venerdì 8 febbraio 2013

La serata a Colono

La serata a Colono è l’ unica opera per il teatro di Elsa Morante, ispirata all'Edipo a Colono di Sofocle: pubblicata ne “Il mondo salvato dai ragazzini”, non era mai stata rappresentata prima che, a gennaio di quest'anno, esordisse a Torino per poi arrivare al teatro Argentina di Roma.

Messa in scena sontuosa, con la regia di Mario Martone, musiche originali del premio Oscar Nicola Piovani eseguite dal vivo, ed un gruppo di ottimi attori che supportano Carlo Cecchi, novello Edipo contemporaneo che, al termine del suo percorso terreno, si confronta con la propria coscienza.  

Originale la ambientazione in un ospedale psichiatrico, con gli ospiti che ampliano lo spazio della scena estendendolo alla platea, e brava Antonia Truppo ad interpretare una ingenua Antigone, ma  tutto questo non  basta a rendere godibile lo spettacolo, che nel lungo monologo che è alla base del lavoro, e che occupa più di un'ora dei 90 minuti dell'intero spettacolo, si perde completamente e non riesce a coinvolgere lo spettatore che assiste impassibile, frastornato e forse anche annoiato, a deliri senza senso declamati con tono monocorde e con qualche incertezza. In conclusione, se per decine di anni questo testo era rimasto chiuso nel mondo dei libri senza mai trovare spazio nei teatri, forse un motivo c'era, ed era meglio continuare a lasciarlo in pace dove era.

3 commenti:

  1. il monogolo nel teatro è un suicidio. A me che non sia particolarmente brillante o interessante e certo non monocorde... ti confesso che in passato mi è capitato di addormentarmi... he he

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    1. io sono stato lì lì per farlo ... ma prossimamente parlerò di un altro monologo tutt'altro che noioso.

      Non è vero che tutti i monologhi sono noiosi, ma certo sono più a rischio di altri spettacoli

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  2. Elsa Morante evoca sempre in me il ricordo del libro che la prof ci diede da leggere in una estate tra le più noiose della mia vita. Leggere "La storia" è stata tra le cose più faticose. A quei tempi. Perchè a distanza di tempo,invece,m'è piaciuto molto. Chissà..magari anche con questo spettacolo...Certo è che i monologhi son difficili..non me ne intendo eh,però riuscire a mantenere viva l'attenzione è un'arte,specie se si parla di monologhi..secondo me..poi,ripeto..non me ne intendo e non ho visto nè credo vedrò questo spettacolo..quindi..

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