martedì 16 settembre 2014

Troppu trafficu ppi nenti

A chi potrebbe mai venire in mente di tradurre in dialetto messinese una commedia di Shakespeare, se non ad Andrea Camilleri (con l'aiuto di Giuseppe Dipasquale)? Ed infatti tra le mani mi è capitato questo interessante opera, piacevole da leggere (anche se a volte un po' ostica, ma per fortuna c'è anche il testo italiano a supporto), che per me ha avuto tre pregi.


Il primo è di avermi fatto  far conoscere una commedia di cui conoscevo benissimo il titolo (Much ado for nothing ... molto rumore per nulla, frase entrata nell'uso comune) ma niente affatto la trama. Trama  molto semplice ma con personaggi molto interessanti

Il secondo è di avermi fatto conoscere Michele Agnolo Florio, frate toscano convertitosi al protestantesimo che trovò rifugio in Inghilterra e lì ebbe, nel 1553,  un figlio di nome Giovanni. Che c'entra questo con Shakespeare? C'entra! E' noto che ci sono molti dubbi sul fatto che Shakespeare sia stato il vero autore delle opere a lui attribuite, e sia invece stato  il prestanome di qualcun'altro, da Francis Bacon a Christopher Marlowe. Tra le varie teorie c'è quella, corroborata dalla profonda conoscenza dell'Italia che trapela in diverse sue opere (in Italia, oltre che a Molto Rumore per niente, sono ambientate Il mercante di Venezia, Romeo e Giulietta e l'Otello), che indica in Michele Agnolo Florio (la cui madre si chiamava Scrollalanza ... Shake-scrolla Speare-lancia ... un caso?) ed in suo figlio Giovanni (colto studioso, traduttore di  Montaigne ed autore del primo dizionario italiano-inglese)  i principali autori delle opere, con la eventuale collaborazione del grande bardo. Ipotesi suggestiva da cui Camilleri è partito, anche perchè pare che un'opera con questo titolo, andata perduta, fosse stata pubblicata presso i Fratelli Spina di Messina nel 1579 (ben prima di Shakespeare). Si noti che Michele Agnolo Florio, frate convertito al calvinismo, sarebbe fuggito dallo stato pontificio a metà del 1500 per trovare rifugio, dopo vari soggiorni nell'italia del nord, inclusa Venezia (Otello, Il Mercante di Venezia), in inghilterra, presso dei parenti della madre.

Il terzo è di avermi spinto ad assistere alla rappresentazione di questa commedia, questa estate, presso il Globe Theatre di Roma. Una messa in scena veramente coinvolgente con attori giovani ed in gamba e delle contaminazioni musicali veramente gradevoli. Secondo me l'anno prossimo lo rimettono in scena; nel caso, cercate di non perderlo.

10 commenti:

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    1. è in siciliano/messinese, non in abruzzese!!! :-)

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  2. Avevo visto la trasposizione filmica di Branagh (noto attore amante di Shakespeare) e qualcosa non mi aveva trasmesso le "giuste"emozioni... Dal vivo al Globe,è tutta un'altra cosa. Penso. La tua recensione è interessante..Non so se riuscirei a legger l'opera in siciliano!!:-)

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    1. ammetto che è ostica, ma c'è la versione in italiano allegata :-). Il Globe ha un fascino tutto suo, io ci ho visto quest'anno ben due spettacoli, entrambi notevoli (ed al costo di un biglietto del cinema, in pratica)

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  3. Ops! Aì raggiùni , catabba ! :-D nù capìà ...chì t'intenni di pasta rattata ! :-D picchì iddu s' intenni di tuttu, compreso busci e trafficu! Ahahhhhh

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  4. La storia ha origini antiche, ricordo all'università che la si faceva risalire a Matteo Bandello. Una delle sue novelle potrebbe aver ispirato l'artista inglese. Divertente comunque la versione di Camilleri.

    Un abbraccio

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    1. La teoria (condivisa da alcuni studiosi) è appunto che questo Michele Agnolo Florio conoscesse la novella di Matteo Bandello e la abbia esportata in Inghilterra

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  5. Molto interessante, ma non mi ci metto , troppo faticoso...

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