, mi mette spesso in difficoltà. Perchè cerco sempre di dare una motivazione ad un regalo: un semplice pensiero, un modo di sdebitarsi da una qualche attenzione ricevuta, un gesto che si vive (chissà perchè) come un obbligo. Per questo preferisco ricevere regali non costosi, da alcune (poche) persone il regalo che desidero di più è un sorriso e magari un abbraccio (sul valore di un abbraccio sincero dovrei farci un post ... o forse l'ho già fatto tanto tempo fa), ma anche un segnalibro, una cartolina, una qualunque "sciocchezza" ha per me un valore enorme. 

A volte però ci sono regali che mi lasciano perplesso, perchè non riesco a capire il ragionamento che ha portato la persona a scegliere proprio quello, e uno non può certo chiedere: "scusa, perchè mi hai regalato prorpio questa cosa"?


Insomma, a caval donato non si guarda in bocca, ma secondo voi il regalo che vedete in foto nasconde qualche messaggio subliminale?  

giovedì 10 aprile 2014

Storie di ordinaria disperazione

Le cronache romane ieri riportavano la storia del pensionato che ha ucciso il figlio disabile e la moglie e poi si è costituito. Non è la prima volta che leggo una notizia simile, spesso accompagnata da affermazioni quali "momento di follia" o "momento di incoscienza", raramente si punta il dito sulla assenza assoluta dello stato (qui volutamente in minuscolo).

E mi chiedo, consapevole di non essere in grado di capirlo appieno, cosa vuol dire prendersi cura di un disabile in una società come la nostra in cui il disabile fa paura, in cui l'handicap è una questione privata da cui si rifugge. Qual è lo sforzo che una famiglia deve sopportare per garantire una vita dignitosa a chi non può gestirsela da solo, sforzo che diventa sempre più pesante con il passare degli anni, quando si invecchia  e sopraggiungono gli acciacchi personali o del coniuge. Acciacchi che si sommano ai problemi del familiare non autosufficiente, magari un figlio, per il quale non si vedono soluzioni per il futuro. Quale deve essere la disperazione di un padre che vede nella morte del figlio l'unico modo per prendersi cura di lui.

Di fronte a simili tragedia, che non sono personali ma appartengono a tutti noi, così come fa lo stato, volgiamo gli occhi da un'altra parte e bolliamo l'evento come una "terribile tragedia", senza chiederci se qualcosa poteva essere fatto, o se qualcosa può ancora essere fatto per evitare che simili eventi non si ripetano.

mercoledì 9 aprile 2014

L'evoluzione di un rapporto

Mi capita (ma credo capiti a tutti)  abbastanza spesso di incontrare persone, in ambito lavorativo o in ambito personale. La maggior parte di queste persone non mi suscita particolari sensazioni, ed i rapporti che stabilisco con loro si fermano sulla reciproca superficialità, cortesi ma distaccati. 

A volte però capita di venire in contatto con una persona e pensare: "questa mi piacerebbe conoscerla meglio", di subire una specie di innamoramento (che ovviamente non ha necessariamente una accezione sensuale o sessuale), di sentire che con quella persona si sta bene, che si vorrebbe conoscerla e farsi conoscere meglio. Il problema si pone quando questo "sentire" non è reciproco, quando l'altra persona non mostra un  (più o meno) pari innamoramento e conserva un atteggiamento cortese ma distaccato (che è quello che tengo io con i più, come ho già detto).

Che fare, in quel caso?  Temo niente, perchè l'interesse o c'è o non c'è, e non si può creare surrettiziamente, casomai adottando atteggiamenti  costruiti, artefatti, al solo scopo di attrarre l'altro. Rimane però il rimpianto per un arricchimento che poteva esserci ed invece non c'è, o che probabilmente era solo nella nostra mente e non in quella dell'altra persona. Che spesso può addirittura essere "spaventata" dal nostro interesse, temendo chissà quali intenzioni nascoste ci siano dietro ad esso. Questione anche di fiducia, ma la fiducia è una cosa rischiosa, rischiosissima. O no? 

martedì 8 aprile 2014

Storia di una ladra di libri

A volte basta un titolo ben fatto per attirare l'attenzione, così l'altra sera davanti ad una multisala, tra vari titoli sconosciuti, ho d'impulso scelto questo.

In una sala ampia  e semivuota, sono stato trasportato nella Germania del nazismo, a seguire le vicende di una ragazzina, Liesel, adottata da una coppia non giovanissima, vicende che hanno come filo conduttore i libri, la lettura, la scrittura, la parola.


L'idea in sè non è male, ed il film se visto come una favola è gradevole, ben fatto, con una buona fotografia ed una interessante ricostruzione della Germania alla fine degli anni '30. Un po' lento in alcuni punti, tanto che più volte mi sarei distratto a baciare la mia vicina di posto ... se ce ne fosse stata una, con diverse scene troppo "costruite" e poco credibili, da favola appunto, ed un finale ... bè ... così così, diciamo. Ma tutto sommato un film che lascia qualche spunto di meditazione, il che non è poco in un panorama cinematografico spesso molto deludente. Certo, un film ambientato in Germania dove i libri sono in inglese  (come già si era visto in The Reader - A voce alta) è un po' un assurdo, ma evidentemente il mercato americano è più ampio di quello tedesco.

Comunque un film che parla di libri difficilmente è troppo brutto!.

lunedì 7 aprile 2014

Le vite degli altri

Come ho già rivelato sono un assiduo lettore delle (spesso improbabili) lettere de La posta del cuore di Natalia Aspesi, e prendo spunto da una delle ultime pubblicate per questa riflessione.

Una persona ha una liason affettiva con un'altra persona, non libera, che quindi vive una sua vita "normale" ed una seconda vita (o se preferite scampoli di vita) con la prima persona. In questo contesto, se voi foste la prima persona, quanto vorreste sapere della sua vita "normale", ed in particolare di quella parte della sua vita "normale" che  (essendo non libera) l'altra persona non passa "da sola"?

Io francamente quando mi è capitato (e mi è capitato) ho sempre voluto saperne "il meno possibile", tenere separata la nostra parte di vita in comune con l'altra parte della sua vita "non in comune", ma forse sono io che sono strano, come mi dice spesso una cara amica.