venerdì 26 luglio 2013

Buone Vacanze

Inizia il periodo della vacanze, ed anche questo blog dopo un anno prederà qualche settimana di riposo. Non è detto che rimanga completamente in silenzio, ma di certo per tutto agosto i post saranno episodici e non prevedibili. A chi avevo promesso un gelato dò appuntamento per settembre, poi nella vita non si sa mai.

E che andiate al mare, in montagna, in campagna, o semplicemente restiate in città ...


Buone vacanze

giovedì 25 luglio 2013

Se non c'è ... non c'è

Parlo dello spessore della maggior parte dei personaggi che affollano la scena politica italiana. E da tutte le parti, sia chiaro. Ricordo ancora quando tempo fa un economista molti simpatico, Michele Boldrin, suggerì a Bersani di cambiare il responsabile PD dell'economia (Bersani ovviamente se ne guardò bene, mai accettare i buoni consigli) 

Boldrin parlava dell'allora responsabile dell'economia ora promosso a viceministro (sempre dell'Economia), che oggi avrebbe affermato che "esiste un'evasione di sopravvivenza. Senza voler strizzare l'occhio a nessuno senza ambiguità nel contrastare l'evasione ci sono ragioni profonde e strutturali che spingono molti soggetti a comportamenti di cui farebbero volentieri a meno".

Ma si rende conto di quello che dice? di quello che sta dicendo, o no? Che c'è geste che è "costretta" ad evadere? Povera Italia! Anceh questo è un modo per "giustificare" l'evasione fiscale. A volte l'evasore è un furbo, a volt euno che è costretto, mai che che si dica a chiare lettere che chi evade è un ladro, e ruba tutti noi!

(ora scusate, vado che devo andare a fare un lavoretto ad un amico, ovviamente in nero ma ... ci sono costretto)

Castel Sant'Angelo

Inizialmente eratto come sepolcro dell'Imperato Adriano e la sua famiglia, invece di seguire la sorte decadent edi molti altri monumenti romani, questa costruzione diventò prima avamposto fortificato, poi carcere, quindi dimora rinascimentale per giungere, ancora abbastanza integro, fino ai giorni nostri.

(Immagine scaricata da WEB)

Visitarlo è sempre affascinante, ma visitarlo di sera, con il sole che cede il posto alla luna e l'oscurità che lentamente lo avvolge nel suo serale abbraccio lo è ancor di più. In questo periodo, per di più, all'ingresso serale sono abbinati dei concerti di musica classica ed operistica (solo in determinati giorni).

(Immagine scaricata da WEB)

Inoltre visite guidate che permettono di visitare le celle del carcere (di cui furono ospiti tra l'altro  anche Cellini e Cagliostro) ed il granaio, la cosiddetta "stufetta di Clemente VII", in pratica un piccolo bagno turco che il Papa si era fatto costruire per la cura del proprio corpo e di percorrere buona parte del "Passetto di Borgo", passaggio sopra le mure che consentiva ai pontefici di passare dai loro appartamenti in Vaticano al Castello senza essere visti, e che fu più volte utilizzatocome via di fuga in caso di pericolo. Da vedere.

mercoledì 24 luglio 2013

Confessione

Premessa: volevo fare un ultimo post particolare prima delle vacanze, mi è uscita questa "Confessione" che forse racconta una storia vera, o forse di fantasia, oppure un miscuglio di più storie vere con un pizzico di fantasia. In fondo, cosa importa?

Si chiama Gianna, lavora in un ufficio non lontano da me, entrambi prima di cominciare la giornata lavorativa ci fermiamo a prendere un caffè al Bar Giuliotti, e spesso ci incrociamo. Così, nel tempo, una battuta oggi, un saluto domani, abbiamo fatto amicizia. Lei è carina senza essere bella, forse un pò troppo esuberante per i miei gusti ma simpatica e sempre sorridente, più vicina ai cinquanta che ai quaranta  (ma ben portati), e tra noi si è sviluppato un sottile gioco di corteggiamento a puntate, costituito da battute che inanelliamo quasi ogni mattina. Per esempio

Io: "Ciao, che bel vestito che hai oggi"
Lei: "Ti piace? me l'ha regalato un ammiratore"
Io: "Se non avessi moglie e figli potrei esserlo anche io io, un tuo ammiratore"
Lei: " E chi ti dice che i miei ammiratori non possano avere moglie e figli?" e con un sorriso se ne va.

Fatto sta che la settimana scorsa stava parlando con Marco, il barista, degli spaghetti con le vongole preparati il giorno prima, ed allora io mi sono inserito nella conversazione:

Io: "Adoro gli spaghetti con le vongole, ma poche donne li sanno cucinare bene"
Lei: " Io sono una di qeulle poche, allora"
Io: "Ma certo, a parole siete tutte cuoche sopraffine, poi tra le mura di casa andate avanti con i quattro salti in padella"
Lei: "Se è una sfida non ho problemi ad accettarla, tu porta un buon vino bianco e  domani sera ti faccio assaggiare i miei spaghetti con le vongole"

Lì per lì sono rimasto senza parole, chiedendomi se faceva sul serio, e se quell'invito nascondesse altro. Ci ho pensato un attimo, ricordandomi che due giorni dopo avevo già pianificato di andare al cinema da solo a vedere l'ultimo 007 che mia moglie odia, e sono andato a verificare se il suo era un bluff.

Io: "Domani non posso, ma dopodomani si ... a che ora?"
Lei (sorridendo): "Alle 20, a via .... int. 7" 

Due giorni dopo, alle 20 meno 5 mi presento a casa di Gianna con una bottiglia di Chablis bello fresco, lei mi apre e mi fa accomodare in salotto. La guardo affascinato: ha un vestito lungo, leggero e svolazzante che esalta la sua figura e fa intravedere l'ombra del suo intimo, e con una profonda scollatura che si apre sul suo bel decoltè. 

"L'acqua già bolle, aspettavo te per buttare la pasta"  mi dice "mentre cuoce ti mostro casa che è piccolissima" e mi guida prima in cucina per immergere gli spaghetti nel pentolone bollente, poi in bagno ed infine in camera da letto. Quello che è successo dopo eviterò di raccontarlo, anche se è facile immaginarlo. Mi limiterò a dire che è stato molto intenso e coinvolgente e che gli spaghetti quando siamo tornati affamati in cucina era ottimi per incollare la carta da parati. Ma Gianna ha messo una nuova pentola sul fuoco e , senza troppe distrazioni (anche se qualche affettuosità abbiamo continuato a scambiarcela), gli spaghetti con le vongole alla fine li abbiamo mangiati, ed erano ottimi. Ma a quel punto è arrivato il momento più difficile, perchè  Gianna già faceva programmi per la prossima cena, o casomai un cinema o chissa cosa altro, ed io l'ho dovuta fermare, dicendole con la massima sincerità:

"Gianna, ascolta, sei una donna fantastica ed è stata una serata stupenda per sesso e cibo. Però io tengo famiglia, e non ho nè il tempo nè le risorse per iniziare una storia parallela. Per cui non dare  a quello che è successo un significato che non ha e che non può avere. E' successo ... e non escludo che possa succedere ancora, se ad entrambi andrà, ma  niente più, perchè niente di più può esserci"

Lei ha fatto una faccia perplessa, ma solo per un attimo, poi si è ripresa ed ha risposto:

"Ma si , certo, lo so ... non sono una ragazzina ... va bene così. Il sesso mi è piaciuto e se capiterà lo rifaremo, senza nessun impegno"

Però, quando sono andato via, mentre ero in macchina e rientravo a casa, mi ha inviato ben 3 sms sdolcinati che mi sono affrettato a cancellare, ed altri due me li sono trovati  sul cellulare il giorno dopo appena l'ho acceso (lo avevo prudentemente spento appena entrato nel portone di casa). Chissà se era sincera, quando ha detto che per lei andava bene così, perchè se riesce a controllarsi allora ci divertiremo ancora ... e come!!!  

martedì 23 luglio 2013

Romeo e Giulietta

Può un classico shakesperiano che più classico non si può emozionare ancora e mostrarsi fresco e brillante dopo 500 anni? La risposta è si, se si scelgono attori giovani ma bravi, capaci di mettere nei personaggi tutto il loro entusiasmo e se si affida la regia ad un vero animale da palcoscenico, quel Gigi Proietti che è anche il direttore del Globe Theatre di Roma. E che qui si diverte a mescolare il classico con il moderno, facendo cantare a Mercuzio (un Fausto Cabra eccezionale) ed ai suoi amici delle strofe rap, o usando "Video Killed the Radio Star" come colonna sonora della festa organizzata dai Capuleti pur rispettando la tradizione in fatto di costumi. Oppure dipingendo in maniera un pò irriverente la Balia, personaggio rappresentato in modo  un pò volgare e rozzo, o Frate Lorenzo, che sarà anche un saggio e dispenserà buoni consigli, ma non disdegna di nascosto  un bicchierino di vinello tra un consiglio e l'altro.

Insomma, una solida base costituita dal dramma di Shakespeare, un regia originale pur nel rispetto dell'impianto generale, degli interpreti forse poco esperti ma molto bravi e volenterosi, e  così quasi 3 ore di spettacolo passano senza problemi, tra momenti di commozione e di ilarietà ti catturano e ti trasportano all'interno della trama arcinota di un amore passionale e tragico, che continua a commuovere.

lunedì 22 luglio 2013

Qualcuno era comunista ...

Paolo Rossi: 18 luglio Pigneto "La serata del disonore"

... cantava anni fa il mai troppo rimpianto Giorgio Gaber, più volte citato da Paolo Rossi durante la sua "Serata del Disonore" sul palco dell'Eclettica Fest, che oltre ad esibirsi in "Quello che perde i pezzi" (metafora italiana ante litteram?)  ha proposto un suo "Qualcuno era del Partito Democratico" , chiaramente ispirata al celebre monologo di Gaber, che sarebbe stata anche divertente se non fosse stata fin troppo vera. Perchè si, si è riso spesso durante la serata, grazie ad un Paolo Rossi in piena forma e capace di cogliere al volo degli stimoli  estemporanei ed integrarli nello spettacolo, ma erano spesso risate amare, specie  monologhi. 

Più godibili, perchè un pò più avulse dal contesto politico, le canzoni (accompagnate dal duo strumentale dei Musicisti del Carso ...) tra cui, oltre al già citato "Quello che perde i pezzi" di Gaber, anche omaggi a Jannacci con "Il palo dell'Ortica" ed a Dario Fo con il suo "Ho visto un Re"

Bella serata, pubblico di tutte le età dai giovani punk ai vecchietti del quartire prenestino, ed un attore assolutamente in forma,  come sempre  irriverente, rivoluzionario, pirotecnico, autore di una ennesima performance di alto livello.

venerdì 19 luglio 2013

La ragion di Stato

E così la ragion di stato ha vinto sulla dignità. Con alcuni arrampicamenti sugli specchi da parte di esponenti del PD e del PDL  che considererei assolutamente comici se non stessimo parlando dell destino di una donna e della sua figlia di 6 anni. Non che credessi che le cose sarebbero andate diversamente, sia chiaro. Ed i senatori PD credono di essersi pulita la coscienza dichiarando di votare contro la sfiducia per non far cadere il governo pur avendo molti dubbi sull'intera vicenda. Questa si che è coerenza!  

L'hammam

L'hammam si ritiene che sia una caratteristica della cultura araba, o meglio ancora musulmana, vista la loro diffusione nelle regioni del mediterraneo africano ed asiatico e la valenza religiosa, oltre che sociale, che l'hammam (non a caso parola di origine araba) ha assunto nei secoli.

In realtà l'hammam fonda le sue origini nella cultura greco.romana, in quelle "thermae" che gli arabi scoprirono, ed adottarono, quando cominciarono a conquistare le più estreme colonie romane dell'Asia.

La prima fase di un hammam è l'ingresso nel "tepidarum" che ha una temperatura simile  a quella del corpo umano, dove in attesa di rilassare il corpo ci si può massaggiare la pelle ormai umida con sapone nero all'olio di oliva. Si entra poi nel "calidarium" per il vero e proprio bagno di vapore (lì la temperatura è  di 45° e l'umidità sfiora il 100%), dove il calore dilata i pori e con il sudore si buttano via  anche i cattivi umori. Difficile resistere a lungo, per cui l'unico modo per prolungare questa fase è di fare delle pause nel tepidarum per poi rientrare nel calidarium.

A quel punto è d'obbligo uno scrub, fatto con l'apposito guanto, per eliminare tutte le cellule morte che, ahimè, sono sempre tante, così da riportare la pelle a nuova vita.
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Il percorso poi è tutto in discesa, con una immersione nel frigidarium , una vasca di acqua fresca a 28° per restringere i pori, tonificare la muscolatura e dare una sferzata di energia a tutto il corpo, e poi una sosta nella sala relax, una specie di “camera di decompressione” che aiuta a ritornare, lentamente, tra un tè ed una pigra lettura, ai ritmi ed alla confusione del mondo caotico che ci aspetta.

giovedì 18 luglio 2013

La Pace

La Pace di Aristofane narra la storia di un anziano contadino ateniense, Trigeo, che stanco delle continue guerre tra Sparta e Atene deicide di andare da Zeus a chiedergli di intervenire. Ma nell'Olimpo non c'è più nessuno. Zeus, stanco delle continue guerre, ha lasciato campo libero a Plomeo, la dea della guerra, che tiene imprigionata la PAce. Trigeo, con l'aiuto di alcuni contadini, riesce con uno stratagemma a liberarla insieme ad Opora, la stagione dei frutti. Riportata la Pace sulla terra, Trigeo sposa Opora e le attività pacifiche prendono il posto di quelle guerriere.
La messa in scena di Vincenzo Zingaro, che crea dei collegamenti con la realtà dei giorni nostri,  mantiene intatta la carica comica della commedia, scritta  in una epoca in cui la commedia non aveva ancora lo scopo di moralizzare i costumi, Aristofane ride e fa ridere di tutto, delle cose umane e di quelle divine, avendo soprattutto lo scopo di far divertire gli spettatori.Ma al tempo stesso  la comicità viene utilizzata per mettere all aberlina vizi e debolezze dell’umanità. Particolare la raffigurazione della Pace, che nell'originale era una statua, ma qui una dea muta  e  danzante.
Commedia gradevole resa ancor più gradevole dallo stupendo scenario del teatro Romano di Ostia Antica in cui la stessa è stata rappresentata.
(Foto scaricata da WEB)

mercoledì 17 luglio 2013

Non nel nome mio

Nel nome del popolo italiano una donna ed una bambina di 6 anni sono state prese con la forza mobilitando decine di agenti delle forze dell'ordine ed imbarcandole su un jet privato. Ma io sono parte del il popolo italiano, e non accetto che questo sia stato fatto anche in nome mio. L'intera difesa del Ministro degli Interni Alfano a me sembra non solo ridicola, ma offensiva verso l'intelligenza degli italiani (intelligenza in verità dubbia, visto che il governo è frutto delle scelte elettorali di noi italiani ...vabbè ...). Affermare che si sia trattato di una normale (normale ...) procedura e che quindi era ovvio che il ministro non ne fosse informato (ma guarda caso Giuseppe Procaccini,  ormai ex capo di gabinetto del ministro, afferma di aver incontrato l'ambasciatore kazako il 28 maggio su richiesta del ministro Alfano che di certo non si è mosso per un "normale" caso) non è incredibile, è più che incredibile

Io so già come andrà finire ... in nome della ragion di stato qualche altra pedina verrà sacrificata (se possibile spostandola e poi, appena placate le acque, premiandola per la collaborazione) ed il PD, mostrando l'ennesimo fasullo mal di pancia venerdì voterà insieme al PdL (guarda caso completamente soddisfatto dalle spiegazioni del ministro ... ma va!!!)   contro la sfiducia, e continuerà il governo del non fare, quello che non modificherà la legge elettorale, quello che non eliminerà il finanziamento pubblico dei partiti, quello che non diminuirà gli spechi dello stato, che non metterà in peidi una seria politica fiscale ed una seria lotta contro l'evasione.

Io mi limito a dire al Presidente del consiglio che se "Le parole di Calderoli sono una vergogna per il Paese solo le sue dimissioni risolvono questo problema" come ha lui stesso dichiarato, allore le azioni che fanno capo al ministero di Alfano sono ancora più vergognose e neanche le sue dimissioni, peraltro doverose, risolverebbero questo problema che mina ancor di più la credibilità dell'Italia in campo internazionale

Perchè, e sarebbe comico se non fosse tragico, che senso ha ora revocare il provvedimento di espulsione e dire che, cito le parole di Alfano: "qualora ci siano le condizioni", le cittadine kazake Alma Shalabayeva e la figlia possono "essere libere di tornare in Italia"? Tanto non sono più libere di uscire dl Kazakistan.

O che  senso ha la nota di Palazzo Chigi in cui si afferma che "è stata acquisita la relazione predisposta dal Capo della Polizia all'esito delle indagini relative all'espulsione della cittadina kazaka Alma Shalabayeva e di sua figlia." e che ''sulla base della relazione il Governo provvederà alle necessarie determinazioni''. Cioè? Ancora una volta si farà finta di chiudere la stalla una volta che i buoi sono belli che scappati?

E perchè il Ministro degli Affari Esteri  (che per sua stessa affermazione conosceva gli eventi dal 31 maggio, cioè "solo" da 45 giorni) convocherà solo  nelle prossime ore l'ambasciatore del Kazakhstan per ricevere adeguati chiarimenti?

No, tutto questo non nel nome dell'Italia, vi prego, nè del popolo italiano, non nel nome mio

Tolleranza zero

So che questa idea è tutt'altro che democratica, so che rischia di aggiungere ingiustizia ad ingiustizia, ma alla luce degli episodi sempre più frequenti di mariti che uccidono, io credo che sia arrivato il momento di derogare dalle normali leggi dello stato ed adottare con urgenza delle leggi speciali che consentano alla magistratura di intervenire con prontezza e decisione contro gli uomini che minacciano, o mettono in atto, violenza sulle donne.

E' di ieri la notizia dell'uomo (uomo ... sic ...) che molto probabilmente ha ucciso i suoi due figli dando loro fuoco e che aveva alle spalle svariate minacce di stalking contro la moglie. Era in attesa dell'inizio di un processo per lo stesso reato ed era in corso la discussione per privarlo della patria potestà ... eppure poteva prendere i figli con se senza controllo alcuno.

E' della settimana scorsa la notizia dell'uomo che, pur con diverse denunce pendenti, ha potuto tranquillamente avvicinare ed uccidere la moglie che da poco lo aveva lasciato. E la lista si allunga ogni giorno di più.

Ora, io so bene che ci sono anche donne che amplificano episodi di violenza o di presunto stalking, nel corso di una separazione conflittuale, per ottenere condizioni migliori o semplicemente per allontanare l'ex-marito dai figli, e che non è mai facile distinguere il vero dal falso. So  bene che questo porterebbe ad una maggiore discriminazione verso gli uomini così che per i cattivi pagherebbero anche dei buoni. Ma di fronte alla morte, di fronte alla violenza che miete vite umane, questo potrebbero diventare dei danni collaterali tanto penosi quanto giustificabili. Perchè a me pare che la spirale di violenza continui ad allargarsi, e continuerà a farlo se non  le verrà messo un freno.

martedì 16 luglio 2013

Villa d'Este

Tivoli ha tre importanti monumenti che meritano una visita, Villa Gregoriana (di cui ho già parlato), Villa Adriana (di cui parlerò) e Villa D'Este.

Fatta costruire alla fine nel 1500 dal cardinale Ippolito II d'Este, è un capolavoro del tardo manierismo romano ma si caratterizza, oltre che per la bellezza e sontuosità del palazzo, per l'incredibile giardino ricco di cascate, giardini pensili, giochi d'acqua che dovevano lasciare a bocca aperta i visitatori del tempo esattamente così come, a distanza di secoli, lasciano a bocca aperta i visitatori di oggi.

Caduta in abbandono nel XVIII secolo fu riportata a nuova vita da un altro cardinale, Gustav von Hohelohe, ed ebbe tra gli ospiti illustri Franz Liszt che proprio a Villa d'Este tenne uno dei suoi ultimi concerti.
(immagine scaricata da WEB)

Entrare nella villa ed ammirare le sale riccamente decorate, passeggiare per i viali alberati, fa tornare indietro nel tempo e consente al visitatore di entrare  a far parte di una composizione artistica ancor viva dopo oltre 400 anni. In questo periodo, poi, la Villa è aperta anche di sera, ed arrivando presto si può assistere dai viali del giardino al tramonto in direzione di Roma, apprezzando il lento migrare dalla luce del giorno alla penombra della notte che avanza, solo leggermente attenuata dalla illuminazione non invadente.

(immagine scaricata da WEB)


Ed ascoltare la fontana dell'Organo dare vita a giochi di acqua che si sviluppano ubbidienti al ritmo della musica.
(immagine scaricata da WEB)


O apprezzare (ma non tutte le sere) i concerti di musica rinascimentale che si tengono in una delle sale della villa. Infine, so può apprezzare la mostra su le "Cacce principesche" con decine di capolavori, tra cui alcuni Rubens, che rappresentano scene di caccia tra il XVI ed il XVIII secolo. Bellol 

lunedì 15 luglio 2013

Salvo


All'ultimo Festival di Cannes è stato presentato, nella sezione de "La settimana della critica", questo film di esordio di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. Film che ha poi vinto sia il Gran Premio della Settimana della Critica che il Premio riservato alle opere prime. 


Il film racconta la storia di un killer al soldo della mafia, efficiente, solitario e di poche parole, Salvo appunto e del suo incontro con Rita , una ragazza cieca. Due personaggi emarginati, uno perchè cieco nell'animo, l'altro perchè fisicamente non vedente. E da questo strano incontro vien fuori che ognuno ridà la "vista" all'altro, a tirar fuori qualcosa di inespresso, di non vissuto e che probabilmente nessuno dei due credeva di avare dentro di sè.

Film intenso, ma con atmosfere troppo cupe, quasi claustrofobiche, alla fine del quale mi sono alzato chiedendomi se non poteva esserci un modo per lanciare lo stesso messaggio in maniera più gradevole. Forse no ... ma forse si.

venerdì 12 luglio 2013

Non voglio ... non posso

Premesso che non ero scappato, ma solo preso da tante, troppe cose (lavorative e non lavorative), torno a scrivere parlando di volere e potere. Un vecchio detto afferma che "volere è potere!", probabilmente volendo ribadire che più si è spinti dalla forza di volontà a fare una cosa più si sarà in grado di realizzarla effettivamente. Questo in parte è vero, nel senso che se una cosa non la si vuole fare non la si fa, ma cosa significa poter fare una cosa e cosa significa volerla fare?

Innanzitutto, come asserisce Epitteto nelle prime righe del suo"Manuale", esistono alcune cose che sono in nostro potere ed altre no. Noi non possiamo  fermare la Terra che gira intorno al Sole, e non possiamo spegnerlo. Noi non possiamo percorrere i 100 metri piani in 5" e non possiamo sollevare con le nostre braccia 3 tonnellate, ecc. Ci sono però molte cose che noi "siamo in grado" di fare, ricadono nell'ambito di ciò che è in nostro potere fare. Eppure molte di queste non riusciamo a farle: io vorrei smettere di fumare, smettere di fumare è nelle mie possibilità eppure non lo faccio. Non lo faccio perchè "non lo voglio abbastanza".

Ecco, ragionando sui miei comportamenti, direi che la chiave di lettura delle nostre azioni con riferimento al volere e potere, è che le azioni che noi vorremmo fare e che saremmo in grado di compiere non sono in generale tra loro indipendenti, ma possono essere legate tra di loro, spesso in maniera contraddittoria (io vorrei dimagrire ma vorrei anche mangiare molto .... e le due cose sono tra loro incompatibili, l'una esclude l'altra), quindi alla fine vince quella (o vincono quelle) che noi vogliamo maggiormente, a discapito di quelle che noi vorremmo pure, ma vengono negate da una nostra volontà superiore. Ecco, alla luce di questi ragionamenti, i miei "non posso" spesso hanno un significato  di un "mi piacerebbe, ma per farlo dovrei rinunciare a volere qualcosa che per me è ancora più importante", in definitiva il significato di un "non voglio". Ma non ne sono fiero.

lunedì 8 luglio 2013

To be or not to be

L'arte non ha età! No, non sto parlando dell'arte della commedia di Shakespeare, di cui ho usato uno dei versi più celebri come titolo di questo post, ma dell'arte della cinematografia e di un suo grande protagonista, il regista Ernst Lubitsch, che nel 1942, quindi più di 70 anni fa, diresse un film intitolato appunto "To be or not to be" (che nella versione italiana è diventato, con una traduzione assolutamente arbitraria e che tradisce il messaggio trasmesso dal titolo originale, Vogliamo Vivere!) .

Signori, è un film di più di 70 anni, in bianco e nero ed in lingua originale con sottotitoli ... ma è un Film, una commedia degli equivoci e della finzione che si intreccia con la realtà, in cui si ride spesso e di cuore, probabilmente tra i migliori film che io abbia visto nell'ultimo anno. Un tuffo nel passato che è anche una profonda satira del nazismo, qui messo ignominosamente in ridicolo e preso in giro (certamente si trattava anche di un film politico, di propaganda, ma di qualità)

A cosa si riferisce il titolo? Posso svelarlo senza problemi, perchè lo si capisce proprio all'inzio del film. I due protagonisti sono marito e moglie, nonchè attori di teatro; quando la lei della coppia si innamora di un altro, uno degli escamotage che usa per vedere il suo amante è quello di riceverlo nel camerino del teatro  proprio quando il marito inizia a declamare il monologo dell'Amleto (cosa che le garantisce che non verranno disturbati per un congruo periodo di tempo) pronunciando le famose parole: "Essere, o non essere"

venerdì 5 luglio 2013

Legge 194, Senonoraquando? Appello ad Epifani

Gentile segretario Epifani,
le parliamo per quello che siamo: un gruppo di donne che appartiene al movimento Senonoraquando? Altri concetti: destra, sinistra, emergenza, centro, larghe intese, democrazia, crisi, li mastichiamo abbastanza bene anche noi. Nessuno di essi, però, ci definisce. Dunque non scriviamo a lei per una scelta d'elezione. Lo faremmo con qualsiasi altro segretario di partito che si prepara a un congresso.
Abbiamo riflettuto a lungo su quello che è accaduto alla Camera dei deputati l'11 giugno scorso e ci preoccupa. Il problema è così serio che preferiamo un dialogo meditato a una reazione impulsiva. Il suo partito si è astenuto su tutte le mozioni tranne la propria, negando il proprio voto anche a dispositivi che rendessero più vincolanti gli impegni di cliniche ed enti ospedalieri per l'attuazione della legge 194 senza essere paralizzati dall'obiezione di coscienza.
Non ci accontentiamo più di sentirci dire, come alcuni deputati del suo partito hanno fatto nel recente dibattito parlamentare, “la 194 non si tocca”. La 194 si tocca, eccome. Da 35 anni, dal 1978, l'anno in cui è entrata in vigore. Siamo sincere e sinceri, una volta per tutte. Quella legge è figlia di un'epoca, di un Paese, di un comprensibile compromesso. In alcune regioni, anche dove governa il suo partito, l'articolo due è stato interpretato a maglie larghe e si sono stipulate convenzioni con associazioni di volontariato che si sono comportate da veri e propri dissuasori. E hanno chiamato questa forzatura “piena attuazione della legge”. Noi non escludiamo affatto che una donna possa essere tormentata e attraversata da dubbi di fronte a una scelta così profonda, ma pensiamo che in questi momenti occorrono l'amicizia, gli affetti, i rapporti di fiducia. Non lo Stato o il suo braccio convenzionato. In maniera uguale e contraria, l'articolo nove è stato interpretato a capriccio degli enti ospedalieri. Oggi l'obiezione di coscienza ha raggiunto l'80 per cento in media, ha superato il 90 per cento in alcune zone del meridione e spesso le regioni si sono ben guardate dal “garantire e controllare l'attuazione della legge anche attraverso la mobilità del personale”, come recita il testo della 194.
Vede, a nostro parere, questa legge si tira e si allenta come un elastico a seconda degli equilibri di potere che in quel momento soddisfano il ceto politico e le sue tattiche. Di questo ne abbiamo abbastanza. Alcune di noi sono credenti, altre no. Nessuna di noi è per l'aborto, tutte siamo per la scelta libera e responsabile di ciascuna donna. Finchè l'uno non si fa due, uno solo è il corpo, una sola è la coscienza, uno solo è il percorso di responsabilità. Le donne hanno sufficiente immaginazione e senso etico per aprire lo sguardo sull' embione, rappresentarsene la vita potenziale, e decidere di se stesse. Ognuna di noi è felice se la propria amica o la propria figlia sono state così sagge da prevenire l'aborto. Consideriamo un dono e un privilegio non essere passate attraverso questa esperienza. Del resto le cifre parlano da sole. Secondo gli epidemiologi dal 1980 ad oggi, rispetto all'abortività stimata prima della legge, sono stati evitati tre milioni e 300 mila aborti. E sarebbero anche di più se, sul tasso di abortività, non incidessero, per il 34%, le donne straniere che di doni e privilegi ne hanno assai pochi. Vorremmo discutere con Lei di tutto questo. Distinguendo l'etica dalla tattica che, come Lei sa benissimo, sono due cose molto diverse. Con cordialtità,
Snoqfactory

giovedì 4 luglio 2013

Vorrei essere libero, libero come un uomo

La libertà (di Giorgio Gaber)




Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

... o almeno come un gabbiano


mercoledì 3 luglio 2013

Dirty talk e Dirty talking

Attenzione a non fare confusione, come spesso accade,  con i due termini. Il dirty talking (letteralmente: parlare sporco) consiste nel raccontare storie a sfondo erotico per aumentare il desiderio del partner. Si realizza attraverso sms, mail o telefonate in cui si stuzzica la curiosità erotica del partner (spesso, ma non necessariamente, distante) descrivendo il luogo, reale o immaginario, in cui ci si trova, l'abbigliamento, i gesti, utilizzando l'immaginazione per generare stimoli sessuali.(che so, scrivere un sms del tipo: "ho voglia dei tuoi baci, del tuo seno, del tuo ventre, se tu fossi qui mi abbevererei  di te e del tuo piacere" ... oppure ... "con questo caldo ho fatto una doccia ed ora sono qui sul letto nuda che mi accarezzo pensando a te" anche se nel frattempo si stanno stirando le lenzuola) 

Diverso, ho scoperto, è invece il dirty talk, che è riferito a semplici frasi, o anche singole parole dal significato piuttosto forte, pronunciata al momento clou del rapporto intimo o come preliminare per far scoppiare la passione.

Tempo fa avevo letto addirittura che  venivano organizzati corsi "ad hoc" di Dirty talk e Dirty talking, in particolare in questo negozio al femminile della Capitale. E comunque, in rete si trova di tutto, anche qualche video (tra il serio ed il faceto) sull'argomento. Uno molto divertente e spiritoso, con la partecipazione speciale di Franco Trentalance (noto soprattutto, non so perchè, al pubblico femminile) lo trovate qui 

Devo ammettere che mentre il dirty talking lo posso trovare divertente ed anche intrigante, un modoper aggiungere un pizzico di erotismo alla giornata, non credo di essere portato per il dirty talk, anche perchè se (in un teorico contesto intimo) pronunciassi alcune delle frasi tipiche "suggerite" per essere usate in quei frangenti, sarebbe poi una gara a chi scoppierebbe prima a ridere, se io o la mia teorica partner del momento, ed addio libido.

E voi ... ?

martedì 2 luglio 2013

Vorrei

Vorrei potermi sdoppiare in due, o anche in tre, per poter fare tutto quello che vorrei fare, scrivere tutto quello che vorrei scrivere, vedere tutto quello e tutti quelli che vorrei vedere.  Ed invece alla fine mi sembra di girare a vuoto, di sprecare tempo, di non fare niente per voler far troppo. Vorrei tanto dimenticare il dovere, i doveri, e pensare solo al piacere ... il punto è che non riesco a vivere i piaceri della vita con ... piacere, se prima non mi sento a posto con i miei doveri. Insomma ... perchè qualcuno ha cablato nella mia mente che prima viene il dovere, e solo dopo il piacere? 

Torno al lavoro,al dovere,  pensando ad  un piacere futuro, avendo presente ciò che scrisse Giacomo Casanova nella sua autobiografia:

Felici quelli che senza nuocere a nessuno sanno procacciarsi il piacere, e insensati gli altri che si immaginano che l'Essere Supremo possa rallegrarsi dei dolori e delle pene e delle astinenze ch'essi gli offrono in sacrificio.



lunedì 1 luglio 2013

Educazione Siberiana

Avevo letto critiche molto diverse tra loro, su questo libro (da cui è stato anche tratto un film, che non ho visto), ma l'ho affrontato senza particolari preconcetti.


Una volta terminata la lettura, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata le seguente domanda: "tutto qui?"

Il libro (come dice il titolo stesso, quindi non rivelo nessun dettaglio)  racconta l'adolescenza, con relativa educazione, di un ragazzino (anzi, inizialmente di un bambino) che vive e cresce in Siberia, educato secondo le usanze di criminali incalliti. Tutto il racconto è infarcito di usi, costumi, credenze e riti di questo gruppo di delinquenti, spiegando i codici d'onore che erano alla base dei loro comportamenti, e il lettore viene guidato in una specie di girone dantesco in cui ogni "colpevole" è sottoposto ad una "giusta" punizione, con una esaltazione ed una gistificazione della violenza quale (quasi) unico mezzo per sopravvivere in un mondo di vinti e di vincitori.

Essendo quindi più una cronaca che un vero romanzo (o almeno avendone le apparenze) il libro non ha un vero e proprio filo conduttore, se non il destino del protagonista che si realizza attraverso tutta una serie di episodi anche cruenti ma abbastanza fini a se stessi. Tutto sommato una lettura decente, ma non abbastanza per giustificare il costo del libro