giovedì 28 febbraio 2013

Alberto Sordi

E' il decennale della scomparsa di Alberto Sordi, e mi piace ricordarlo con un messaggio positivo, un messaggio che invita tutti a prendere la vita un pò più alla leggera, che tanto le cose cattive sono sempre dietro l'angolo,  e farsi il sangue amaro per le piccole difficoltà quotidiane non ne vale proprio la pena.

Buon ascolto.

mercoledì 27 febbraio 2013

La posta del cuore

Ebbene lo confesso, quando il venerdì con La Repubblica mi consegnano anche l'inserto settimanale, Il Venerdì appunto, tra le prime cose che vado a a scorrere c'è la rubrica de La Posta del Cuore di Natalia Aspesi.

Mi sono spesso chiesto se le lettere siano vere o no (tempo fa è venuto fuori che una serie di lettere, regolarmente pubblicate, erano state scritte, con mittenti diversi, dalla stessa persona), ma in fondo non è importante, perchè l'essenziale è che siano credibili.

In realtà, leggo la rubrica non tanto per le storie, che alla fine si somigliano tutte, amori impossibili, tradimenti, lui che non trova una lei, lei che non trova un lui (sembra strano, ma molti si cercano senza trovarsi), lei che ha perso lui per un'altra, lui che ha perso lei per un altro, ma per le risposte della Aspesi. Signora arguta, forse a volte eccessivamente "tranchant" , innamorata dei suoi gatti ben più che degli uomini,  spesso con ragionamenti  non condivisibili ma rispettabili, ed un messaggio dominante (questo si, condivisibile): guardare in faccia la realtà senza raccontarsi balle e cercare di star bene, anzi cercare di star sempre meglio, da soli o in compagnia.

martedì 26 febbraio 2013

Non è mia ...

... ma l'ho trovata stupenda (si ride per non piangere, però!)







                            STU

lunedì 25 febbraio 2013

Qui e ora

Mattia Torre è un artista poliedrico, attore, sceneggiatore (ricordate la serie televisa Boris?)  e scrittore teatrale, ed è l'autore di questa commedia portata alle scena da un duo d'eccezione, Valerio Mastrandrea e Valerio Aprea. E' un attimo unico, in scena all'Ambra Jovinelli fino a domenica 3 marzo (se potete non perdetevelo), che racconta dello scontro (letterale) tra due scooter e delle successive interazioni tra i due guidatori usciti vivi, ma malconci, dall'incidente.


Due mondi molto diversi, quello di un disoccupato che cerca di barcamenarsi in qualche modo per non affondare nel mare della vita e quello di un fascinoso conduttore radiofonico di discreto successo che si autodefinisce "chef motivazionale".

In un confronto che parte sornione ma poi cresce mostrando i peggiori aspetti dell'animo umano, i due si confrontano senza esclusione di colpi fino ad una rivelazione, ed un successivo epilogo (che ovviamente mi guardo bene dal rivelare) permeato di macrabra ironia.

Nel mezzo, una serie di battute di "humor noir" impressionanti, oltre ad una critica per niente velata della attuale tendenza modaiola in campo enogastronomico, come quando parlando di un vino lo si descrive come

"giallo paglierino, timido ma saccente, con una vena minerale tipo Santiago, sentore di more e nota finale di crosta di pane"

o quando ad una ascoltatrice (Clarissa)  che chiede se, nelle orecchiette con i broccoli, gli stessi vadano cotti insieme o se aggiunti già lessati, si risponde:

"Non ti rispondo neanche, voglio che tu lasci quella cucina ora. Prendi il fiato, Apri le finestre, cerca il sole, Clarissa, cercati. Piaciti. Piaciti. Senti. Tutto è più importante di quello che stavi facendo. Clarissa, senti il tuo corpo, la sua corruttibilità. Iniziamo a sentirlo, ok clarissa? Senti I nervi, il sangue le vene, il tuo corpo è una festa immensa, Clarissa. Sperimentalo, ok? i suoi segreti febbrili, l’indecenza di cui è capace, usa la pancia, Clarissa, non la testa. Amati, cercati, sentiti, piaciti, trovati, Clarissa, sbrigati".

Per non parlare di uno stupendo monologo sulla rucola, che termina con il seguente epitaffio:

Rucola.
Sono vent’anni che dura l’equivoco
Basta.
Rucola,
qui e ora,
Tu,
Muori"

domenica 24 febbraio 2013

Romeo, Giulietta e le tenebre

Mi è capitato tra le mani, dopo tanto tempo, questo romanzo breve dello scrittore Jan Otcenasek che racconta  la fragile storia d'amore tra una ragazza ebrea ed uno studente ceco nei giorni delle persecuzioni naziste.

A suo modo è un racconto emozionante, che alterna momenti romantici ad altri che descrivono dettagliatamente un triste contesto di soprusi e di morte.


Le "tenebre" del titolo del libro richiamano ovviamente il buio in cui la crudeltà del regime nazista cercarono di schiaccire l'umanità, non riuscendo però a distruggere il valore di un amore, che richiama anche nella sua drammaticità, un parallelo tra Esther e Paolo ed i più famosi amanti della letteratura. Una storia che si svolge per lo più in una semplice stanzetta in cui Esther viene nascosta da Paolo, e che diventa un cubo magico fuori dal tempo, le cui pareti si trasformano in paesaggi da sogno, più forti della tormenta di odio che infuri a tutto intorno.

"Cosa sarà dopo?" Cosa rispondere? Ci sono mille possibilità. Forse. E forse nemmeno una. e tutto è solamente - forse!

giovedì 21 febbraio 2013

Andrea e Giulia - Finale

Volevo pubblicarlo domani, ma sarà una giornata complicata e probabilmente non potrò accedere al PC. Se lo avessi rimandato a lunedì qualcuno mi avrebbe definito (e non capisco perchè) sadico, e allora eccovi la terza e ultima parte.

__________

 
La mano sinistra di Giulia si muove verso la virilità del ragazzo che si intuiva sotto gli slip e l'afferra. Subito sul suo viso si dipinge incredulità e gli occhi di lei interrogano quelli di lui mentre dalla sua bocca esce un attonito

"ma ...."

Lui la guarda arrossendo, poi abbozzando un sorriso risponde

"Lo so, avrei dovuto dirtelo, ma ho pensato che tanto avevamo deciso che niente sarebbe successo tra noi. Ed anche oggi, credevo che tu non ti saresti presentata"

Lei resta ferma, perplessa e meditativa. Intanto rivive i momenti appena trascorsi, il piacere arrivato naturalmente, grazie ai baci del ragazzo, come mai le era accaduto prima. Guarda il corpo scolpito di di Andrea, i suoi pettorali, il viso regolare con la barba che già comincia spuntare dalla pelle candida. Pensa alle lunghe chiacchierate, alle miriadi di sms e di mail scambiate, agli abbracci rubati nei pochi momenti vissuti insieme. Pensa al suo ragazzo, che mai avrebbe creduto di poter desiderare meno di Andrea, ma che mai l'ha fatta sentire così donna, e pensa alla assurdità dell'intera situazione. Poi  mentalmente si interroga su cosa vuole, e la risposta   esplode chiara e precisa nella sua mente. Come scossa dalla rivelazione, continua a fissare Andrea, gli sorride e poi esclama

"Oh, al diavolo, io voglio te"

e senza nessuna esitazione abbassa gli slip del ragazzo, mette da parte la protesi di silicone che simulava il rigonfiamento inguinale e affonda il suo viso sul suo pube,  cercando l'unico elemento femminile ancora presente sul quel corpo di uomo, decisa a dare anche a lui l'agognato piacere 
 

Composto

Sfogliando un interessante libercolo, da cui credo prenderò lo spunto anche per altri post, ho trovato le seguenti informazioni relative ad un certo composto:
  • Volume medio : da 0,5 a 1 cucchiaino
  • Ingrediente principale: fruttosio
  • Contenuto calorico: 5 calorie per cucchiaino
  • Contenuto proteico: 6 milligrami a cucchiaino

Interessante, vero?

mercoledì 20 febbraio 2013

Andrea e Giulia - 2

Le labbra di Andrea sfiorano di nuovo le guance di Giulia, poi delicatamente scendono lungo il collo e raggiungono il seno destro ormai scoperto, riempiendolo di attenzioni mentre con la mano accarezza l'altro seno, gioiendo dei fremiti che coglie nel corpo della ragazza e dei gemiti soffocati che fuggono alla sua gola.
All'improvviso si ferma, prende in braccio Giulia e la adagia lentamente sul letto, la schiena sul materasso, il bacino sul bordo dello stesso.
"Chiudi gli occhi e non dire niente" le sussurra, poi le sfila le mutandine e si inginocchia tra le sue gambe, che pendono dal letto, e comincia a baciarla nella sua intimità, facendo scorrere lentamente la lingua sul punto più sensibile del suo sesso.

Giulia intanto ha chiuso gli occhi e lascia fluire liberamente le proprie emozioni , sentendo l'eccitazione montare lentamente ma insorabilmente sotto le abili carezze di Andrea, fino ad esplodere in un  piacere immenso che poi la lascia sfinita sul letto dove lui la raggiunge, le si sdraia accanto, la abbraccia, e condivide con lei i dolci  momenti che seguono l'appagamento sessuale.

Dopo molti minuti trascorsi in silenzio, Giulia si solleva  sul gomito e mormora sorridendo maliziosa:

"Ora è il mio turno"

ed allunga la mano verso i boxer attillati di Andrea, che con delicata fermezza  la blocca e le replica:

"Aspetta un attimo, c'è una cosa che devi sapere prima"

"Cosa c'è, forse hai qualche problema di virilità? Vedrai che insieme lo risolviamo, non ti preoccupare"

"No" le risponde Andrea scuotendo la testa  "Non è come pensi ma ... forse sarebbe meglio che ti fermassi. Io sono stato bene, a modo mio sono appagato, e non c'è bisogno di altro"

Giulia lo guarda stupita, ma non intende fermarsi. Guarda decisa negli occhi Andrea, che capisce di non potersi più nascondere, e le  libera il polso. La ragazza allora si solleva in ginocchio accanto a lui, e mentre con la destra scosta il bordo elastico del boxer, vi fa scorrere sotto  la sinistra per raggiungere la virilità di Andrea.

martedì 19 febbraio 2013

Poliamoria e unicità

Stavo ancora ragionando sulla poliamoria, leggendo qui e là sull'argomento, e mi è venuto in mente un pensiero che voglio condividere prima che mi sfugga. In un rapporto monogamo, esclusivo, la donna (parlo da uomo etero perchè mi viene più semplice, ma ovviamente il discorso può essere ampliato facilmente a tutte le varianti del caso) è l'unico oggetto del proprio amore e quindi è "l'unica". In un rapporto poliamorico, ognuna delle donne verso le quali si prova un forte sentimento (vogliamo chiamarlo amore? non lo so, a me il termine sembra troppo impegnativo ... affetto forse?) non può essere l'unica, per definizione, ma secondo me deve essere, è,  "unica", ovvero non sostituibile, perchè in grado di alimentare un sentimento che non ha uguali, anche se ne ha di simili (ben diversa sarebbe la posizione della donna verso la quale si provasse un mero desiderio sessuale, e che non sarebbe nè l'unica nè tantomeno unica, perchè tranquillamente sostituibile con un altra per ottenere lo stesso "risultato").

La difficoltà quidni, in un rapporto poliamorico, è proprio il riuscire a vivere bene il fatto che non si è gli unici, apprezzando però l'essere "unici" e per questo essere stati scelti dal partner, così come il partner, a questo punto, non è necessariamente l'unico, se non perchè ancora non si sono trovati altri partner "unici".

Mi sa che ho fatto una confusione ... unica!

lunedì 18 febbraio 2013

Sono soddisfazioni

La settimana scorsa ho scritto qui di uno spettacolo teatrale cui avevo assistito, La serata a Colono, che mi aveva profondamente deluso. Ne avevo scritto anche con un pò di pudore, perchè mi ero un pò informato prima, leggendo un pò delle recensioni che si trovano in rete (recensioni anche dei principali quotidiani italiani) e non avevo trovato voci negative. Per cui il pensiero dominante era che avessi visto, se non un capolavoro, un ottimo spettacolo ma, ahimè, non l'avevo compreso e apprezzato.

E' stato perciò  con soddisfazione che sfogliando l'allegato del venerdì di Repubblica (Il Venerdì, appunto) ho trovato una intera pagina dedicata allo stesso spettacolo, con una stroncatura al cui paragone il  mio post è un elogio incondizionato. Almeno non sono stato il solo  a giudicare La serata a Colono, citando il mai troppo citato Fantozzi , "una boiata pazzesca"!    

venerdì 15 febbraio 2013

La migliore offerta

Dell'ultimo film di Tornatore avevo sentito parlare molto bene, e mi ero dato da fare per riuscire a vederlo al cinema. Devo dire che il mio giudizio finale non è esaltante. L'idea in sè poteva anche essere intrigante, perchè oltre ad affrontare il tema di un rapporto tra due persone con grande differenza di età  (affrontato più volte, casualmente, in questo), c'era la descrizione dell'incontro tra due persone con evidenti disturbi della personalità. 


Purtroppo però il film non funziona, i personaggi sono troppo stereotipati, quasi caricaturali, l'intera storia ha troppe falle per essere credibile, finale incluso (sia chiaro, non entro in dettagli per quelli che il film devono ancora vederlo), e poi il doppiaggio è quasi scandaloso. Una occasione perduta, a mio avviso.

giovedì 14 febbraio 2013

L'amore è ...

L'amore è ... già, cosa è l'amore?  Escludiamo per una attimo tutti i tipi di amore che sono caratterizzati da un aggettivo: amore materno, amore filiare, amore fraterno, e concentriamoci sul sentimento che possiamo provare verso una persona estranea la cui vita, per caso,  incrocia la nostra.

Esistono persone che incontriamo e che ci sono indifferenti, ovviamente verso di loro non proviano amore. Ci sono persone con cui stiamo bene, con cui si sviluppa una conoscenza profonda, fatta di cose e pensieri in comune, ma niente più, per loro proviamo amicizia ma non amore. Ci sono persone con cui non abbiamo molto in comune ma che fisicamente ci attraggono, per loro possiamo provare infatuazione e desiderio, ma non è amore. 

Ci sono infine (ma so che sarò criticato) persone che con noi hanno molte cose in comune   ma che, per di più, ci attraggono fisicamente. Ecco, secondo me, quando il desiderio verso un' altra persona è fatta di ragione e di sentimento, quando con quella  persona si sta bene sia che si discuta di filosofia sia che si stai abbracciati in silenzio, allora si potrebbe parlare di qualcosa di diverso, anche se forse non di amore. Possiamo definirlo ... affetto?

Ma allora, qual è il confine che separa l'affetto dall'amore? L'intensità del sentimento? L'unicità del sentimento ? O cosa? Insomma,  quando possiamo parlare di amore? O l'amore è una invenzione?

mercoledì 13 febbraio 2013

La merda

Immaginatevi un palcoscenico vuoto, con al centro un trespolo, sul quale si trova appollaiata una donna, completamente nuda (ed il nudo è simbolico) ed in cinta (questo è meno simbolico, è capitato ma, come ci dice Silvia Gallerano mentre ci accomodiamo sulle poltrone del teatro, non è contagioso).

Inizia così il monologo scritto da Cristian Ceresoli per la sua compagna, pluripremiato in vari festival europei,  che parla della  nostra società e dei liquami che ci obbliga ad ingerire ogni giorno. La storia cruda di una ragazza che vuole emergere nella vita  e nel campo dello spettacolo, una ragazza forse un pò ingenua, addirittura sempliciotta, ma che riesce a denunciare l'assenza di valori generata dalla frenesia di apparire. Lo fa raccontando una serie di episodi vissuti in cui ha dovuto ingurgitare boccono amari, puzzolenti fino ad esplodere, uscendone finalmente libera e se stessa.

Mi rendo conto di non essere risucito a descrivere lo spettacolo in maniera corretta, ma credo che sia uno di quegli spettacoli che si può solo vedere, ma non raccontare, troppo legato alla prestazione dell'artista, al suo intepretare in pieno il personaggio anche con passaggi "politicamente scorretti" come quello relativo alla interazione con il compagno di scuola disabile mentale. Monologo un pò troppo duro, in certi passaggi, ma di grande impatto complessivo. Si esce pensando alla porzione di merda che ognuno di noi, chi più chi meno, è stato costretto a mangiare nel tempo, ed ai modi ed ai tempi in cui ce ne si è liberati. A meno che quella sia ancora dentro di noi.

martedì 12 febbraio 2013

Poliamoria

Alzi la mano chi ha  mai sentito parlare di poliamore e poliamoria. Io ne avevo sentito parlare molti anni fa (guarda caso sulla rete) e la cosa mi aveva lasciato perplesso. Anche se con il tempo ho capito che si possono provare sentimenti forti, sia pure "diversi", verso più persone, in alternativa ad un amore profondo e assoluto, perchè un amore profondo e assoluto non lascia spazio ad altro.

La pratica, che in Italia è sconosciuta ai più ma va molto di moda in America, è stata spiegata da una allegra 'triade' ai microfoni de 'Le Iene' domenica sera.

La triade è composta da due ragazzi e una ragazza: il loro è un rapporto amoroso a tre, esente da gelosia, che li ha portati a formare una vera e propria famiglia anti-convenzionale. I tre vivono infatti sotto lo stesso tetto e condividono anche il letto. I tre non condividono proprio tutto il sesso lo vivono separatamente e non in trio. E' la donna della coppia a dividersi fra i due (anche se amette che volentieri farebbe l'amore con entrambe contemporaneamente). Insomma è lei il collante del trio.

Tra l'altro a  loro non basta neanche questa relazione a tre, dal momento che dichiarano candidamente di avere altre relazioni al di fuori del trio e di essere  pronti ad accogliere anche un quarto membro nella loro famiglia.

Ma sarà una storia vera?

lunedì 11 febbraio 2013

A.A.A. Cercasi

... per uomo di una certa età, ma a volte anche di età incerta, accompagnatrice/badante occasionale, età tra i 25 ed i 30 anni (età mentale, non fisica), decente presenza, buona cultura, disponibilità a viaggiare (con la mente, non con il corpo), amante della letteratura, amante del cinema, amante del cibo, amante della lingua italiana, amante del dialogo, insomma ... amante. Si richiede flessibilità di orari ed ampia capacità di adattamento, significativo bagaglio emotivo e propensione alla condivisione dei propri pensieri.

Inviare CV dettagliato, possibilmente con foto, a: oldman@oldman.com . Asternersi perditempo.

Andrea e Giulia

Ed il giorno del destino è arrivato, Andrea e Giulia hanno deciso di rompere gli indugi e di rivedersi, nonostante avessero giurato a loro stessi che non sarebbe più successo. Due mondi diversi che si sono incontrati per caso, due destini distinti che in un determinato istante si sono trovati fusi in una unica entità. Come  camminare e trovarsi all’improvviso sull’orlo di un baratro, e fissarlo affascinati, con da un parte la paura di cadervi dentro, e dall’altra il desiderio di provare l’ebbrezza della caduta.
Così Andrea e Giulia si sono tirati indietro, si sono fermati, bloccati da troppi pensieri, da troppi timori,  e per evitare tentazioni hanno deciso di non vedersi più. Fino a ieri. Poi uno dei due ha mandato un sms, e tutto è ripartito. Si incontrano all’angolo della strada, si salutano con finto distacco, impacciati, poi si dirigono verso l’albergo. La camera è anonima, un ampio letto matrimoniale, una armadio, un tavolino con una sedia ed una lampada, le persiane parzialmente abbassate, le tende tirate, la penombra maschera il rossore che è spuntato su entrambi  i visi. Si avvicinano, le mani di lui sulle braccia di lei, gli sguardi che si incrociano, i visi si avvicinano, poi un lungo abbraccio silenzioso prima che le   loro labbra si cerchino, e si trovino.
Come le acque di un lago a lungo bloccate da una diga ormai crollata,la passione travolge a quel punto  Andrea e Giulia, ed i loro corpi si stringono e si uniscono, le mani si accarezzano, le lingue si assaggiano, nonostante l’ostacolo dei vestiti. Solo dopo, molto dopo, Andrea comincia a sbottonare lentamente la camicetta  di Giulia. Lei lo guarda, poi si allontana e mormora: “Faccio io, tu spogliati”
Pochi secondi, e sono entrambi quasi nudi, una immotivata pudicizia porta entrambi, quasi si fossero messi d’accordo, a restare in biancheria intima, boxer attillati neri per lui, completo verde bottiglia per lei. Si guardano, sorridono del loro stesso pudore, poi si abbracciano di nuovo. Questa volta il calore della pelle non è più filtrato, e l’abbraccio è ancora più lungo ed intenso, quasi che vogliano prolungare all’infinito questo momento iniziale.  Ad un certo punto Andrea,   sempre abbracciando Giulia, le slaccia delicatamente il reggiseno,  allentando l’abbraccio quanto basta per far sì che cada per terra.
(segue ... forse!)

venerdì 8 febbraio 2013

Diario minimo

Questa mattina mi sono svegliato come al solito alle 6 e 30, come al solito ho preparato una ciotola con dei kiwi tagliati a pezzettini, poi ho bollito dei tranci di pesce ed ho preparato un contenitore doppio con il pesce e delle zucchine trifolate da una parte e un quarto di ananas tagliato a pezzetti dall'altra, infine mi sono lavato, ho fatto la barba e mi sono vestito.

Ma non è stata una mattinata come tante, sono uscito prima del solito ed invece di recarmi al lavoro mi sono recato in un ufficio pubblico, dove ho aspettato due ore per poter apporre una firma, anzi due, su dei documenti. Tutto qui, due minuti per chiudere definitivamente una certa questione. Eppure dietro quei due minuti c'era la storia di un grande fallimento. 

Poi un caffè al bar,  con la piacevole compagnia di due begli occhi incorniciati in un altrettanto bel viso  di una ignara signorina (tranquilli, non ho tentato nessun approccio da maniaco sessuale, è che mi colpiscono i visi delle persone, ed un bel viso lo trovo gradevolissimo da guardare, e da ammirare) e, andando finalmente verso l'ufficio, un supplì, anzi due, in un piccolissimo locale di Testaccio ... tanto per farmi del male, se non nel corpo (i supplì erano ottimi) nello spirito,  e meno male che non ho preso il loro trapizzino con pollo alla cacciatora!

La serata a Colono

La serata a Colono è l’ unica opera per il teatro di Elsa Morante, ispirata all'Edipo a Colono di Sofocle: pubblicata ne “Il mondo salvato dai ragazzini”, non era mai stata rappresentata prima che, a gennaio di quest'anno, esordisse a Torino per poi arrivare al teatro Argentina di Roma.

Messa in scena sontuosa, con la regia di Mario Martone, musiche originali del premio Oscar Nicola Piovani eseguite dal vivo, ed un gruppo di ottimi attori che supportano Carlo Cecchi, novello Edipo contemporaneo che, al termine del suo percorso terreno, si confronta con la propria coscienza.  

Originale la ambientazione in un ospedale psichiatrico, con gli ospiti che ampliano lo spazio della scena estendendolo alla platea, e brava Antonia Truppo ad interpretare una ingenua Antigone, ma  tutto questo non  basta a rendere godibile lo spettacolo, che nel lungo monologo che è alla base del lavoro, e che occupa più di un'ora dei 90 minuti dell'intero spettacolo, si perde completamente e non riesce a coinvolgere lo spettatore che assiste impassibile, frastornato e forse anche annoiato, a deliri senza senso declamati con tono monocorde e con qualche incertezza. In conclusione, se per decine di anni questo testo era rimasto chiuso nel mondo dei libri senza mai trovare spazio nei teatri, forse un motivo c'era, ed era meglio continuare a lasciarlo in pace dove era.

giovedì 7 febbraio 2013

Oi Dialogoi

Dialogo tra un padre (P) ed un figlio (F)
F: ‘A pà, te la ricordi Giulia, la mia ex compagna di scuola al liceo?
P (cercando di fare mente locale) : Giulia? Chi , quella ragazza diciamo un po’ sovrappeso?
F (ridacchiando): chiamala sovrappeso!
P: si, certo che la ricordo
F:  L’ho incontrata la settimana scorsa all’università, anche lei sta facendo la specialistica, ma in Filosofia, sempre stata un po’  filosofa quella
P:  E allora?
F: Allora, meno male che mi ha salutato lei, che io non l’avrei mica riconosciuta. S’è dimagrita ‘na cifra, nun te so dì quanto, perché con lei parlare di peso  era ‘mpossibile, argomento tabù, ma ad occhio e croce avrà perso almeno 50 chili. Sarà che c’aveva addosso anche il cappotto che camuffava, ma il viso era la metà, ed era proprio carina, un bel taglio di capelli, e pure sorridente, si ce penso a come era ai tempi della scuola nun ce posso quasi crede
P:  Buon per lei, era ora che si decidesse a fare qualcosa
F: Ma lo sai cosa m’ha detto Marika ? (un’altra ex compagna di scuola n.d.r.)
P : No, cosa?
F: Pure lei fa filosofia anche se sta indietro, e l’ha vista più volte in facoltà, in compagnia di uno che deve esse ‘na cifra più vecchio di lei
P: Sarà il padre
F (ridacchiando) : Se se , il padre, perché ora cor padre ci si abbraccia e ci si bacia appassionatamente prima di salutarsi
P: vabbè, saranno fatti suoi
F (pensieroso): ‘A pà, secondo Marika quello c’ha più di cinquant’anni, ma te pare possibile? Come fa ‘na ragazza a stà insieme a uno che c’ha più der doppio della sua età?  Manco a dì che è una questione di sordi che Giulia nun c’ha problemi da quer punto de vista. Ma tu, te ce metteresti con una che c’ha la metà dei tuoi anni?
P (vago ma pensieroso): ma che razza di discorsi fai? A parte il fatto che sono impegnato, ti pare che una ragazza potrebbe essere interessata a me?
F (guardando il padre con occhio clinico): bè, in effetti ...

mercoledì 6 febbraio 2013

Siamo vicini al baratro

Sostiene giustamente  il cardinale Angelo Bagnasco, commentando la notizia che in Francia è stato dato il primo, importante "SI" alla legge che estende il matrimonio anche alle persone dello stesso sesso. Aggiungendo che "Molti paesi europei hanno varato leggi sbagliate su vita, famiglia, libertà, non crescono in civiltà più umana e solidale, semmai più individualista e più regressiva".

Ora anche in Inghilterra si è ad un passo dall'approvare una legge simile (e loro hanno già da anni la Civil Partnership), per cui Francia ed Inghilterra presto si aggiungeranno  ad Olanda, Belgio, Norvegia, Svezia, Danimarca, Islanda, Spagna, Portogallo in cui il matrimonio tra due persone dello stesso sesso è legale. Dell'europa occidentale, escludendo l'Italia, manca solo la Germania che però ha i "contratti di  vita comune" che oggi danno sostanzialmente gli stessi diritti di chi ha contratto matrimonio, compresa la possibilità di adottare e di assumere un unico cognome. Tutti paesi che evidentemente nel baratro sono ormai precipitati, non mi sembra con particolari danni.

Che dire, non ci resta che sperare che prima o poi, visto che siamo vicini al baratro, qualcuno ci dia una bella spinta!

N.B.: a dimostrazione della schizofrenia tutta italiana,  una sentenza della Cassazione nella scorsa primavera ha sancito il principio per cui in Italia non può essere riconosciuto un matrimonio omosessuale regolarmente registrato in un Paese estero, ma allo stesso tempo la coppia ha il diritto legale a ricevere un "trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata". della classica serie: un colpo al cerchio ed uno alla botte
N.B. Bis: In Italia la "apertura" della chiesa è quella di ribadire, ancora una volta, che effettivamente esistono delle situazioni che vanno regolamentate ma questo va fatto "attraverso soluzioni di diritto privato e prospettive patrimoniali all'interno dell'attuale Codice civile". Non sarebbe il caso che, dando a Cesare quel che è di Cesare, la chiesa si limitasse a preoccuparsi delle sue pecorelle invece di mettere il naso nelle questioni dello Stato Italiano? 

Django

Ne avevo letto e sentito parlare, alla fine, dopo un paio di tentativi andati a vuoto, sono riuscito finalmente  a vederlo. Bello, accattivante, ben recitato e ben diretto, quasi 3 ore di film che scorrono senza annoiare (e non è poco). Un inevitabile eccesso di salsa di pomodoro sparsa qui e là, marchio di fabbrica di Tarantino, un paio di scene un pò troppo crude durante le quali la telecamera indugia su dettagli "splatter", ma nel complesso un film che vale il prezzo del biglietto. C'è chi dice che Tarantino si è ispirato, e non solo per il nome del protagonista, ai film di Corbucci, io ci ho visto anche un pò del mitico Sergio Leone ma anche l'ironia dei primi film del duo Terence Hill - Bud Spencer (solo che questi non spargevano sangue), nonchè un riferimento a Mezzogiormo e mezzo di fuoco di Mel Brook e perfino uno a Taxi Driver. Il film è arrichito con musiche di Bakalov e di Ennio Morricone, e c'è anche un cameo di Franco Nero, che è stato Django nel film di Corbucci  del 1966.

(immagine scaricata da WEB)

E veniamo alle note stonate, che non riguardano il film ma, come già in passato, gli spettatori. Capisco come possa essere più bello vedere un film in compagnia, ma capisco meno come, nel bel mezzo di una scena intensa, ci si possa distrarre ed abbandonarsi ripetutamente  a pesanti effusioni, pensando di approfittare dell'oscurità della sala. Tanto che ad un certo punto, visto che per fortuna il cinema era semideserto ed i posti non numerati, ho preferito spostarmi per continuare a godermi il film in santa pace e non invadere la "privacy" dei due "ggiovani" che avevo davanti. Che poi in un cinema non si possono certo fare le stesse cose che si possono fare, che so, in una macchina. Ma non potevano aspettare? O forse era una coppia che si eccitava alla vista del sangue? Mah ...

martedì 5 febbraio 2013

Il sesso degli angeli

Un lunedì pomeriggio come tanti, freddo ma assolato, in cui il lavoro mi porta in giro per Roma e mi regala anche un'ora di buco. E  non è che lo faccio apposta, ma sto lì, su uno dei sette colli di Roma, e le gambe si muovono da sole, su una leggera salita, e mi conducono, in una specie di pellegrinaggio, fino all'ingresso della chiesa dei SS. Quattro Coronati.

Ricordi lontani, ma non per questo meno vividi, richiamano quel basso muretto e l'ingresso al primo dei due cortili (caratteristica molto particolare, unica a Roma) che conducono alla chiesa. Per allontanarli mi inoltro nel secondo cortile ed esploro il complesso. Non mi dilungherò a parlarne, perchè meglio di me lo descrive questo blog  (il cui nome già un paio di volte ho preso in prestito come titolo di un mio post). Mi limito a confermare e rafforzare ogni parola che leggerete in quel post, e a ribadire che vale la pena di prendersi un'ora di tempo per visitare con calma l'intero complesso: l'oratorio, la chiesa ed il chiostro.

Voglio però aggiungere un piccolo contributo "originale" alla trattazione di "Dice che a Roma ...", sarà che questa chiesa a me richiama visioni angeliche (ma direi molto poco sacre, anzi piuttosto profane): se guardate in alto, nell'abside della chiesa, vedrete un bell'affresco che rappresenta la "Gloria di Tutti i Santi" dipinto nel 1630 da Giovanni Manozzi, affresco che fu subito indicato dal popolo come "Coro delle Angiolesse". Perchè tra i vari santi  si distinguono chiaramente anche degli angeli che sono , inequivocabilmente,  di sesso femminile. Altro che asessualità degli angeli!


Devo confessare che è con un grande sforzo di volontà che, scaduta l'ora a mia disposizione, abbandono la chiesa e torno alla realtà.

lunedì 4 febbraio 2013

Ancora politica

Per un intero fine settimana sono riuscito a non leggere i giornali e non andare su internet (la TV già non la vedo normalmente), risparmiandomi così un po' di risate.

Ma, lo ammetto, sarebbero state risate amare, perchè sentire qualcuno che, nella  attuale situazione economica italiana, promette di levare l'IMI, restituire quella già pagata, abolire l'IRAP per le aziende, è quasi più osceno che  ricordare che lo stesso qualcuno nel 2010 aveva affermato che il suo governo avrebbe sconfitto il cancro in tre anni (peccato che poi i comunisti lo abbiano costretto a rinunciare).

Insomma, mi sa che davanti a  simili buffonate, devo ricredermi sul mio orientamento astensionistico ed andare a votare. Oppure emigrare. E mi viene in mente il grande Petrolini che pare abbia urlato a uno spettatore che insisteva a disturbarlo dal loggione: "Non ce l' ho con te, ma con quello che ti sta accanto, perche' non ti butta giu' "

venerdì 1 febbraio 2013

Quando il Piemonte scende a Roma ...

... può accadere di tutto. Può accadere che il gestore di un agriturismo nel cuneese incontri un genio della panificazione della capitale, e ne venga fuori un menù che include:
  • Tonno di coniglio, bagna cauda e vitello tonnato
  • Ceci e costine
  • Hamburger di carpione di pollo (con uno speciale pane ai funghi)
  • Bunet
Può accadere che si possano degustare tre birre della Extraomnes (microbirrificio lombardo):

La Migdal Bavel, servita come aperitivo (io ci ho aggiunto delle patatine fritte per non bere a stomaco vuoto), caratterizzata dall'uso della mirra oltre che da altre spezie (credo anche del pepe).

La Zest, una delle ultime nate ma già di successo, caratterizzata da note agrumate ma anche sentori di spezie pare dovuti  ai lieviti, che si sposava benissimo con il tonno di coniglio.

e la Devochka, una birra che si ispira allo stile trappista che offre prima una sensazione dolce e poi l'amoro deciso e persistente dei luppoli. Non male con i ceci.

e poi la Prunus della Birra del Borgo, una delle loro sperimentazioni ottenuta utilizzando delle ciliegie (Prunus Avium o Cerasus) per aromatizzare una classica Duchessa. Birra agro dolce che è riuscita a bilanciare l'aceto del carpione in maniera quasi perfetta.

per terminare con la Xyauyù, una birra che ... non sembra una birra ma che all'assaggio ricorda ottimi vini liquorosi (eppure Teo Musso spergiura che è fatta con malto d'orzo, acqua, luppolo e lievito ... pare che il trucco stia nella lunga ossidazione cui è sottoposta), e che si è dimostrata la compagna ideale di un dolce al cioccolato come il bunet

... ed alla dieta per un giorno, anzi per una sera, ho evitato di pensare!