lunedì 31 marzo 2014

Brundibàr

Brundibar è un'opera musicale  per ragazzi, interpretata da ragazzi. E' la storia di due fratelli che hanno bisogno di soldi per comprare  il latte per la loro mamma malata, e che grazie all'aiuto di tre animali, un passerotto, un gatto ed un cane, e di altri ragazzi, riescono a mettere insieme la cifra necessaria cantando nonostante l'ostruzionismo di Brundibar, un suonatore ambulante di organetto.


La particolarità di questa opera, proposta la settimana scorsa al Teatro Nazionale di Roma ed interpretata dall'Orchestra Giovanile e dal Coro delle Voci Bianche del Teatro dell'Opera di Roma, è che la sua prima rappresentazione avvenne nell'inverno del 1942 nell'orfanotrofio ebraico di Praga. Quando i bambini ed il personale dell'orfanotrofio furono deportati nel campo di concentramento nazista  di Terezin (o Theresienstadt), nell'ambito del programma educativo che con tutte le immaginabili difficoltà gli ebrei cercavano di portare avanti all'interno del campo, l'opera fu rappresentata il 23 settembre del 1943 ed ebbe ben 55 repliche, inclusa una rappresentazione speciale in onore di una delegazione della Croce Rossa. Delegazione a cui fu mostrata una Terezin molto diversa dalla realtà, con le baracche rimesse a nuovo ed il sovraffollamento eliminato semplicemente trasferendo  molti dei suoi occupanti a Auschwitz.

La maggior parte degli interpreti del Brundibàr di Terezin, così come il compositore dell'opera, Hans Kràsa, trovarono la morte proprio a d Auschwitz.

Non mi dilungherò in dettagli su Brundibàr e su Terezin, che ne avesse voglia potrà approfondire l'argomento grazie  a Google, voglio spendere due parole sulla rappresentazione, molto emozionante grazie alla scenografia che ricostruiva l'interno di una baracca, con i ragazzi che entrano come se fossero appena scesi da uno dei famigerati treni blindati, e che si trasforma poi  in un mondo colorato che, per il breve momento dello spettacolo, assume una dimensione giocosa.

E non posso fare  a meno di citare  questa frase, tratta dal volume "La musica a Terezin  (1941-1945" di Joza Karas, presente anche nel depliant illustrativo del teatro:

"Le ceneri di tutti gli artisti di Terezin sono disperse attorno ad Auschwitz w a Kauffering, o trasportate dalle correnti dell'Eger e dell'Elba, forse fino all'Atlantico. Tuttavia, ci parlano ancora. Ci additano le terribili conseguenze della decadenza morale; ci parlano di dignità umana e di sacralità della vita persino nella miseria più impensabile; ci parlano del coraggio dell'implacabile e indistruttibile spirito umano. E, soprattutto, attraverso le loro note di dolore e di angoscia, i compositori di Terezin ci parlano dell'eterna speranza per un domani migliore. Ma noi, riusciamo ancora ad ascoltarli?"


6 commenti:

  1. siamo ormai così lontani dal loro dolore... non credo sai

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    1. io spero di si, invece ... lo spero proprio

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  2. Ci porterei qualche negazionista... che con l'aria europea che tira.. aumentano pure...

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  3. Veramente interessante questo spettacolo!

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  4. Riusciremmo se lo volessimo. Ahimè la vita col suo tran tran ci toglie la capacità di ricordare. Alle volte siam presi così tanto da insignificanti problemi ordinari,da dimenticarci le storie di persone che avrebbero tanto volentieri voluto vivere la vita di cui spesso ci lagniamo. La speranza in un posto dove in molti l'avrebbero - e l'hanno - persa. Un insegnamento e un monito.

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