giovedì 10 aprile 2014

Storie di ordinaria disperazione

Le cronache romane ieri riportavano la storia del pensionato che ha ucciso il figlio disabile e la moglie e poi si è costituito. Non è la prima volta che leggo una notizia simile, spesso accompagnata da affermazioni quali "momento di follia" o "momento di incoscienza", raramente si punta il dito sulla assenza assoluta dello stato (qui volutamente in minuscolo).

E mi chiedo, consapevole di non essere in grado di capirlo appieno, cosa vuol dire prendersi cura di un disabile in una società come la nostra in cui il disabile fa paura, in cui l'handicap è una questione privata da cui si rifugge. Qual è lo sforzo che una famiglia deve sopportare per garantire una vita dignitosa a chi non può gestirsela da solo, sforzo che diventa sempre più pesante con il passare degli anni, quando si invecchia  e sopraggiungono gli acciacchi personali o del coniuge. Acciacchi che si sommano ai problemi del familiare non autosufficiente, magari un figlio, per il quale non si vedono soluzioni per il futuro. Quale deve essere la disperazione di un padre che vede nella morte del figlio l'unico modo per prendersi cura di lui.

Di fronte a simili tragedia, che non sono personali ma appartengono a tutti noi, così come fa lo stato, volgiamo gli occhi da un'altra parte e bolliamo l'evento come una "terribile tragedia", senza chiederci se qualcosa poteva essere fatto, o se qualcosa può ancora essere fatto per evitare che simili eventi non si ripetano.

4 commenti:

  1. ci penso a volte, quando vedo un genitore con un figlio disabile in carrozzella.. e queste sono ancora persone che escono in strada, immagina quelle che non si muovono facilmente (giovani o anziani che siano).. e ho il massimo rispetto per chi si sacrifica e riesce ad affrontare questa fatica. Lo Stato? e non lo so realmente in che misura aiuta, di sicuro ci sono cooperative sovvenzionate dal Comune, vedo questi ragazzi che spingono le carrozzine.. altri che fanno fare sport o gite ai ragazzi autistici ecc.. un grazie a tutti loro, a prescindere! di sicuro la spending review del cavolo continuerà a colpire dove non deve colpire e lasciando ancora intatti parecchi privilegi.. speriamo che le forbici siano.. eque per evitare tragedie della solitudine come questa

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    1. io credo si faccia comunque troppo poco, ma non sottovaluto neanche la spinta che dà la società alla autoesclusione, all'autoisolamento, come se la disabilità fosse qualcosa di cui vergognarsi

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  2. Lo stato uccide. Ecco cosa fa. Si volge dall'altra parte e se ne infischia. Fa cadere nella disperazione, abbandona.
    C'è una tale, totale, comune "lavata di mano", da rimanerne disgustati.
    Le associazioni ci sono,ma si fa poco,perchè soldi non ce ne sono e miracoli non è da umani farne.
    Quando sento di queste tragedie,penso alla solitudine, al completo senso di abbandono che si vive. Ne so qualcosa. Nessuno sa nè vuole aiutarti. E' una "grana" che devi vederti tu,da solo. Con i tuoi mezzi.
    E se non ne hai?
    Prega.

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