martedì 12 marzo 2013

L'orchestra di Piazza Vittorio

Piazza Vittorio, a Roma, più esattamente Piazza Vittorio Emanuele II (ma credo che pochi ne conoscano il nome completo), forse a causa della vicinanza con la stazione, forse perchè quartiere che nel dopoguerra ha subito una lenta ma inesorabile decadenza, è diventato già alla fine del secolo scorso un luogo abitato e frequentato da emigranti provenienti da molti paesi africani, asiatici e delle americhe.

Nel 2002 uno dei membri degli Avion Travel cercò di mettere insieme le musicalità che si coglievano in vari angoli della zona con un progetto, descritto anche in un pluripremiato documentario, per la creazione di una orchestra multietnica, appunto L'orchestra di Piazza Vittorio.

Orchestra che da allora si esibisce con successo in Italia ed all'estero, e che in questi giorni è in scena al Teatro Olimpico con "Il giro del mondo in 80 minuti", uno spettacolo gradevolissimo anche perchè le varie esibizioni musicali si susseguono secondo un preciso, seppur esile,filo logico, ed arricchite da una scenografia semplic ema accattivante, che ben sfrutta gli attuali mezzi della grafica computerizzata.

Circa due ore di musica (incluso l'immancabile bis) che volano incantando spettatori di ogni età, attingendo a sonorità diverse e ricche di contaminazioni, con  belle sensazioni che accompagnano anche dopo che lo spettacolo è, ahimè, terminato.

4 commenti:

  1. ti farò sapere perchè lei, giovane, non l'ha molto apprezzato... lo sai che i membri e di conseguenza lo stile e la musica cambiano di continuo? io li vidi tre anni fa almeno, all'auditorium, e parecchio tempo prima mi era capitato il cortometraggio che spiegava tutta la genesi di quel bel progetto, nato per mettere insieme, attraverso la musica, persone e culture tanto tanto diverse tra loro...
    infatti mi sembrò un miracolo poter armonizzare musiche così differenti. un miracolo di equilibrismo !

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  2. sì certo...ma anche da profano (almeno io lo sono, per la musica) mi sembra che lo sforzo fatto dal maestro possa esser stato enorme !! armonizzare la musica afro con quella europea classica e con quella balcanica non è mica uno scherzo !

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    1. in realtà lo sforzo, credo, sia quello di far condividere, e convivere, culture ed esperienze diverse.

      Così un africano si può trovare a suonare, ed apprezzare, ed esaltare musicalmente, una melodia indiana utilizzando ilsuo strumento. Credo si chiami "contaminazione" :-) ed è piacevole, in questo contesto!

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