venerdì 5 dicembre 2014

666

« Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei. »  (Apocalisse 13, 16-18)


666 è, secondo l'Apocalisse, il numero della bestia, ovvero del diavolo. E questo è il post numero 666 di questo blog. Sarà un caso, così come è un caso che, per certi aspetti, una apocalisse si sia manifestata nella mia vita. Ma io ho sempre sostenuto che il caso non esiste, quindi?

Quindi vuol dire che la strada è finita, che il percorso iniziato più di 3 anni fa  è giunto al termine, e con questo post Old vi saluta. E in fondo questo Old (che è parte di me ma non è me) cominciava a starmi sulle scatole ed ad agire di testa sua, quasi fosse diventato indipendente, ed a limitare la mia creatività.

Tutto finisce, disse qualcuno, tutto ha una fine se ha un inizio. Sono stati 3 anni importanti, ricchi di scambi di opinioni e che qualche piccola emozione me l'hanno donata, e di questo ringrazio tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggermi  e di commentarmi. Non scappo, non sparisco, continuerò a leggere i vostri blog ed a commentarli, se avrò qualcosa da dire, e chissà che prima o poi non mi stufi di stare in silenzio e dia vita ad una nuova avventura (anche se questa è la terza, e tre è considerato il numero perfetto).


Un saluto a tutti e, visto che poi non ne avrei più la possibilità, Buone Feste!


FINE

mercoledì 3 dicembre 2014

Godo

Secondo voi come ci si dovrebbe comportare nei confronti di una donna che ti dice che  vuole pensare al tuo piacere, e poi quando si è al dunque tira fuori ...



... una tavoletta di (ottima) cioccolata?

Secondo me va baciata, senza se e senza ma!!!

martedì 2 dicembre 2014

Il caso non esiste

Se per caso si decide di andare a cena fuori, in uno dei migliori ristoranti di Roma.

Se poi, per motivi assolutamente contingenti, si decide di cambiare ristorante  perchè non si è nell'umore ideale per godere appieno della prevista cena gourmet ma, per non darla vinta al destino, si sceglie di andare comunque a festeggiare in un ristorante più modesto della periferia romana.

Se quando ci si siede, e mentre si sta ordinando, la porta del ristorante si apre ed entra una coppia di amici che sono proprio quelli che avreste voluto incontrare per stemperare il malumore.

Se, grazie a questo inaspettato ed improbabile (quanti ristoranti ci sono a Roma? quante probabilità ci sono che due coppie scelgano lo stesso ristorante lo stesso giorno?) evento la cena è di certo tra le più piacevoli che si ricordi.

... come si fa a pensare che sia tutto in caso?

P.S. oggi come canzone vi tocca questa, e non cercate correlazioni con il post, non ce ne sono


lunedì 1 dicembre 2014

Giornata Mondiale per la lotta contro l'AIDS

Purtroppo di AIDS se ne parla sempre troppo poco, e troppo poco si fa, in termini di prevenzione, per combatterlo. Ancora oggi in Italia ci sono diverse migliaia di nuovi sieropositivi ogni anno, ma molti sembrano non preoccuparsene. E' vero che ci sono (nei paesi più evoluti, ovvero dove le cure sono disponibili) medicine in grado di bloccare o rallentare la malattia, tanto che  la sieropositività può essere considerata quasi una malattia cronica, io stesso conosco persone sieropositive che da oltre 10 anni si curano e vivono una vita abbastanza normale. Ma i farmaci assunti, anche se molto più leggeri di quelli di 10 anni fa, degli effetti collaterali li hanno sempre, e non proprio leggeri o piacevoli.

(foto scaricata da WEB)

Insomma, la malattia esiste, non è stata ancora sconfitta, ed è bene non abbassare la guardia, mai.

P.S.: la canzone non c'entra niente con il post, ma ce l'ho in testa da qualche giorno e quindi ...




giovedì 27 novembre 2014

Intimo

Ma secondo voi, sia per l'uomo che per la donna, è meglio :

LISCIA

GASSATA


O...


martedì 25 novembre 2014

Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

C'è chi si ostina a sottovalutare il fenomeno, chi continua a deridere il termine femminicidio, ma è indubbio che ancora oggi, nel 2015, il problema della violenza sulle donne è di attualità. Secondo recenti statistiche in Italia più di 6 milioni di donne sono state vittime dio atti di  violenza, l'hanno scorso sono state uccise 180 donne, quest'anno va meglio, il conto si è fermato a 90 (per ora).

Bisogna combattere questa situazione che è prima di tutto culturale, educando i bambini che saranno gli uomini di domani.


lunedì 24 novembre 2014

Museo Storico Nazionale dell'Arte Sanitaria

A roma esistono tantissimi musei, molti famosi e frequentati, altri molto meno famosi e pochissimo frequentati, che restano a volte aperti solo grazie alla buona volontà ed alla passione di alcuni studiosi. E 'il caso di questo piccolo e particolare Museo collocato (ma si potrebbe dire anche "nascosto") in alcune sale dell'Ospedale del Santo Spirito in Sassia, sul tratto di Lungotevere tra il Vaticano e Porta Cavalleggeri.

Certo, non è un museo che vanta dipinti o sculture artistiche, ma nel suo piccolo nasconde delle chicche affascinati, come la riproduzione di una farmacia del '700 (con annesso laboratorio Alchemico e un calco della famosa Porta Ermetica di Piazza Vittorio) , un torchio del '600 utilizzato per estrarre succhi dalle erbe officinali, ex-voto di epoca romana, una ampia collezione di strumenti medici inclusa una serie di trapani (sic!) per operazioni alla testa, ecc.

Notevole è poi il colpo d'occhio che si coglie nella Sala Flajani, con un terribile campionario di deformità della fine del '600 utilizzati a scopo didattico, così come la collezione di  cere riproducenti parti del corpo umano della fine del '700, ed in particolare varie configurazioni di utero a  grandezza naturale nei differenti stati della gravidanza.

(Foto scaricata da WEB)

Insomma, non proprio un vedere per stomaci delicati, ma di certo affascinante anche se forse i reperti esposti meriterebbero un allestimento meno polveroso dell'attuale.



domenica 23 novembre 2014

Alchemy

E' difficile, se non impossibile, descrivere uno spettacolo dei Momix, il gruppo di ballerini che si muovono sulle coreografie del grande Moses Pendleton. Il loro ultimo spettacolo, di scena a Roma fino a fine mese (se riuscite, non fatevelo scappare) è come sempre geniale e riesce a raffigurare quella incredibile alchimia (da cui il titolo) che può legare gli elementi base della vita: terra, aria, acqua e fuoco. Giocando sui rispettivi colori alchemici chiave (rosso, bianco, nero ed oro) i muti  interpreti ci trasportano in un mondo magico, con movimenti sensuali ed intensi. Favoloso. Ve ne offro un assaggio




venerdì 21 novembre 2014

Inganno

Cosa succede se lui ti chiede come ti sei fatta quel livido sulla coscia?

Gli dirò la verità. Dico sempre la verità. Così non possono mai beccarti a dire una bugia.

Cosa gli dirai?

"Mi sono fatta questo livido durante un torrido amplesso con uno scrittore disoccupato in un appartamento di una casa senza ascensore a Notting Hill". Suona come uno scherzo stupido ed io conservo l'illusione di essere una donna onesta

Questo breve brano è tratta appunto da Inganno, di Philp Roth. Scrittore americano di enorme successo. Una scrittura non agevole da gustare, in questa opera ancor più esasperata dalla voluta frammentazione della narrazione che obbliga il lettore a ricostruire, ad immaginare, i pezzi mancanti del puzzle. 

Il libro, come si può evincere anche dal brano qui sopra, è soprattutto una raccolta delle conversazioni  tra due amanti adulteri, uno scrittore americano ed una donna inglese, che si svolgo prima o dopo aver fatto l'amore in un alloggio di fortuna (e la foto che appare in copertina è quantomai significativa . Piccoli frammenti a volte apparentemente quasi insignificanti, ma che nell'intero contesto assumono una loro valenza. 

Una lettura impegnativa.






mercoledì 19 novembre 2014

Uomo, donna, amicizia ...

Come ho già detto più volte, sono un fedele lettore della rubrica che la Aspesi conduce sul Venerdì di Repubblica. Nell'ultimo numero tra le lettere esaminate ce ne era una che affrontava il tema della amicizia tra uomo e donna, e che ribadiva come (secondo l'autore della lettera) questa sia possibile senza che ci siano implicazioni di tipo sessuale.

La risposta della Aspesi, che in qualche modo trovo convincente, pur non contraddicendo il lettore, è stata che secondo lei in una amicizia tra un uomo ed una donna (eterosessuali ovviamente) quello che c'è di diverso rispetto ad una amicizia tra uomo ed uomo (o tra donna e donna) è che c'è, almeno da parte di uno dei due, una componente di attrazione fisica. Attrazione che può tranquillamente rimanere a livello di intenzione, può anche essere (anzi spesso è) inconsapevole, ma esiste.

O no?


lunedì 17 novembre 2014

Love Song

Se siete di quelli che partecipano al Gay Pride ed a manifestazioni simili questo libro non vi rivelerà niente che già non sappiate, e quindi potete anche non leggerlo (anche se è una lettura piacevole)

Se siete di quelli che "Gay è anornalità" e  "La famiglia è solo quella naturale composta da un uomo ed una donna" probabilmente è inutile consigliarvene la lettura, lo abbandonereste dopo le prime pagine, ammesso che abbiate il coraggio di compralo senza la paura di restare contagiati.

Ma se siete di  quelli, la maggior parte degli italiani, che non ha le idee chiare, che dicono "io non ho niente contro gli omosessuali, anzi, è giusto che siano come noi, ed infatti non sono mica discriminati" oppure "io ho tanti amici gay, ma nessuno di loro  vuole sposarsi, quindi non capisco proprio tutto questo rumore per ottenere i matrimoni omosessuali", allora questo libro può aiutarvi a farvi qualche domanda in più e può suggerirvi qualche risposta.



Federico Novaro è uno dei due uomini che sono saliti sul palco del Festival di Sanremo nel 2013 per raccontare, solo con dei cartelli, la loro storia d'amore. Il libro non è semplicemente il racconto della loro storia, ma contiene una serie di considerazioni molto interessanti. Nonostante sia una via di mezzo tra un diario ed un saggio, si legge in maniera piacevole e, come ho scritto sopra, può aiutare a capire qualcosa in più sulle motivazioni del movimento LGBT.

venerdì 14 novembre 2014

Spese pazze

Dopo le mutande (in verde di ordinanza) infilate nei rimborsi del consiglio regionale piemontese, fa notizia il rimborso chiesto (ed ottenuto) da un consigliere regionale dell'Emilia Romagna per un sex-toy, ovvero un vibratore, acquistato in un sexy shop di Reggio Emilia. Per di più, errore su errore (ci sono dei consiglieri che ne fanno a iosa, evidentemente). Il rimborso sarebbe stato chiesto ed ottenuto due volte, una allegando lo scontrino fiscale e l'altra la ricevuta del pagamento fatto con il bancomat (e qui è evidente che anche chi dove controllare si deve essere distratto un attimo). Insomma, è proprio vero che il più pulito ha la rogna, come diceva mia nonna?

A proposito, visto che quando ho parlato di Eva i miei lettori sono tutti caduti dal pero, spero che questo video (benchè in inglese) aiuti a far capire. Buona visione


giovedì 13 novembre 2014

Tempesta

Cammino per le strade del porto, deserte in questa gelida alba invernale. Il vento pare voglia tagliarmi via il viso a pezzettini, abbasso il capo coperto dal cappuccio della giacca a vento e procedo.

Arrivo sul molo, contro il quale le onde  si infrangono spargendo spruzzi di acqua ghiacciata e riempiendo l'aria di un odore salmastro. Guardo il cielo turbolento che lentamente sta rischiarando, senza rendere meno minacciose le nuvole che il vento trascina rapidamente sopra la mia testa.

Pioverà, tra poco pioverà, lo sento dall'aria, aria di tempesta,  lo confermano i gabbiani che volano sempre più bassi sul mare.

Mai come in questo momento le condizioni climatiche somigliano al mio stato d'animo. Guardo le acque, minacciose ma affascinanti, forse lì sotto, in fondo al mare, tutto è tranquillo e le intemperie non fanno sentire la loro voce. Forse anche io vi troverei tranquillità. Forse ...

Non cado in tentazione, torno sui miei passi e mi allontano da quegli ipnotici gorghi, per cercare un angolo dove trovar riparo in attesa che tutto passi. Perché tutto passa, e domani il sole splenderà di nuovo, anche dentro di me.    

mercoledì 12 novembre 2014

lunedì 10 novembre 2014

Pianificazione

Dunque, è tutto a posto, il cellulare è spento, il telefono di casa staccato. In frigo alcune bottiglie "giuste" e anche un po' di viveri sfiziosi. Il televisore è già acceso ed il DVD è caricato, quindi per una volta posso chiudere la porta in faccia al mondo e rilassarmi regalandomi un intero pomeriggio tutto per me.

Però ... perché di questo cuscino non fanno anche la versione per maschietti?

(foto scaricata da WEB)

venerdì 7 novembre 2014

Acrobazie

Lasciando il tendone dove avevano assistito a numeri di alta acrobazia, Andrea e Gianna tornarono a casa ancora con in mente le immagini di corpi che assumevano posizioni incredibili. Così dopo cena fu inevitabile parlane ancora
 
"Certo che ci vuole un fisico mostruoso per fare quelle cose, e poi con quel sorriso sulle labbra che fa sembrare il tutto una mera passeggiata" dice Gianna
 
"Già. Per esempio hai presente quella coppia? Non ho mai visto niente di simile. Ti immagini cosa combinano quando fanno l'amore? Altro che Kamasutra" aggiunge Andrea
 
E Gianna,  sorridendo: "Sei incredibile, pensi sempre ad una cosa. Ed io che speravo avessi ammirato la componente artistica"
 
"Che ci vuoi fare? Però, io credo che potremmo trarre ispirazione per ..."
 
"Per cosa?" esclama lei con tono preoccupato

Senza proferir verbo Andrea si  avvicina a Gianna, la abbraccia e comincia a baciarla con passione, e così prima il divano, poi il letto, diventano il loro palcoscenico privato per varie posizioni che non sarò qui a descrivere. Poi, mentre i due si rilassano teneramente abbracciati, Andrea solleva la testa, guarda negli occhi Gianna e le dice:
 
"Non ti ho detto che ispirazione avevo avuto"
 
Lei di rimando, con sguardo interrogativo ed un sorriso malizioso: "Come sarebbe a dire? Eppure mi sei sembrato abbastanza ispirato, poco fa"  
 
"No, no, dobbiamo provare una cosa, dai, scendi dal letto"
 
Una volta in piedi, nudi, Andrea prende l'iniziativa
 
"Ora, vedi, devi metterti di fronte al letto, mettere le mani sulla testa e piegarti in avanti, in modo da appoggiare la testa sul materasso, capito?"
 
"Si" risponde lei con voce incerta mentre cerca di seguire le sue indicazioni "ma cosa vuoi fare?"
 
"Non ti preoccupare, tu stai ferma ed allarga le gambe"
 
Detto ciò. Andrea si accovaccia fino a trovarsi con le spalle sotto le cosce di Gianna ed il viso ... bè ... dietro al suo lato B. Poi lentamente si alza, sollevando il bacino della ragazza che a questo punto si ritrova con il tronco in verticale, la testa puntellata contro il letto, le cosce poggiate sulle spalle del ragazzo. Che le afferra  con le mani le spalle e, tenendola ben salda, la stacca dal letto, lasciandola a testa in giù. Posizione un po' scomoda, ma sicuramente adatta a certe particolari effusioni, che non senza difficoltà i due si scambiano.
 
Poi, con la stessa cautela iniziale, Andrea riporta Gianna verso il letto e la lascia scivolare di nuovo sul materasso.
 
"Mamma che fatica" dice lui
 
"Faticoso ma interessante, non lo avevo mai fatto a testa in giù" replica lei ridendo "La prossima volta però prima prepariamo la videocamera, voglio proprio vedere che effetto facciamo visti da fuori: erotico, atletico o semplicemente comico?"

lunedì 3 novembre 2014

Quidam

Il Cirque du Soleil è la dimostrazione di come si possa fare spettacolo circense di alto, altissimo livello, senza utilizzare animali più o meno selvaggi. Assistere ad uno loro spettacolo dal vivo è una esperienza bellissima per piccoli e, soprattutto, per grandi che siano capaci di emozionarsi.
 
Da alcuni anni, finalmente, anche l'Italia è entrata nel circuito del Cirque du Soleil, per cui è stato possibile ammirare Alegria e Saltimbanco (prima che li dismettessero), Dralion ed ora Quidam.


Una delle cose che colpiscono di più, in uno spettacolo di questo tipo, è la coralità. Non una sequenza di numeri, più o meno affascinanti, slegati tra di loro, ma quasi un continuum in cui i vari artisti si succedono senza soluzione di continuità, fino a terminare la loro prestazione e farti accorgere che due ore sono volate in un baleno. Tra i vari numeri è difficile scegliere il più affascinate, io sono incerto tra la fisicità del duo (uomo e donna) che hanno fatto acrobazie da terra, la freneticità dei saltatori di corda (e se pensate di saper saltare con la corda non lo guardate perché non avrete più il coraggio di farlo) o la eleganza degli acrobati sulla corda. E Quidam non è certo uno degli spettacoli più affascinati, avendo quasi 20 anni (è stato messo in scena nel 1996) né quello più colorato (in effetti i costumi non hanno particolari caratterizzazioni), ma è comunque molto valido.
 
E adesso avanti il prossimo, visto che ci sono una ventina di spettacoli diversi attualmente rappresentati nel mondo sotto lo stesso marchio

venerdì 31 ottobre 2014

Il Ministro degli Esteri

... deve essere una persona competente, che sa di politica estera, che conosce la complessa e (troppo) complicata macchina ministeriale. Si parlava dell'attuale viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, sicuramente competente ma che avrebbe sbilanciato le quote rosa cui tiene molto Renzi.  Diverse le candidature femminili, da Elisabetta Belloni (nomina interna al Ministero che coniugherebbe competenza e conoscenza della macchina ministeriale) a Marina Sereni, attuale vicepresidente della Camera (candidatura non proprio convincente perché troppo politica). C'è anche Lia Quartapelle, ricercatrice Ispi, che forse un po' di politica estera ne capisce, ma di "politica italiana" molto meno, con i suoi 32 anni.
 
Il ministro degli Esteri dovrebbe essere una persona competente. A meno che ...  

giovedì 30 ottobre 2014

I due volti di Gennaio

Non è un periodo felice per le mie frequentazioni cinefile, lo conferma questo film appena uscito nelle sale, che pure è la trasposizione di un libro di Patricia Highsmith, si avvale di un buon cast su cui primeggi Viggo Mortensen e ricostruisce molto bene l'aria dei primi anni '60 in Grecia. Ma tutto questo non basta: la trama dopo un buon inizio vira su aspetti psicologici che però non vengono abbastanza approfonditi e delineati, il comportamento del protagonista è illogico e poco credibile, l'ultima mezz'ora la ricordo solo per le stupende inquadrature del Gran Bazar di Istanbul e delle moschee viste dal ponte sul Bosforo che fanno venir voglia di tornare a visitarla..

 
Il finale è anche deludentemente scontato , e lascia ampiamente insoddisfatti. In breve, un altro film da andare a vedere solo con poche aspettative, se non si ha nient'altro di meglio da fare   

mercoledì 29 ottobre 2014

L'auditorium di Mecenate

Il turista curioso che da Santa Maria Maggiore si incamminasse sulla via Merulana per raggiungere San Giovanni in Laterano, incrocerebbe all'altezza del Teatro Brancaccio uno spiazzo, largo Leopardi (su cui si affacciano anche le vetrine di Panella, ma se siete perennemente a dieta come me evitate di avvicinarvici, le fragranze che ne fuoriescono sono estremamente dannose ... per la linea), al centro del quale, protetto da una cancellata, si erge una piccola costruzione all'apparenza abbastanza anonima.  

(foto scaricata da WEB)
 
Un esame più attento farebbe però scoprire che questa costruzione è integrata ad un tratto di mura serviane (la prima cinta muraria di Roma, VI secolo a.C.) e che è essa stessa di età romana. Se si ha la fortuna di poter superare il cancello e scendere per il corridoio normalmente nascosto da una normale porta in legno, si può arrivare in una ampio ambiente semi-ipogeo noto come Auditorium di Mecenate. 

(foto scaricata da WEB)
 
Nonostante le precarie condizioni in cui si trova, il monumento ha un suo indubbio fascino. Fu scoperto alla fine del 1800, durante i lavori per la costruzione del quartiere Esquilino (destinato ad ospitare i dipendenti pubblici della appena nominata capitale d'Italia), e frettolosamente definito auditorium a causa della piccola struttura semicircolare (quella che si vede in fondo alla foto), troppo piccola in realtà, rispetto al resto della sala, per essere una tribuna, e che invece è molto probabilmente ciò che resta di una fontana a cascata che arricchiva e rinfrescava un ninfeo. Mentre l'era della costruzione originaria (30 a.c.) e la sua collocazione nella zona degli Horti Maecenatis rendono logico immaginare che la struttura fosse parte della Villa che Mecenate possedeva  sull'Esquilino.
 
I pochi resti dei raffinati affreschi presenti (ricordano quelli della Villa di Livia che si possono ammirare a Palazzo Massimo)  sono sufficienti a dare una idea della ricchezza dell'ambiente, dove si può immaginare che il proprietario ed i suoi illustri ospiti cercassero ristoro nelle calde giornate estive. Qui e là si possono osservare anche resti di un pregevole pavimento a mosaico con tessere bianche e nere piccolissime,  a sua volta ricoperto dopo pochi anni da una altrettanto costosa pavimentazione in marmo. E con un po' di fantasia, si può immaginare di tornare indietro di 2000 anni, e pensare di trovarsi in compagnia degli intellettuali e dei poeti di cui Mecenate si circondava, e perfino di Augusto, di cui fu amico e consigliere fidato.

martedì 28 ottobre 2014

Doccia o bagno

In casa ho una bella vasca da bagno, l'avrò usata come tale forse 5 volte negli ultimi 5 ann,i e se non fosse costoso farlo la leverei volentieri sostituendola con un piatto doccia, per recuperare un po' di spazio. Oggi fare il bagno è un lusso che difficilmente ci si può permettere, oltre ad essere antiecologico, visto che la quantità di acqua che si utilizza per fare un bagno è  più del doppio di quella che si utilizza per una doccia (poi ovviamente dipende da quanto la si fa lunga, la doccia).

Il vero problema è che un bagno richiede tempo per riempire di acqua bollente la vasca, e poi tempo per godere delle carezze dell'acqua calda, senza dimenticare che alla fine, quando ci si decide ad uscire, si fa comunque un po' di doccia per levar via i residui del sapone.

(Foto scaricata da WEB)

Insomma, con i ritmi di vita attuali, la doccia è la soluzione più veloce ed efficiente. Oddio, veloce ... se la si fa da soli!

lunedì 27 ottobre 2014

Il pranzo della domenica

Una tipica trattoria romana affollata in una calda domenica di autunno. Ad un tavolo accostato ad una parete siede una coppia. Facciamoci prendere dalla curiosità ed avviciniamoci, non visti, ai due per osservarli meglio e cogliere brani della loro conversazione.

Lei (sorridendo): " Ma lo sai che sei proprio un pervertito?"
Lui: "Lo hai scoperto solo ora?"
Lei: "No, lo sapevo, ma ho accettato lo stesso l'invito perché siamo in un luogo pubblico"
Lui: "Credi che questo potrebbe fermarmi?"
Lei: "Come minimo ti frena un po'"
Lui (con uno sguardo sornione): "Dici?" e muove il piede sotto il tavolo
Lei : "Ma ... non ci posso credere, mi stai facendo piedino?"
Lui (serissimo): "Si, ma posso fare anche di meglio"
Lei: "Di meglio? Ma dai ...
 
Lui con tranquillità armeggia con la mano sotto al tavolo, si toglie la scarpa, poi si rimette comodamente seduto e, senza dire una parola, comincia ad accarezzare la gamba di lei con il piede nudo, risalendo sulle cosce, infilandosi sotto la sua gonna, fino a raggiungere il suo monte di venere. Poi dice: " Questo per esempio"

Lei sorride, è lusingata e questo gioco erotico  misto a corteggiamento la attrae, in fondo è una delle cose che apprezza di lui. Sposta il bacino in avanti e si offre a quelle strane ed inaspettate carezze. Dopo un lungo periodo si riprende ed esclama " E se volessi farlo anche io"

Lui: "E chi te lo impedisce?"
Lei: "Ho le Clark"
Lui: "Una Clark non può fermare una donna. Allunga il piede  e te la sfilo"
 
Lei allunga il piede sotto al tavolo, fino ad appoggiare la scarpa sul bordo della sedia di lui, coperta dalla lunga tovaglia. Lui infila le mani sotto la tovaglia, scioglie il nodo e sfila la scarpa, facendola scivolare lentamente sul pavimento. Ora è il piede di lei che delicatamente si insinua tra le cosce di lui, ricambiando le precedenti carezze.

Lui: "Lo avevi mai fatto?"
Lei: "No, e mai avrai pensato di farlo. Sei proprio un pervertito, lo confermo"
Lui: "Posso fare anche di più"
Lei (curiosa ma anche un po' preoccupata): "In che senso"
Lui: "In questo" e preso il piede tra le sue mani comincia ad accarezzarlo
Lei (divertita): " Guarda che ci vedono" ma non ritira il piede
Lui (tranquillo): "Guarda che nessuno ci sta osservando, non siamo il centro dell'universo. E poi ho appena iniziato"
Lei (un po' perplessa): "Cioè
Lui: "Che oltre ad accarezzartelo posso anche baciartelo"
Lei: "Non osare neanche pensarci"
 
Troppo tardi! Tenendo saldamente il piede di lei tra le mani, lui si alza, e si gira, così da coprire la vista del tavolo col il suo corpo, si abbassa come se cercasse qualcosa per terra e bacia il piede più volte. Poi raccoglie la scarpa, si siede, infila nuovamente la Clark nel piede di lei, le rifà il nodo sempre con le mani sotto la tovaglia, poi si abbandona sullo schienale della con aria appagata e soddisfatta.

venerdì 24 ottobre 2014

Pasolini

Abel Ferrara è un regista di successo, ma su Pasolini secondo me ha fatto un brutto film. La cosa che più colpisce per tutta la durata della proiezione è la somiglianza fisica tra  William Defoe e Pasolini, ma oltre a questo c'è poco altro, Il film narra gli ultimi giorni della vita del regista e scrittore giocando su due piani diversi, in uno (la vita reale)  si pone in particolare l'accento sulle sue frequentazioni dei cosiddetti "ragazzi di vita", sull'altro si ripercorre la trama di un film che Pasolini non ha fatto in tempo a girare su un uomo (Epifanio) che cerca la cometa che lo porterà in paradiso.


Forse si voleva fare un parallelismo tra i due percorsi, che finis.ono entrambi molto male, ma tra le due storie non c'è un legame esplicito, non si complementano affatto, e lasciano perplesse. Anche le ultime ore vengono descritte anche troppo in dettaglio, senza evidenziare i dubbi che tutt'ora persistono sul vero modo in cui Pasolini fu assassinato, nella notte tra il 1 ed il 2 Novembre 1975. Insomma, non un gran film ma con un ottimo protagonista-

martedì 21 ottobre 2014

Relazioni

Prendo spunto da uno scambio di opinioni avvenuto giorni fa su Fb, per affrontare il tema delle relazioni e fare il mio (ennesimo) coming out. Tutto nasce da una immagine che un paio di miei contatti hanno condiviso e che riporto qui sotto


Ora, io capisco il senso del messaggio: ma come, risvegli in me determinati sentimenti, e poi mi dici "guarda che io non sono disponibile"? Però ...

1)  Lo stesso discorso si può applicare anche alle donne

2) La affermazione può essere condivisibile solo se uno volontariamente va a toccare certi punti con l'obiettivo di risvegliare dei sentimenti pur non volendoli ricambiare

3) Certe cose semplicemente ... capitano

E allora direi,piuttosto che, partendo da una assunzione di buona fede, se una (o uno, perchè appunto il discorso vale per tutti) si sente particolarmente esposta e fragile,  è bene che non frequenti nessuno. Perchè certi sentimenti possono essere risvegliati da uno sguardo, da una parola, da un  gesto, senza che lui ne abbia nessuna intenzione. Ed a questo punto faccio coming out: a me è capitato (in tempi lontani) di risvegliare l'amore in una donna che non avevo intenzione di amare (ma amare è una intenzione? megliod ire: che non amavo),così' come a me è capitato di amare una donna che invece,pur stando bene con me,  non aveva nessuna intenzione di amarmi.

In questi casi solo due scelte sono possibili (ma non vi dirò mica quella che ho fatto io): vivere comunque un rapporto sbilanciato, ben sapendo che l'amore non sarà mai corrisposto e "accontentandosi"  di quel po' di affetto che si può ricevere in cambio (ammesso che se ne possa ricevere) o , con rimpianto, voltare pagina e guardare avanti

lunedì 13 ottobre 2014

Considerazioni

Più di una settimana di silenzio  dall'ultimo post, e non perchè cose da raccontare non ne abbia avuto. Quello che mi manca, attualmente,è il tempo.Poi forse è scemata un po' anche la voglia, così la priorità del blog è diminuita.

In effetti Old comincia a starmi un po' stretto, con tutti i suoli limiti. E così ne infrango uno, quello di parlare sempre e solo di me cercando di oscurare le persone che mi sono vicine (quelle che invece mi accompagnano in molte delle cose che racconto, o me le ispirano). Venerdì scorso è finito un bel percorso, e come spesso accade (per fortuna) nella vita, la fine di un percorso è un punto di arrivo,ma anche quello di partenza per un nuovo percorso. E non posso che essere felice per aver assistito a quel momento e di esserne stato, sia pur  in minima parte, artefice io stesso avendo dato una mano quando ce ne è stato bisogno.  (E se pensate che sia stato criptico ... bè, è vero, sempre Old rimango!)

mercoledì 1 ottobre 2014

I miei errori necessari

Avevo 17 anni quando, nella 4 C (la mia classe) del liceo scientifico Einstein, arrivò Claudia. Non appena la vidi, il primo giorno di scuola, ne rimasi completamente folgorato: lunghi capelli castani, occhi verdi, un viso angelico, un sorriso capace di illuminare la più tetra giornata autunnale. Milanese, appena trasferitasi al seguito del padre, ufficiale dell’esercito, Claudia si dimostrò subito un passo avanti rispetto a noi nello studio, primeggiando in tutte le materie senza per questo generare nessuna invidia tra i nuovi compagni, ma solo ammirazione.

Avevo 17 anni e, assolutamente imbranato con le ragazze, non sapevo come fare per cercare di farmi notare da lei, e magari diventare suo amico, anzi qualcosa di più di un amico. Anche perché non ero il solo. Praticamente tutti i ragazzi della classe, ed anche alcuni delle altre quarte e quinte, facevano a gara per mettersi in mostra e suscitare in lei un qualche interesse, ma senza riuscire ad andare oltre una conoscenza superficiale.

Così all’improvviso cominciai ad andar emale in matematica, materia in cui me l’ero sempre cavata decentemente. Commettevo errori grossolani ad ogni esercitazione in classe, ed anche al primo compito in classe, sforzandomi di dimenticare anche le regole più elementari e che conoscevo bene. Il professore di matematica organizzava spesso gruppi di lavoro in classe, mettendo insieme alunni di diverso profitto nella speranza che i migliori agissero da stimolo per i meno bravi, e così andò a finire che sempre più spesso io venni assegnato al gruppo della più brava, cioè Claudia. E quelle ore passate fianco a fianco con lei per me erano così belle che mi veniva ancor più facile distrarmi e sbagliare, in modo che Claudia dedicasse a me, più che ad altri, le sue attenzioni.

Ma anche così, non riuscivo a fare nessun passo concreto nella direzione che mi ero prefisso, non riuscivo ad aprire nessuno spiraglio verso il suo cuore, non stavo ottenendo niente se non un’altra materia da riparare a settembre.

Infine, presi il coraggio a due mani, ed una sera, su un intonso foglio protocollo, comincia a scrivere quello che sentivo, i miei sentimenti, le mie paure, le mie speranze, i miei desideri e del mio innamoramento per Claudia. Scrissi pensieri che forse neanche sapevo bene di avere dentro di me, mettendomi completamente a nudo come mai avrei pensato di riuscire a fare. Infilai il foglio nel libro di matematica ed il giorno dopo, alla fine della ennesima esercitazione, presi "distrattamente" il libro di Claudia e le lasciai il mio. Poi andai a casa.

Quando tornai a scuola, la mattina dopo, Claudia mi venne incontro e, con aria indifferente mi disse che ci eravamo scambiati i libri, mi restituì il mio e riprese il suo, poi andò tranquillamente al suo posto senza aggiungere altro. Io sfogliai febbrilmente il mio libro, ma quel foglio non c’era più. Le ore di scuola quel giorno furono lunghissime, e Claudia si comportò come se niente fosse. Quando finalmente suonò l’ultima campanella, e mi stavo avviando mogiamente verso casa, consapevole che il mio tentativo era miseramente fallito, mi sentii chiamare. Era Claudia che veniva nella mia direzione:

“Posso accompagnarti per un po’?”  mi chiese

“Certo!”  Risposi io, preoccupato e speranzoso allo stesso tempo

Camminammo in silenzio per un cinque minuti, poi lei mi guardò, mi sorrise, tirò fuori dalla borsa un foglio di carta ripiegato e mi disse

“Ho trovato questo nel tuo libro. Non avrei dovuto leggerlo, credo, ma la curiosità è stata più forte”

Io arrossi e non riuscii a dire niente. Lei continuò a parlare, e ancora dopo 30 anni, continua a parlarmi, ed io ad ascoltarla come quel giorno

martedì 30 settembre 2014

Difetti di vista

Quei pochi che hanno avuto la (s)ventura di conoscermi, sanno che sono una persona normale, di una certa età, con pochi capelli, insomma, un classico XXantenne.

Ora, se una donna mi dice (come è capitato tempo fa) che mi trova sexy, addirittura bello, ed aggiunge altri complimenti di questo tipo, i casi sono tre:

A) mi sta prendendo in giro (e non mi sembrava)
B) ha fumato o sniffato qualcosa di veramente buono (e allora mi dovrebbe almeno dire cosa, che può sempre essere utile)
C) ha bisogno di un oculista, ma uno veramente in gamba!

Io propenderei per la ipotesi C), e voi?

venerdì 26 settembre 2014

Lasse Braun

E' un signore di quasi 80 anni, ben portati, figlio di un diplomatico italiano (secondo Wikipedia il suo vero nome è Alberto Ferro) che ho conosciuto tempo fa ad una presentazione della sua autobiografia. Il suo nome non dirà assolutamente niente, ma è stato a lungo noto, in certi ambienti,come il Re del Porno, molto attivo tra gli anni '60 e '70 in quel campo come regista, sceneggiatore e, se capitava, anche attore.

A leggere la sua autobiografia si viene trasportati in una epoca neppure tanto lontana ma di cui io avevo solo letto vaghe testimonianze, pur facendo la tara alle parti più autocelebrative. Personaggio poliedrico, ebbe il suo momento di massima notorietà quando un suo film, French Blue, venne presentato al Festival di Cannes nel 1974, con grande scandalo.


Non vi invito a cercare i suoi capolavori (anche se io ne ho visto alcuni spezzoni e devo ammettere che alcuni erano, nel loro genere, geniali e divertenti), tra l'altro credo siano difficile da reperire (e poi non vorrei incentivare le tendenze voyeristiche dei miei lettori), ma se siete curiosi potete vedere qui sotto il cartone animato che accompagnava i titoli di testa proprio di French Blue. Buona (eventuale) visione. N.B. la visione è per soli adulti, poi non dite che non vi avevo avvisato!




mercoledì 24 settembre 2014

E' successo

... e ci sono rimasto veramente male. Ho perso il controllo di me stesso. Tempo fa avevo scritto che io sono sempre razionale, anche quando decido, razionalmente, di avere comportamenti irrazionali. Analogamente, mi picco di avere sempre il controllo di me stesso, e di lasciarmi andare (ovvero perdere il controllo) solo se decido di farlo.

Ed invece l'altro giorno, e non ero neppure da solo, ho perso totalmente il controllo di me stesso. Certo, poi per fortuna sono riuscito a rimediare, ma resta il fatto che si è aperta una crepa nella mia sicurezza, sarà l'età?

martedì 23 settembre 2014

Riletture

A voi capita mai di riprendere in mano un libro, dopo tanto tempo, per rileggerlo, o rileggere un brano che vi è particolarmente piaciuto? 

A me si, ed è incredibile come a volte (ma purtroppo solo a volte) quel libro o quel brano sappiano darci esattamente le stesse sensazioni. altre volte invece il tutto ci rimane estraneo, come se il libro non fosse più lo stesso. Mentre in realtà siamo noi che siamo cambiati, a volte anche troppo!

mercoledì 17 settembre 2014

Stravaganze stilistiche?

La nazionale di ciclismo femminile della Colombia!

(foto scaricata da WEB)

Ti preparo qualcosa

Scena: interno giorno, un normale appartamento romano 
Situazione: un tipo (io) ha appena aiutato una amica con alcune attività che tipicamente vengono definite "da uomo di casa", le cose sono andate per le lunghe e l'ora di pranzo è già passata. 

Lei: se ti va rimani, ti preparo qualcosa da mangiare 

Io (titubante, anche perchè consapevole della scarsa familiarità dell'amica con i fornelli, ma con lo stomaco in continuo brontolio): Bè ... se proprio non disturbo 

Lei: ma che dici, nessun disturbo, faccio in un attimo!  

Ora, è vero che non si può organizzare un banchetto luculliano all'ultimo minuto, e che si può non essere molto preparati, ma uno spaghetto aglio e olio (per esempio) ci vuol poco a farlo. 

Il suddetto "ti preparo qualcosa" era invece proprio letterale, abbiamo pranzato (se così si può dire) dividendoci una vaschetta di insalata confezionata ed una mezza confezione (aperta credo la sera prima) di bresaola senza neanche, che so, un po' di olio e limone per stemperare il sapore della carne o, lo so di esagerare, delle scaglie di parmigiano. 

 Secondo voi avrei dovuto capire in anticipo che quel "se ti va rimani" non era un invito, ma una minaccia?

martedì 16 settembre 2014

Troppu trafficu ppi nenti

A chi potrebbe mai venire in mente di tradurre in dialetto messinese una commedia di Shakespeare, se non ad Andrea Camilleri (con l'aiuto di Giuseppe Dipasquale)? Ed infatti tra le mani mi è capitato questo interessante opera, piacevole da leggere (anche se a volte un po' ostica, ma per fortuna c'è anche il testo italiano a supporto), che per me ha avuto tre pregi.


Il primo è di avermi fatto  far conoscere una commedia di cui conoscevo benissimo il titolo (Much ado for nothing ... molto rumore per nulla, frase entrata nell'uso comune) ma niente affatto la trama. Trama  molto semplice ma con personaggi molto interessanti

Il secondo è di avermi fatto conoscere Michele Agnolo Florio, frate toscano convertitosi al protestantesimo che trovò rifugio in Inghilterra e lì ebbe, nel 1553,  un figlio di nome Giovanni. Che c'entra questo con Shakespeare? C'entra! E' noto che ci sono molti dubbi sul fatto che Shakespeare sia stato il vero autore delle opere a lui attribuite, e sia invece stato  il prestanome di qualcun'altro, da Francis Bacon a Christopher Marlowe. Tra le varie teorie c'è quella, corroborata dalla profonda conoscenza dell'Italia che trapela in diverse sue opere (in Italia, oltre che a Molto Rumore per niente, sono ambientate Il mercante di Venezia, Romeo e Giulietta e l'Otello), che indica in Michele Agnolo Florio (la cui madre si chiamava Scrollalanza ... Shake-scrolla Speare-lancia ... un caso?) ed in suo figlio Giovanni (colto studioso, traduttore di  Montaigne ed autore del primo dizionario italiano-inglese)  i principali autori delle opere, con la eventuale collaborazione del grande bardo. Ipotesi suggestiva da cui Camilleri è partito, anche perchè pare che un'opera con questo titolo, andata perduta, fosse stata pubblicata presso i Fratelli Spina di Messina nel 1579 (ben prima di Shakespeare). Si noti che Michele Agnolo Florio, frate convertito al calvinismo, sarebbe fuggito dallo stato pontificio a metà del 1500 per trovare rifugio, dopo vari soggiorni nell'italia del nord, inclusa Venezia (Otello, Il Mercante di Venezia), in inghilterra, presso dei parenti della madre.

Il terzo è di avermi spinto ad assistere alla rappresentazione di questa commedia, questa estate, presso il Globe Theatre di Roma. Una messa in scena veramente coinvolgente con attori giovani ed in gamba e delle contaminazioni musicali veramente gradevoli. Secondo me l'anno prossimo lo rimettono in scena; nel caso, cercate di non perderlo.

venerdì 12 settembre 2014

Personale

Sono troppo assente dalla blogsfera, e non perchè io abbia esaurito la mia vena di scrittore/grafomane (non ancora almeno), ma perchè il tempo è veramente tiranno, tra lavoro ed altri impegni, e la sera arrivo così stanco che non riesco a mettermi di nuovo davanti al PC. 

Passerà, ovviamente, tutto passa, nel frattempo vi regalo una poesia che ho trovato in giro, della poetessa tedesca Elli Michler:

Io ti auguro del tempo

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e per il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo  perchè te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo all'orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle,
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare
non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro Tempo, tempo per la vita.


(Testo Originale)

Ich wünsche dir Zeit

Ich wünsche dir nicht alle möglichen Gaben.
Ich wünsche dir nur, was die meisten nicht haben:
Ich wünsche dir Zeit, dich zu freun und zu lachen,
und wenn du sie nützt, kannst du etwas draus machen.

Ich wünsche dir Zeit für dein Tun und dein Denken,
nicht nur für dich selbst, sondern auch zum Verschenken.
Ich wünsche dir Zeit – nicht zum Hasten und Rennen,
sondern die Zeit zum Zufriedenseinkönnen.

Ich wünsche dir Zeit – nicht nur so zum Vertreiben.
Ich wünsche, sie möge dir übrig bleiben
als Zeit für das Staunen und Zeit für Vertraun,
anstatt nach der Zeit auf der Uhr nur zu schaun.

Ich wünsche dir Zeit, nach den Sternen zu greifen,
und Zeit, um zu wachsen, das heißt, um zu reifen.
Ich wünsche dir Zeit, neu zu hoffen, zu lieben.
Es hat keinen Sinn, diese Zeit zu verschieben.

Ich wünsche dir Zeit, zu dir selber zu finden,
jeden Tag, jede Stunde als Glück zu empfinden.
Ich wünsche dir Zeit, auch um Schuld zu vergeben.
Ich wünsche dir: Zeit zu haben zum Leben ! 

lunedì 8 settembre 2014

I Fagioli Salterini

"Oh ... che carini" dice lei guardando quei semini che si muovono inspiegabilmente di moto proprio

Lui prende in mano una delle scatolette trasparenti contenenti quegli strani semi e le spiega:"Sono fagioli salterini e provengono dal Messico. Secondo una leggenda proprio lì esisteva una stupenda  valle incantata dove gli uomini e le fate vivevano  in pace. Ma poi gli uomini cacciarono le fate, che si nascosero dentro le piccole bacche di una pianta, e sono loro che ora  si agitano, preparandosi ad uscire. E se un umano riesce a cogliere l'attimo in cui una fata esce fuori e spicca il volo, potrà esprimere un desiderio che verrà esaudito"

(foto scaricata da WEB)

"Che bello" risponde lei "me ne compri una scatolina? dai ..."

"Certo" fa lui " eccola, è tutta tua, cosa ci farai?"

"La metterò sul mio comodino, aperta, nella speranza di vedere una di queste fate" conclude lei

Lui la osserva con il suo solito sorriso sornione, poi le dice "Però ... quella che ti ho raccontato è una leggenda, la verità è leggermente diversa. In questi piccolo baccelli si annidano dei piccoli bruchini che si nutrono della loro polpa senza intaccare le pareti esterne. E sono loro che, agitandosi al loro interno, creano i movimenti. Dopo alcune settimane il bruco sarà diventato una farfalla e volerà via. Vuoi davvero dormire con sul comodino dei bruchini agitati?"

Lei guarda ora con disgusto la agognata scatoletta, la deposita per terra ben lontana da lei e se ne va disillusa mormorando un netto "No!"

(foto scaricata dal WEB)

venerdì 5 settembre 2014

Mia madre, santa donna!

Venerdì. Un giorno come un altro. Mia madre, santa donna,diceva sempre “né di Venere né di Marte!”.

Sfoglio il quotidiano. Poggio i piedi sulla scrivania. Oggi,di lavorare non ho voglia. Nella testa ho solo un concentrato di pensieri come non ne ho mai avuti. Non ricordo la mia mente ne abbia partoriti di così tanti dopo un semplice “certo”. Incredibile,quanto una parolina insignificante “certo” seguita da una altrettanto piccola parolina “volentieri”, possa scatenare pensieri.

E mi viene in mente la mamma. Santa donna. Mi chiedo se anche ad altri, in questi momenti, viene in mente la mamma.

Guardo le scarpe poggiate a terra, allineate perpendicolarmente alla sedia. I piedi sulla scrivania e i calzini. Si direbbe siano da cambiare. Erano di un grigio più scuro una volta. Maria deve aver sbagliato candeggio.

Candeggio. Mia madre diceva sempre “vado a candeggiare”, canotte di mio padre alla mano. Santa donna. Se vedesse i miei piedi sulla scrivania.

Sbuffo,chiudo gli occhi e la vedo. Il sorriso di quel “certo,volentieri”. La fossetta al lato della bocca. Bocca. Labbra. Occhi. I suoi occhi. Guerre, morti, morti ammazzati, incidenti,politici mangioni. Nulla di nuovo neppure oggi. Leggo sul trafiletto “cuoco a domicilio”. Mi segno il numero. Mia madre, santa donna, direbbe che sarebbe uno spreco. “Uno col talento come il tuo, riesce in qualunque cosa si applichi”. Santa donna. Chissà che penserebbe se sapesse che non so lessare neppure un uovo. 

Eppure, è stata proprio lei, santa donna, a viziarmi, con le sue ciambelle la mattina, gli spaghetti sguazzanti nel sugo a mezzogiorno, la carne di cavallo a cena e il bicchiere di latte prima d’andare a dormire. Mai ch’avessi alzato un dito. “Roba da donna” Diceva “Roba da mamma.” “Tu” battendosi l’indice sulla tempia destra “ lavora con questo e vedrai! Vedrai!”. Ed è con quello che lavoro. Da vent’anni. Le mie mani si direbbero affusolate, lisce, mani d’uomo che non saprebbe neppure rimestare la sabbietta in una cassettina di feng shui. Le unghie cortissime. La pelle leggermente abbronzata. Rimetto su le scarpe. Devo dire a Maria di lucidarle un po’, sembrano sbiadite. Giacca, cellulare, chiavi. Torno a casa. Esco un po’ prima. Devo portar fuori Ermes e controllare che tutto sia a posto. 

La signora Rita, del primo piano, stende il bucato. Mi sorride. Le sorrido. Ha mani grandi Rita. E anche una pancia grande. “Che occhi grandi…” leggeva mia madre. Santa donna. Mia madre. Le piacerebbe la signora Rita. Sgranerebbero insieme rosari sulle panche della chiesa dietro l’angolo e sbuccerebbero pisellini freschi il lunedì, dentro ampi grembiuli sulle ginocchia. Ne sono certo.

Ermes mi viene incontro. Deve essersi annoiato tanto. Che vita strana, fanno, i gatti. Una vita beata. Direbbe mio padre. Una vita senza senso. Mia madre. Santa donna.

Maria sbuca dalla camera da letto. “Ah! Bentornato!” Sorride. “Senti. Ho messo su le lenzuola pulite e stirate, ho messo quelle blu, il blu rasserena sai? Gli asciugamani al solito posto. Ermes ha giocherellato con una delle tue camicie, me la porto e la lavo, te la riporto Lunedì, ne hai un altro centinaio nell’armadio” ridacchia. “Non volevi quella blu scuro proprio questa sera,vero? Comunque ne hai una dozzina di colore simile là dentro” indicando con la testa la porta della camera.

Maria, senti, i calzini, vedi? Le dico, sfilandomi la scarpa. Lei si avvicina, guarda in basso.“Ah, sì, erano grigio topo una volta. Ora sono fumè.Dovrai abbinarli bene” risponde, poggiando la grande borsa sul tavolo della cucina. Guardo il mio piede nudo sul parquet dell’ingresso. Non ho mai capito la differenti sfumature cromatiche con cui le donne sanno nominare ogni singolo oggetto. E le scarpe,vedi? Forse sono da lucidare.
“Ah, sì, sembrano impolverate. E’ normale. Ti ostini ad andare al lavoro a piedi. Ne hai un altro centinaio là dentro. Ne troverai un paio adatte per stasera,no?”

Maria, quattro figli e un marito assente. Le mani grandi e i capelli corti corti, il naso un po’ schiacciato, la pancia prominente. Bada a tre case con altrettanti gatti, nel mio stesso palazzo. Mai una smorfia, mai un lamento. Sorriso sulle labbra. 

Si avvia alla porta. “Ah! Senti, ho lucidato bene il parquet, ho passato l’aspirapolvere sul tappeto davanti al divano. In cucina. Trovi la ricetta per gli spaghetti. Non preoccuparti, devi solo mettere l’acqua e quando fa le bolle grandi ci butti giù una manciata di spaghetti. In frigo trovi la padella con la salsa che devi metterci sopra. Mi raccomando. Bada a tirarla via prima,così si stempera. Accendi il fuoco e la scaldi. Sai farlo quello,vero? E’ come per le schifezze che mangi quando non vai al ristorante. Solo sta attento a non bruciarla!Il secondo è pronto in forno. Tiralo su qualche minuto prima degli spaghetti, scaldi anche quello e lo porti così com’è a tavola. Ok?” Faccio sì con la testa.

Sorride. “Bene! Vedrai, te la caverai benissimo.” Pensi? Le chiedo. “Oh sì!! E’ come andare in bicicletta,sai? La poggi lì, usi l’auto per tutti i giorni, per i viaggi, per la spesa, la bici solo il sabato o la domenica mattina. Ma appena la prendi, sai già dove mettere le mani, i piedi e come sedertici sopra.” Sorride di nuovo. “Sai andare in bicicletta,vero?”. Si, sì. Certo. E’ che ... guardo il piede sul parquet dell’ingresso,ancora nudo. Si avvicina. Mi strizza una guancia. Mia madre lo faceva spesso. Santa donna. “Hai le guance più belle che si siano mai viste,bimbo mio,sai?” Diceva. Santa donna.

“E’ solo una donna. Una bella donna – l’ho intravista l’altro giorno,sai? – E’ come andare in bicicletta, ti dico. Dà retta a me. Fidati. Non morde mica. Ah! A proposito. Ermes l’ho portato fuori io. Veramente è sgusciato dalla porta quando ho risposto alla signora Sandra che ha citofonato per lo zucchero. Sono già tre volte in una settimana. Avranno tutti il diabete in quella famiglia ...”

Chiudo la porta e mi getto sul divano. Sfilo via l’altra scarpa. I pantaloni. La camicia. I calzini. Grigio fumè, grigio topo. Esiste anche un grigio topo?Ed è questo,il grigio fumè?

Sotto la doccia scivolano via molti pensieri. Faccio la barba. Sono bravo a non tagliarmi. “Se ti tagli disinfetta tutto con l’acqua ossigenata,eh!Mi raccomando”. Direbbe mia madre. Santa donna. Sorrido allo specchio. E invece un taglietto lo scovo, lì,appena appena sotto il mento. Devo esser invecchiato. Guardo la mia immagine riflessa nello specchio. Giusto qualche ruga ai lati degli occhi. “Queste,vedi? Sono rughe da sorrisi, bimbo mio” diceva mia madre  “vengono a chi sorride e sorride e sorride,sempre. Fatti venire queste rughe eh, mi raccomando! Voglio vederti pieeeeeno di rughe così! Sorridi! Su! Che sei bello!”. Chissà cosa direbbe, ora, mia madre, vedendo quelle rughe d’espressione. E quei capelli bianchi sulle tempie, che si mescolano infingardi tra gli altri.

Non indosso la canotta da anni. Credo d’aver smesso un’estate di qualche decennio fa. E non l’ho più messa. Sarà il caso? E’ autunno, ma è caldo. E se poi? No.

Le 19. Ermes è fuori sul balcone. Accovacciato dentro al vaso di gerani di Maria. Erano,gerani,un tempo. Ora, solo un vaso con della terra compattata dai lunghi sonni di Ermes. I gatti. Sembra abbiano il mondo a loro disposizione. Quanto li invidio.
Lei arriva puntuale. Per una donna, è quasi un’eccezione. Ma lei, lo è. Un’eccezione. Un’eccezione nella mia routine quotidiana. Mia madre direbbe che routine suona male, sa di monotonia, di incolore, di assenza.
E lei, una lei, era assente da tempo. Non ricordo più da quanto. Sorride. Un bacio lieve sulla guancia.

“Ho portato il vino.” Sorride di più. “Se non ricordo male, è quello che ti piace. Dovresti metterlo in frigo però,credo si sia scaldato un tantino..” ride un po’ porgendomi la bottiglia. Sì,è il mio preferito. Se anche non lo fosse,che importanza ha? L’hai portato tu, le direi, basta questo. Sediamo impacciati alla penisola della cucina. La ascolto parlare. Le guardo i capelli, le mani, mentre gesticola. Stappo una bottiglia di non so cosa, Maria dice “bollicine,basta che ci siano le bollicine”. E le verso da bere in un flute.

Ho messo su la camicia blu. Un blu non so cosa,ma blu. Mi piace il blu. Mi rasserena. Lo dice anche Maria. Il pantalone blu anche lui. Mi chiedo se non sembro buffo, tutto di blu. 

Ha quasi litigato con una collega,oggi, mi racconta. Per fortuna ha molto autocontrollo. E poi, dice, “non volevo rovinarmi la serata con una stupidaggine del genere” Sorride. “ E la tua giornata?Com’è andata?”. Penso ai miei piedi sulla scrivania. Ai calzini grigio topo diventati grigio fumè. Alle scarpe impolverate. Penso agli spaghetti, dovrei mettere su l’acqua e aspettare che faccia le bolle. Tirare fuori la salsa, ricordarmi del secondo in forno.Invece,la guardo, i suoi occhi, la sua bocca, la fossetta ai lati delle labbra quando sorride.

Le allontano una ciocca di capelli dal viso, la metto così,dietro l’orecchio. Il mio indice sfiora appena la sua fronte, la sua tempia. Ho una irrefrenabile voglia di baciarla. Si può baciare una donna al primo appuntamento? Non sarebbe la prima volta. Ci siamo già visti. Ci conosciamo. Ci conosciamo? Ma qui. Casa. Mia. “E’ come andare in bicicletta,sai come si fa vero?” direbbe Maria.

Non ne sono più tanto sicuro. Non sono più sicuro di niente,quando è con me. Quando sono con lei. Passo il pollice sul mento. Il taglietto non si nota più. La ascolto parlare. Il suo cane, dice, oggi non ne ha voluto sapere di anticipare la passeggiata serale e temeva di far tardi. L’ha strattonata su e giù per il quartiere, e il guinzaglio non regge in una mano così piccola. “Ecco cosa capita,quando decidi di prenderti un cane che è il doppio di te! Ti fa correre su e giù e ti costringe a docce dell’ultimo minuto per non far tardi” Ride.

Doccia. Com’è fare la doccia con te? Mi chiedo.  E baciarti?Qui, a casa mia? Come andare in bicicletta. Mi sembra di ricordare. Dove mettere le mani, come, per quanto tempo. Mi sembra di sapere,dove metter i piedi e come mantenere l’equilibrio. Mi sembra quasi di sentire, il vento sul viso. Il suo respiro. Le sue mani. La sua bocca. I suoi capelli. Lei.

Tiro fuori la pentola, metto su l’acqua. Tiro via dal frigo la padella con la salsa e prendo un mestolo nel cassetto. “Vuoi una mano?” mi sorride. Il blu,indosso a lei, sembra ancora più bello. Rasserenante, direbbe Maria. “Semplicemente meraviglioso, figlio mio, meraviglioso”, mia madre.  Santa donna.

Livia. Meraviglioso. Hai ragione mamma, meraviglioso.

mercoledì 3 settembre 2014

I sonetti di Shakespeare

Scritti probabilmente fra il 1595 e i primi anni del 1600, i Sonetti di Shakespeare costituiscono uno dei grandi vertici della letteratura d'amore di tutti i tempi. Come per  le altre opere del grande autore c'è tutt'ora chi discute sulla corretta attribuzione a Shakespeare di questa raccolta, e sul fatto che siano stati pubblicati a sua insaputa. Ma non è di questo che voglio parlare, ma del "contenuto" dei sonetti, di ciò che possono "nascondere", e delle "sensazioni" che questi possono far "assaporare". 

Spero che questo piccolo esempio vi spinga a recuperarne una copia ed a sfogliarla per scoprire ciò che di più nascosto c'è in loro.


Sonetto XXVII.

Consunto da fatica, corro presto a letto
caro ristoro al corpo distrutto dal cammino;
ma allor nella mia testa s'apre un'altra via
a stancar la mente or che il mio corpo ha tregua.
Svelti i miei pensieri da lontano ove dimoro
volgono in fervido pellegrinaggio a te
e tengono spalancate le mie palpebre pesanti
scrutanti quelle tenebre che il cieco sol conosce:
ma ecco che la vista immaginaria del mio cuore
presenta la tua ombra al mio sguardo senza luce,
che, simile a diamante sospeso nel buio più nero,
fa la cupa notte bella e il suo vecchio volto nuovo.
Così di giorno il corpo, di notte la mia mente
per colpa tua e mia non trovano mai pace

lunedì 1 settembre 2014

Sono fatto così

C'era una volta uno scorpione che voleva attraversare un ruscello. Sapendo che sarebbe affogato appena entrato in acqua chiese ad una rana che stava andando sull'altra riva se gli dava un passaggio.

"Fossi matta" - rispose lei – "chi mi dice che durante il tragitto non mi uccidi con il tuo terribile veleno?" 

Lo scorpione la guardò ed aprendo le zampine le disse:

"Ma cara, ragiona: se ti pungessi, morirei anch'io affogato… senza di te non riuscirei mai a farcela in mezzo all'acqua"

La rana ci pensò un po' su e si convinse, fece accomodare lo scorpione sulla schiena maculata ed iniziò la traversata stando attenta a non immergersi troppo. Giunti in mezzo al ruscello, la rana sentì una fitta alla schiena ed il pungiglione entrare nella carne. Ebbe solo il tempo di girarsi un attimo e dire:

"Perché lo hai fatto? Così moriremo tutti e due! Non ha senso !!!"

Lo scorpione sembrava più dispiaciuto di lei: "Hai ragione" – le rispose – "mi dispiace molto e so che adesso moriremo entrambi, ma è la mia natura, perdonami… "

(Immagine scaricata da WEB)

Di questo apologo non si conoscono le origini, ma mi è venuto in mente leggendo l'ennesimo inspiegabile fatto di cronaca nera, l'ennesimo esempio di un agire con danno non solo verso altri ma anche verso se stessi senza un comprensibile motivo, se non una follia che si annida nella "natura" umana. Dovremmo cercare di essere meno scorpioni, ma anche meno rane credulone.

P.S. a proposito, io sono uno Scorpione (come segno zodiacale)

venerdì 29 agosto 2014

Piacevoli schifezze

Ci sono cose, nella vita, che non si fanno, o almeno si fanno da soli chiusi in bagno. E no ... non c'è nessun riferimento ad atti di onanismo, per una volta, ma a cose molto più banali.

A volte, però, tra due persone si stabilisce una tale intimità da superar certe barriere di pudore e da consentire un particolare cambio di favori. Come farsi schiacciare un brufolo sulla schiena, in una zona irraggiungibile dalle nostre mani, o farsi tirar fuori un punto nero nella stessa area. Cose che danno soddisfazione ad entrambi. Ma il massimo, specie di questi tempi, è lavorare sulla pelle che, bruciata dal sole, comincia lentamente ad esfogliarsi. Come si può descrivere la sensazione che si prova quando si afferra con delicatezza un piccolo lembo di pelle, e poi lo si tira lentamente, con un leggero scccrrrssh, ammirando lo strato semitrasparente che si è asportato?

Sono cose che non hanno prezzo, per tutto il resto c'è mastercard, ovviamente

giovedì 28 agosto 2014

Oral Sex

No, no, niente post a luci rosse (anche se, in effetti, è un po' che non ne scrivo ... il fatto è che io prendo sempre ispirazione dalla vita di tutti i giorni, quindi ...), volevo invece segnalarvi un interessante esperimento in cui mi sono imbattuto girando qua e là per la rete, una "sketch comedy" che racconta le avventure di un gruppo di amici molto particolari: la coppia etero e romantica, la coppia bisessuale ed aperta alla sperimentazione, la femminista, il gay ecc, con scambi di battute fulminanti e basati sul sesso. Sesso praticato e raccontato con gambo e pungente ironia.

Ogni "puntata" dura pochi minuti, ed in rete a questo indirizzo potete guardavi tutte e 15 le puntate della prima serie, che fanno ridere, ma anche meditare sulle nostre nevrosi ed i nostri tabù.

Fra le tante, vi riporto questo brevissimo dialogo tra un ragazzo ed una ragazza in macchina, lui accompagna a casa lei e ...

Lui: "Senti, se non ti va di tornare a casa possiamo dormire insieme"
Lei, schernendosi: "No, non mi fido, poi mi salti addosso, no"
Lui, con tono tranquillizzante: "Non sei il mio tipo, se proprio vuoi saperlo"
Lei, scendendo dall'auto con aria arrabbiata" Grazie! Grazie per avermi fatto sentire un cesso, grazie mille"

Un mito!