venerdì 30 novembre 2012

Giornata Mondiale per la lotta contro l'AIDS

Domani 1 Dicembre si celebra la Giornata Mondiale per la lotta contro l'AIDS

Se guardiamo all'Italia ed ai dati ufficiali, sulla cui completezza  non mi sentirei di giurare, si vede che quelle che erano le categorie più a rischio (omosessuali maschi e tossicodipendenti) ora non lo sono più, probabilmente perchè le campagne di sensibilizzazione hanno funzionato, ed oggi la maggior parte delle nuove diagnosi di HIV riguarda uomini e donne eterosessuali.

Direi che è importante anche notare   come grazie alle nuove medicine l'HIV si sta trasformando sempre più in una malattia cronica, una malattia che si può molto spesso tenere a lungo sotto controllo con i farmaci potendo vivere una vita quasi normale, anche se molto controllata.

Io conosco diverse persone sieropositive; nessuna di loro, per fortuna, è passata dallo stato di sieropositività a quello di AIDS conclamato e spero che questo non accada mai. Che la ricerca continui a fare progressi sulla strada della cura della malattia, e che l'informazione consenta di ridurre sempre più le nuove sireopositività. La strada è ancora lunga, ma la si sta percorrendo.

Ostinazione

"Perchè mi ostino  a dare un nome a questa felicità? Lascia che accada! Lascia che sia! Smettila di far resistenza prima ancora di cominciare! Hai bisogno di ciò di cui hai bisogno! Fattene una ragione!"

A volte un breve paragrafo di un libro ti colpisce come  un pugnale. Sembra stato scritto apposta per te anceh se sai che non è possibile. A volte nella vita, raramente, accadono delle cose belle, e a queste cose cerchi ostinatamente di dare una spiegazione logica: perchè è capitata, perchè proprio adesso e non ieri oppure domani, perchè in quel modo e non in un altro. Ti rifiuti di prendere atto che è capitata e basta. E' capitata perchè doveva capitare, e l'unica cosa sensata da fare è non farsi domande e viverla. 

Ma l'uomo è fatto per farsi delle domande, anche quelle a cui sa che non è possibile dare una risposta definitiva. L'importante è non rinunciare a questa cosa in attesa di capirla, in attesa die risposte che probabilmente non arriveranno mai!

giovedì 29 novembre 2012

Figli

Con la approvazione anche del Senato, è finalmente diventata legge la modifica del codice civile che elimina qualunque discriminazione tra figli legittimi (ovvero nati all'interno del matrimomio) e figli naturali. D'ora in poi per la legge non ci sarà nessuna differenza, tanto che nel codice civile si parlerà solo di "figli" senza nessun attributo associato. Tutti i figli hanno gli stessi diritti, e gli stessi doveri, verso i genitori e verso i parenti in generale (pochi lo sanno, ma fino ad ieri un figlio "naturale" non era per la legge parente dei nonni o degli zii,  il legame familiare si fermava ai genitori)

Eppure ci sono voci di protesta, Alfredo Mantovano del PdL parla di "sacralizzazione dell'incesto" e a Binetti (UDC)  sostiene che la legge ha messo  " in primo piano la drammatica patologia di una famiglia colpita da uno dei crimini più gravi che si conoscano: l'incesto".

Parole dure, che mi hanno indotto a cercare di capire le ragioni di simili affermazioni  a chiedermi cosa abbia introdotto la legge di così stravolgente nei confronti dell'incesto. Ora io non sono un legale, ma ancora una volta mi pare che ci siano dietro a certe obiezioni dei voli pindarici difficilmente comprensibili, così come quelli (stessa fonte) che sostengono che i matrimoni omosessuali minerebbero la "famiglia tradizionale".

Andando a spulciare la legge, credo che la causa delle paure della Binetti & Co sia la seguente modifica dell'articolo 251

"Art. 251. –
(Autorizzazione al riconoscimento) – Il figlio nato da persone, tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinita` in linea retta, puo` essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessita` di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio."

Dire che questa modifica "sacralizza" o "sdogana" l'incesto (che resta ovviamente un reato punibile a sensi del codice penale)  a me pare un triplo salto mortale carpiato all'indietro. Da quel che capisco, questo articolo dà la possibilità ad un figlio, per il suo esclusivo interesse, di essere riconosciuto dal padre anche nel caso di incesto. Ovvero di accedere ai vantaggi soprattutto ereditari che fino ad ora gli erano negati. Non dà al genitore colpevole di incesto nessun diritto sul figlio, non depenalizza l'incesto, non lo rende meno grave, ne rende meno gravi le conseguenze fisiche (più che morali) sul figlio, non ha nessuna relazione con il riconoscimento della patria potestà  ecc.

Oppure, come a volte capita, non ci ho capito niente e c'è qualcosa di fondamentale che mi sfugge. Ma cosa?

mercoledì 28 novembre 2012

Parole

Ultimamente mi nutro molto  di parole, di parole scritte, di parole lette, oltre che di parole dette. E spesso entro in crisi di astinenza, quando le parole non arrivano, quando non riesco a scriverle o quando non arrivano dal di fuori, quando il silenzio assordante della non comunicazione, scritta, non verbale, mi circonda.

Ho bisogno di parole come ho bisogno di aria e di cibo, per far vivere la mente, e non solo il corpo.

A volte mi riduco a rileggere parole già lette, e riesco perfino a scoprirci significati nuovi, a leggerle con occhi diversi.

No, non mi sto chiudendo in me, per fortuna, non sto rinunciando alla parola detta, allo scambio diretto. Ma quando questo non è possibile, quando la vita non lo consente, ringrazio il fatto che oggi la posta, con il suo formato elettronico, è molto più veloce di un tempo. Una vecchia pubblicità della Telecom recitava più o  meno "Una telefonata ti allunga la vita", non so se vale lo stesso per le mail, di certo la possono rendere più bella.

Il Servo di Scena

Il teatro nel teatro non è una novità, non lo sono commedie che parlano di teatro, ma il Servo di Scena (cui ho assistito al Teatro Argentina) è senz'altro una delle più riuscite. Chi è il Servo di Scena,  traduzione dell'intraducibile The Dresser del titolo originale della commedia di Ronald Harwood? è l'assistente, confidente, segretario tuttofare del primo attore di una compagnia che rappresenta le opere di Shakespeare  nell'Inghilterra della seconda guerra mondiale.

Il servo di scena è l'unico che, quando l'attore, già anziano, è vittima di un malore, crede ancora nella sua capacità di reagire, e lo conforta, lo lusinga, lo stimola affinchè non rinunci alla recita già programmata del Re Lear. E ci riesce, lo aiuta a ricordare le battute, lo risveglia dallo stato catatonico in cui è caduto, tanto che la sua interpretazione viene riconosciuta da tutti, spettatori e compagnia,  come memorabile.

Al rientro in camerino l'attore fa leggere al servo di scena l'incipit delle sue memorie, in cui ringrazia tutti coloro che gli sono stati vicino, dalla compagna (nella vita e sul palcoscenico) fino all'ultimo addetto alle luci. Tutti quanti sono stati ricordati eccetto proprio il servo di scena, e l'assistente alla regia, da sempre innamorata del grande artista. Ma prima che il servo di scena possa esprimere il suo disappunto, il grande artista chiude gli occhi per l'ultima volta, lasciandolo solo, senza più nessuno da servire, e senza neanche il ricordo di un grazie, di un riconoscimento per la sua dedizione. 

Bella la commedia, bravi gli attori, di effetto la scenografia che operando su due piani sovrapposti consente di rappresentare al tempo stesso il dietro le quinte ed il palcoscenico del Re Lear, triste il finale: c'è a chi il destino riconosce una dignitosa uscita di scena (il vecchio attore con la sua ultima grande intepretazione) e chi non ha diritto a niente.

E mi vengono nella mente  considerazioni sulla vita dell'attore  che  dice “Sono stufo di dipingermi la faccia sera dopo sera, di mettermi vestiti non miei” ma non può fare a meno di continuare a recitare, perchè quella è la sua vita (e quanti di noi, più omeno consapevolmente, recitano la propria parte, indossano panni diversi da qeulli che vorrebbero indossare, nella commedia, tragedia o farsa della vita?). O sulla vecchiaia che rende inabili, come quando l'attore consapevole del suo stato  dice al servo di scena: “Devi dire al burattinaio di cambiarmi i fili”. O sui rapporti di dipendenza che si possono sviluppare tra una persona di grande carisma, l'attore, ed un'altra  debole, alcolista, nevrotica ed al tempo stesso capace di vivere il suo ruolo di assistente con totale dedizione. Rapporti che, come in questo caso,  restano nel tempo di pura dipendenza, senza umanità,   senza reciprocità e reale calore. Sul palcoscenico così come nella vita.

martedì 27 novembre 2012

Villa Celimontana

Villa Celimontana, sulla somità del Celio (uno dei sette colli su cui venne fondata, secondo la tradizione, Roma) è uno dei tanti parchi pubblici di Roma, risultato della trasformazione di una villa, Villa Mattei, costruita verso la fine del XVI secolo e sotto la quale sono stati ritrovati interessanti resti di ricchi edifici romani.

Era molto tempo che non capitavo da quelle parti così l'altro giorno, approfittando della bella giornata e di un momento di pausa tra un impegno e l'altro, ci sono entrato con l'intenzione di andar avanti nella lettura di un interessante libro di Philip Roth, e mi sono seduto su una panchina in uno dei suoi angoli più tranquilli. Quello in cui, al centro di uno largo spiazzo, troneggia l'obelisco egizio di Ramsete II, proveniente dal Tempio del Sole a Eliopoli (tra le varie leggende che lo accompagnano, c'è quella secondo cui la sfera alla sua somità conterrebbe le ceneri di Augusto).

(immagine presa dal WEB)

Distogliendo ad un certo punto gli occhi dalla lettura, mi sono accorto che proprio sulla panchina  opposta alla mia, parzialmente nascoste dal piedistallo dell'obelisco, erano sedute due persone. La curiosità non è solo femmina, e così invece di riprendere la lettura, mi sono fermato a guardale. Lei era una ragazza giovane, forse giovanissima (a giudicare dai suoi movimenti più che dai suoi lineamenti che distinguevo a malapena)  lui forse un pò più grande ma non ne sono sicuro. Quello che è certo è che erano abbracciati (anche se abbracciati non rende l'idea, forse il termine giusto è: aggrovigliati tra di loro) e si stavano scambiando affettuosità in un modo così intenso ed al tempo stesso così delicato, da catturare completamente la mia attenzione. Tanto che ad un certo punto anche loro si devono essere accorti del mio sguardo, perchè si sono un pò ricomposti, pur restando abbracciati sulla panchina a parlare ed ad accarezzarsi. Io sono arrossito al solo pensiero di essere stato scambiato per un guardone (anche se, in effetti, li stavo guardando, quindi tecnicamente lo ero) ed ho abbassato di nuovo  gli occhi sul mio libro, ma invece di riprendere a leggere, ho continuato ad elaborare i pensieri che mi stavano vorticando per la mente. 

Pensavo alla spensierata gioventù che permette di vivere l'amore, l'attrazione, l'affetto in maniera totale, al di fuori dal tempo e dallo spazio, senza tutte le infrastrutture degli adulti con i loro, i nostri, "se" e "ma", con la capacità di gioire di un bacio profondo, di una carezza,  di tutte le espressioni della sensualità e di apprezzarli nella loro pienezza e profondità.

Pensavo a Lorenzo de Medici ed il suo Trionfo di Bacco ed Arianna di cui tutti conosciamo l'incipit

Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

 che è tutto un inno a cercare e vivere la felicità

Pensavo al tempo che passa, e mi chiedevo se quelle sono solo cose da giovani, se da adulti è possibile vivere, o rivivere, simili situazioni e lasciarsi andare chiudendosi alle spalle, sia pur per un breve periodo di tempo, le preoccupazioni, gli impegni, i doveri, tutti i fardelli che la vita, e spesso noi stessi,  ci ha messo sulle spalle, impedendoci di volare di nuovo nel cielo come un gabbiano

Pensavo a quella citazione tratta da "Le Fate Ignoranti" che ho già riportato in passato

Che stupidi che siamo,
quanti inviti respinti, quanti...
quante frasi non dette,
quanti sguardi non ricambiati...
tante volte la vita ci passa accanto
e noi non ce ne accorgiamo nemmeno

ed alla fortuna, ma anche al terrore, che può provare un adulto, che forse proverei io, se invece mi accorgessi che la vita mi sta passando accanto ma riesco solo a sfiorarla con le dita.

Pensavo alla pubblicità di una famosa carta di credito che ammette di poter servire a comprare molte cose, tranne quelle che non hanno prezzo, come un bacio ed un abbraccio d'amore, che si possono solo donare o ricevere, non certo comprare (anche se c'è chi crede che sia possibile comprare anche l'amore, mentendo a se stesso sapendo di mentire), e proprio per questo sono le cose più rare  e preziose che esistano

Pensavo a due persone, confuse nella nebbia dei miei ricordi , che si tengono per mano e si sorridono, sorrisi che esprimono felicità, sorpresa, entusiasmo, sorrisi che valgono più di mille parole e che, se capitano, restano scolpiti indelebilmente nel nostro cuore.

Poi, senza guardarmi intorno, mi sono alzato e sono andato via per non disturbare oltre, ringraziando mentalmente gli occupanti di quella panchina per le cose belle che mi avevano fatto ricordare,  con una punta di sana invidia per loro e per il momento che stavano vivendo e condividendo.

lunedì 26 novembre 2012

Il mare d'inverno

Il mare d'inverno ha un suo fascino particolare, ma quello di ieri era tutto fuorchè un mare d'inverno: sole splendente, mare piatto, temperatura dell'aria da giugno o settembre, e temperatura dell'acqua ottima.

Doveva essere l'ultima immersione dell'anno, ma una chiusura così bella non me lo aspettavo. Nonostante qualche torbidezza dell'acqua (dovuta alle correnti in profondità) la costa pontina si è rivelata ancora una volta ricca di tesori naturali, tra murene, saraghi, piccoli branchi di pesciolini, stelle marine e piante acquatiche.

Per terminare, dopo le fatiche delle immersioni (per cui i miei poveri e decrepiti muscoletti stanno ancora potestando duramente), una spaghettata in comitiva ha completato una bellissima giornata a contatto con la natura. Certo, tornare in ufficio oggi è stato per alcuni versi ancora più pesante, ma non si può avere tutto ...

venerdì 23 novembre 2012

50 Sfumature

... di pollo. Lo voglio!!!

(Immagine presa dal WEB)

P.S.  nel cerchio in basso il sottotitolo: 50 ricette per legare il pollo in maniera deliziosa

Il male di vivere

Non si può, non si deve rinunciare alla vita a 15 anni. La storia del ragazzo che si è tolto la vita due giorni fa è sconvolgente, ma è solo l'ultima di una serie di tragedie simili, spesso inspiegabili almeno agli occhi della gente comune, ai nostri occhi, come il bambino (perchè a 10 anni si è ancora bambini) che solo poche settimane fa si è suicidato a casa dei nonni, sempre a Roma,  o il ragazzino di 16 anni che prima dell'estate si è buttato da un palazzo in costruzione all'Eur.

Ed ogni volta la domanda senza risposta è: perchè? Se lo chiedono i parenti, gli amici, i compagni, ci speculano i giornalisti. Ed ognuno dà una risposta diversa. In questo caso si legge sui giornali, per esempio, di omofobia, di pressioni psicologiche, di prese in giro. Poi capita di parlare con un suo compagno di classe e di avere una versione completamente diversa, di un ragazzo felice e spensierato, estroverso ed innamorato della vita. E leggi in quegli occhi lo stesso smarrimento, la stessa incapacità di capire come sia possibile, specie a quella età, di vedere la fine della vita come unico mezzo per fuggire da una situazione, qualunque essa sia, che è diventata insopportabile.

Come sia possibile che quell'estremo disagio non sia filtrato, non sia stato colto da chi gli stava vicino. Come sia possibile non accorgersi della fatica che un ragazzo sta facendo per continuare a camminare, da solo,  nell'acqua alta.

 

giovedì 22 novembre 2012

Produttività

Si parla molto sui giornali dell'accordo sulla produttività appena firmato dal Governo, gli Industriali e le Parti Sociali (eccetto la CGIL).

Io ho provato a leggere vari articoli, interventi, commenti, e devo ammettere che ci ho capito ben poco, per cui questo mio post rappresenta in realtà una richiesta di aiuto. Di seguito io dirò quello che ho capito e spero che qualcuno dei miei pochi lettori sia in grado di darmi conferme o smentite. 

Per quanto riguarda invece l'argomento produttività (esiste anche un problema di rapprsentatività posto dalla CGIL; ma per ora lo metto da parte) quello che ho capito è la seguente cosa:

a livello di rinnovo di contratti collettivi, normalmente si concordano degli aumenti scaglionati nel tempo. A puro titolo di esempio, si può concordare che per i prossimi 3 anni, ogni anno, un operaio del tessile veda il suo stipendio incrementarsi di 100 euro lordi (magari, dirà qualcuno, ma uso il valore 100 perchè è facile da gestire). Se nella ditta del tessile PincoPalla  (o nella provincia PancoPilla, per tutte le aziende del tessile) non si faranno accordi di secondo livello, allora gli operai della ditta PincoPalla il primo anno riceveranno 100 euro (lordi) di aumento al mese, che corrispondono a  73 euro netti in più. Se però nella ditta PincoPalla si faranno degli accordi di secondo livello,   legati alla produttività, succederà che dei 100 euro (lordi), 50 saranno comunque garantiti (e quindi l'operaio sicuramente avrà 36,5 euro netti in più), gli altri 50 saranno legati al raggiungimento, a livello di ditta, di determinati obiettivi di produttività, raggiungimento che potrebbe richiedere una maggiore flessibilità negli orari  e nelle modalità di lavoro, nonchè perfino il ricorso all'assegnazione ad alcuni di qualifiche professionali (e retribuizioni) più basse. In questo caso, i restanti 50 euro non sono più certi, ma dipendono dal raggiungimento dei risultati, quindi posso essere un valore qualunque.

In pratica si dice all'operaio: io dovrei darti un certo aumento, invece te ne garantisco la metà, e l'altra metà te la dò solo se riusciamo ad aumentare la produttivtà facendoti lavorare in maniera flessibile. Dove sta allora il vantaggio  per l'operaio? il vantaggio starebbe, sempre se ho capito bene , che su quei 50 euro  teorici in più del secondo livello, se entrano, si applicano meno tasse e quindi da 36,5 possono diventare 45. Cioè 10 euro in più al mese che entrano nelle tasche dell'operaio. Se va bene. Ma fino a 36,5 in meno se va male. Se questo è vero, allora ha ragione la Canusso nel dire che in questo modo il salario medio viene ridotto.

D'altronde, il governo ha stanziato circa 2 Miliardi di euro per la detassazione del salario di produttività per il biennio 2013-2014. 2 Miliardi in 2 anni equivalgono ad 1 Miliardo l'anno che diviso per 10 milioni di lavoratori (sempre per fare cifra tonda) sono 100 euro a lavoratore, parenti di quei 10 euro al mese che ho citato sopra di mancate tasse cui lo Stato rinuncerebbe.

Insomma, se è così, i vantaggi per i lavoratori sono veramente minimi, e di rischi alti. D'altronde, non ci sono soldi! 

mercoledì 21 novembre 2012

Ergastolo

Io sono da sempre dell'idea che il carcere dovrebbe aiutare a capire i propri errori ed a dare la possibiliutà a chi ha sbagliato di avere una seconda opportunità. In quest aottica l'ergastolo, una condanna a vita, mi è sempre apparsa un eccesso.

Eppure, se (come pare, visto che ci sarebbero addirittura  delle registrazioni audio video) l'accusa è fondata, bè non avrei molte remore  a chiudere in una cella, buttando via la chiave, quel cappellano che per anni, approfittando della sua posizione, delle sue funzioni, e della sua quotidiana vicinanza ai detenuti, ha ottenuto favori sessuali dai detenuti in cambio di regali quali  sigarette, shampoo, saponette o spazzolini, piccoli beni per vivere meglio in carcere

Oggi

Oggi mi sento così, come una piazza vuota e solitaria, come una panchina inutilizzata.


Ma vorrei essere come questo gabbiano, che riesce ancora a volare sul mare blu.


Essere o non essere

Si, lo so, sembra la più classica citazione da Shakespeare, to be or not to be, che nasconde l'eterno conflitto tra l'accettare la realtà con fare distaccato o lottare (forse inutilmente) per cambiarla. Ma la citazione è solo una scusa per riflettere su una domanda leggermente diversa, più personale, meno elevata: esserci  o non esserci? Può capitare di entrare nelle vite degli altri, e di temere di essere come un elefante in un negozio di cristalli: per quanto si possa sforzare l'elefante di muoversi con leggerezza,  nella sua natura, nella sua mole, nella sua goffezza di movimenti è insito l'alto rischio che rompa qualcosa, che faccia danni. Ma ormai in quella vita ci sei entrato, e non ne puoi uscire così come niente fosse (ed in fondo uscirne ti costerebbe tantissimo), allora stai fermo, e se proprio non puoi stare fermo cerchi di fare dei movimenti impercettibili, millimetrici, cercando di non rompere niente. E sei sospeso così nel dubbio infinito ... senza riuscire a trovare una risposta convincente.

lunedì 19 novembre 2012

Il cimitero è pieno

... di persone indispensabili! Nella vita dovremo sempre aver presente che tutti sono (o possono essere) utili, ma nessuno è indispensabile. Non lo siamo noi verso gli altri, non lo sono gli altri verso di noi. E se per caso sentiamo  che non è così (ovvero ci accorgiamo che noi riteniamo qualcuno sempre più indispensabile per la nostra vita o qualcuno ritiene noi sempre più indispensabili per la sua) dovrebbe scattare un segnale d'allarme. Perchè più si crede una cosa del genere, più il rapporto (di qualunque tipo) rischia di diventare, o meglio diventa, un delirio a due, in cui si perde il senso della realtà. Perchè se una persona ci fosse veramente indispensabile per vivere, allora noi faremmo di tutto per non perderla, al di là di ogni ragionevolezza. E questo non è sano, oltre a portare ad un rapporto "drogato" dalla dipendenza.

In amore questo capita spesso, quante volte abbiamo pensato, o detto, o scritto, o letto frasi del tipo: "non posso vivere senza di te"? Io credo che sarebbe molto più bello dire, o sentirsi dire invece: "io posso vivere tranquillamente senza di te. Però sono più contento se ci sei anche tu, nella mia vita" 

venerdì 16 novembre 2012

Angelo e Gianna

La pesante porta blindata si apre cigolando, ed Angelo entra nell'ingresso avvolto dalla penombra tenendo per mano Gianna. Il silenzio della casa è appena turbato dal tonfo con cui la porta si chiude alle loro spalle, lasciandoli soli con i propri pensieri e le proprie emozioni. Il volto adulto di Angelo si contrappone a quello della ragazza, le sue mani nodose si stringono a quelle affusolate di lei, i loro occhi si incontrano. Lentamente i loro corpi si avvicinano, quasi impacciati nella tanto agognata intimità, le mani di lui scorrono lentamente sulle spalle di lei, coperte da una leggera maglietta, la accarezzano, seguendo i contorni del reggiseno, poi la attirano delicatamente verso di lui, mentre Gianna gli cinge la vita.

Timidamente lui sposta il viso e le bacia una guancia, poi l'altra, infine, mentre una mano scivola sul suo viso fino a raggiungere il collo, le sue labbra cercano quelle di Gianna, le trovano, le sfiorano. Lei resta immobile, ma non si ritrae, Angelo ripete il gesto, un altro timido bacio, ed una altro ancora. La stretta delle braccia di Gianna gli infondono coraggio, le labbra della ragazza si schiudono leggermente, il bacio successivo è più profondo, le labbra sembrano fondersi, la lingua di lui le assapora dolcemente.

Un bacio, un bacio vero, il loro primo bacio. Ora i due corpi sono stretti in un reciproco abbraccio, i baci sono lunghi, intensi , appassionati. Poi le mani si intrecciano, in carezze sempre più ardite, il loro respiro si fa più pesante. Lui le sfila la maglietta e, non senza qualche difficoltà, le slaccia il reggiseno che cade ai loro piedi. Le mani di Angelo accarezzano la schiena nuda delle ragazza,  mentre   le sue labbra corrono sul collo e solleticano i lobi  delle orecchie. Lei armeggia con i bottoni della camicia, poi gliela apre e la tira via con decisione. Con due rumori secchi i bottoni dei polsini saltano via, ed ora anche lui ha il petto nudo. Si abbracciano ancora, il seno di lei sfiora i capezzoli di Angelo, lui la accarezza, poi abbassa il capo e delicatamente le succhia un capezzolo, giocando a lungo con la sua lingua, cogliendo l'eccitazione che sale senza respiro, mentre lei gli accarezza dolcemente il capo. 

Quando finalmente Angelo alza di nuovo il viso, il volto di Gianna brilla di una luce incredibile, è se possibile più bella del solito. Lui la prende di nuovo per mano e la conduce verso la camera da letto, la abbraccia di nuovo, poi si lascia cadere sul materasso trascinandola con se. Gianna si ritrova sopra di lui, e lo bacia di nuovo, a lungo, mentre le mani dell'uomo riprendono ad esplorarle la schiena, scorrendo sull'incavo tra le due scapole fino ad arrivare sui fianchi, generandole brividi di piacere.

La porta si chiude ... dissolvenza!
 

giovedì 15 novembre 2012

Capita

Capita che ci sia una coincidenza, poi due ... capita che una frase pronunciata oggi si ripresenti praticamente identica più tardi quando leggi un libro che ti hanno dato ieri. Capita di leggere una mail è chiedersi se chi l'ha scritta ha il tuo stesso ghost writer.

Capita, e non sai se gioirne o preoccupartene. O fare entrambe le cose meditando sul caso e sul maestro Shifu (kung-fu Panda) che afferma, dal profondo della sua saggezza: "il caso non esiste"!

mercoledì 14 novembre 2012

Senza titolo

ora l'inverno del nostro scontento
è reso estate gloriosa da questo sole di york,
e tutte le nuvole che incombevano minacciose sulla nostra casa
sono sepolte nel petto profondo dell'oceano.
ora le nostre fonti sono cinte di  ghirlande di vittoria,
le nostre armi malconcie appese come trofei,
le nostre aspre sortite mutati in lieti incontri,
le nostre marce tremende in misure deliziose di danza.
la guerra dal volto grifagno ha spianato la fronte corrugata,
e ora,invece di montare destrieri corazzati
per atterrire le anime di nemici impauriti ,
saltella agilmente nella camera di una signora
al suono seducente di un liuto.

Skyfall

Credo che l'ultimo film con protagonista James Bond che io avevo visto al cinema (in TV non mi pare di averne mai visti) fosse stato "Si vive solo due volte". Ma avevo letto una serie di commenti interessanti su questo nuovo film della serie, e così mi sono deciso ad andare a vederlo.  



Non so come fossero i film più recenti, quindi non posso fare paragoni, però ho trovato questo mediamente soddisfacente, pur se in una alternanza di luci ed ombre.

Ci sono i soliti tormentoni: il cattivo un pò (anzi molto) folle che è dotato, non si sa come, di mezzi illimitati, la solita bella donna che viene affascinata da Bond e ci rimette la pelle, un pò di effetti speciali (ma molto meno di quanto ci si possa aspettare), lui che dopo un lungo inseguimento rialzandosi come nuovo si preoccupa di abbottonare il polsino della camicia, una sceneggiatura nel complesso poco credibile.

Ci sono belle novità: il cattivo è gay e attenta alla "virtù" di Bond dicendogli di non preoccuparsi, "c'è sempre una prima volta", con lui che  gli risponde "chi ha detto che sarebbe la prima?", una bella fotografia di qualità, un agente segreto 007 invecchiato e fuori forma che sente il peso degli anni e della vita che sfugge, eroe ormai fuori moda e pronto per il pensionamento.

Un film ben fatto e con qualche introspezione psicologica, e probabilmente deluderà gli appassionati del genere in quanto troppo poco adrenalitico. Bella prova di attore di Craig e del suo antagonista, ma tutto sommato un tentativo riuscito a metà, non più mero film d'azione non ancora film d'autore. Non emoziona, non appassiona, non ti fa stare attaccato alla sedia, ma neanche annoia, e non è poco.

martedì 13 novembre 2012

Kit 50 sfumature

E quando perfino su uno  dei più diffusi  siti di acquisto on-line, affianco alla pentola a pressione, al ciuccio con termometro incorporato ed al cesto natalizio piemontese, ti propongono, per soli 19,90€, di scoprire (riporto testualmente):


"il fascino nasconto di un mondo fatto di erotismo allo stato puro. Per te, un kit 50 sfumature liberamente ispirato al libro più letto dalle donne"

Composto come da foto ...

(Immagine presa dal WEB)

Allora capisci che il mondo del sadomasochismo non sarà mai più quello di prima.

domenica 11 novembre 2012

Tra sogno e desiderio

Lui è disteso sul letto, supino, in  questa calda serata di fine estate, lei è alla sua destra, sdraiata sul fianco, la testa appoggiata sul petto  di lui, i capelli lisci a coprirle il viso. Il braccio di lui le circonda teneramente le spalle. Nel silenzio lui stringe più forte la ragazza, in un muto segnale di affetto. I suoi occhi si abbassano leggermente, lei istintivamente, come guidata da fili invisibili, solleva i suoi. Si fissano a lungo, immobili. Poi lui alza la mano, delicatamente scosta i capelli dal viso di lei, e lo accarezza.
Piccoli gesti possono trasmettere forti emozioni, e in quella carezza c’è tutto: rispetto, affetto, desiderio, tenerezza. Lei chiude gli occhi e si lascia coccolare, il corpo ancor più rilassato appoggiato al suo petto che lentamente si solleva e si abbassa ritmicamente.
Tutto questo non ha senso – mormora lui, senza smettere di accarezzarle il viso – noi non abbiamo un domani
Un lungo sospiro – Lo so – risponde lei – Ma se è per questo, non avremmo dovuto avere neanche  l’oggi. So cosa vuoi dire, ed hai ragione, tutto questo non dovrebbe avere senso. Ma ora esiste, ed allora un senso ci deve essere, anche se non riusciamo a coglierlo.
Lui annuisce, la stringe più forte a sè, le bacia la fronte, le guance, la bocca. Le loro labbra si cercano, si trovano, si fondono in un bacio interminabile. Poi, lentamente, tornano nella posizione iniziale. Lui riprende ad accarezzarle il viso, le si stringe a lui per rubare il calore del suo corpo. Il tempo non esiste più, non c’è né ieri né domani, solo emozioni da vivere all’istante, e ricordare per sempre.

venerdì 9 novembre 2012

Dice che a Cetara ...

Ridente borgo marinaro della costiera salernitana, hanno portato a nuova vita il Garum dei Romani, anzi dei popoli orientali da cui i Romani lo copiarono, ai tempi delle guerre puniche. Infatti pare che i popoli del nord africa utilizzassero  un condimento ricavato dal pesce lasciato macerare insieme a spezie ed altri aromi per condire ed insaporire le carnie e le verdure, e che tale condimentovenne poi importato a Roma  e si diffuse a  partire dal II secolo a.c., tanto che sono state ritrovat emolte anfore con sopra dipinto il tipo di garum che contevano (se ricavato da alici, tonno, sgombro, murene o addirittura ostriche) e l'anno di produzione.


Poichè da sempre il pesce azzurro è considerato un pesce povero, è quello che più spesso rimaneva al pescatore dopo che aveva venduto il pescato più pregiato. I pescatori nel tempo cercarono un modo di conservare il pesce azzurro il più a lungo possibile, per i mesi di magra, riponendo il pesce privato della testa e delle interiora in barili, alternandolo con del sale, e ponendo sopra al tappo della botte un peso che comprimendo il tutto spingeva verso il basso il liquido in eccesso che poi colava attraverso le fessure delle doghe.


Ad un certo punto, invece di limitarsi a pulir via questo liquido, qualcuno  ha pensato di raccoglierlo e filtrarlo, dando origine alla colatura di alici attuale , con la quale si può condire la pasta (rigorosamente lunga: spaghetti, linguine o tagliatelle) cotta precedentente in acqua non salata, ma anche per insaporire piatti a base di pesce o di verdure.

(Immagine presa dal WEB)

giovedì 8 novembre 2012

Per chi se lo fosse perso

Tra i tanti aneddoti legati a Barack Obama. ce ne è uno, riportato da Repubblica, che ha come portagonista il Presidente degli Stati Uniti (ed il suo staff, ovviamente) ed una bambina di 10 anni, Sophia. 

Accade che Sophia scriva una lettera al Presidente degli Stati Uniti, e questo risponda, con tanto di lettera personale ed autografata. Ve la immaginate una cosa del genere in Italia? In Italia dove il segretario del maggiore partito di "sinistra" e teoricamente candidato Premier alle prossime elezioni, ad una domanda simile ha saputo solo rispondere, allargando le braccia, "siamo in Italia!"? Non credo servano ulteriori commenti. Buona lettura:

La lettera di Sophia

Caro Barack Obama,
sono Sophia Bailey Klugh. La tua amica che ti ha invitato a cena. Se non te lo ricordi va bene lo stesso. Ma volevo solo dirti che sono felice che sei d’accordo che due uomini possano amarsi perché ho due papà e loro si amano. Ma a scuola gli altri bambini pensano che sia disgustoso e strano e questo mi ferisce. Ti scrivo perché sei il mio eroe. Se tu fossi in me e avessi due papà che si amano, e i bambini a scuola ti prendessero in giro per questo motivo, cosa faresti?? Per favore rispondimi!? Volevo solo dirti che mi sei d’ispirazione e spero tu vinca e diventi il presidente. Renderesti il mondo un posto migliore
La tua amica Sophia
P.S. Per favore saluta le tue figlie da parte mia!

La risposta di Obama

Cara Sophia,
grazie per avermi scritto una lettera così profonda sulla tua famiglia. Leggerla mi ha reso orgoglioso di essere il tuo presidente e ancora più speranzoso riguardo il futuro della nostra nazione.
In America non ci sono due famiglie che siano uguali. Noi celebriamo questa diversità. E riconosciamo che a prescindere che si abbiano due papà o una mamma quello che conta più di tutto è l’amore che mostriamo l’un l’altro. Tu sei molto fortunata ad avere due genitori che si prendono cura di te. Loro sono fortunati ad avere una figlia eccezionale come te.

Le nostre differenze ci uniscono. Tu e io siamo benedetti dal vivere in un paese dove siamo nati uguali, dove non importa come sembriamo esteriormente, dove siamo cresciuti o chi siano i nostri genitori. Una buona regola è trattare gli altri nel modo in cui speri che loro trattino te. Ricorda ai tuoi compagni di scuola questa regola se ti dicono qualcosa che ferisce i tuoi sentimenti.
Grazie ancora per aver trovato il tempo di scrivermi. Sono onorato di avere il tuo sostegno e sono ispirato dalla tua comprensione. Mi dispiace di non essere venuto a cena, ma saluterò Sasha e Malia da parte tua.
Cordialmente, Barack Obama 

mercoledì 7 novembre 2012

Dice che a Salerno ...

... in pieno centro storico, in quella che fino a pochi decenni fa era una zona malfamata ed evitata da tutti ma ora portata a nuova vita, c'è la Chiesa di San Pietro a Corte.


(Immagine presa dal WEB)

La  costruzione che ospita la chiesa pare si debba al Duca di Benevento  Arechi II che alla fine del VIII secolo, dopo aver assunto il titolo di Princeps gentis langobardorum,  spostò per motivi strategici la sua sede da Benevento a Salerno. Utilizzata  come sala di rappresentanza, divene poi sede della Scuola Medica Salernitana, quindi tra il XII e il XIV secolo vi fu creata una cappella dedicata al culto mariano, prima di essere chiusa e lasciata andare in rovina.  Ma conserva tutt'ora elementi architettonici originali con bifore e monofore., ed anche un pregevole soffitto dipinto (di epoca ben più tarda).

(Immagine presa dal WEB)

La chiesa venne eretta sui resti di un complesso termale del I-II secolo (più precisamente sul frigidarium di una costruzione ben più ampia)  che oggi, grazie agli scavi eseguiti, è visibile e visitabile ben sotto il livello stadale. Lo stesso frigidarium nel IV-V secolo divenne un sepolcreto per ricche famiglie cristiane di Salerno e resti di diverse sepolture, con  lapidi indicanti i nomi dei defunti sono state rinvenute durante gli scavi.


(Immagine presa dal WEB)

Quando alla fine del VIII secolo venne eretta l'attuale costruzione, il frigidarium venne utilizzato come fondamenta e vi fu ricavato una oratorio che presenta pitture del XII secolo.


(Immagine presa dal WEB)

Visitarlo vuol dire percorrere quasi 2000 anni di storia, dai romani ai giorni d'oggi, ed è una visita assolutamente coinvolgente nonostante  molti elementi del complesso siano stati dal tempo e dall'incuria danneggiati o perduti. Una bella opera di recupero di uno dei tanti  gioielli nascosti delle città italiane.

martedì 6 novembre 2012

Tu chiamale se vuoi ...

Emozioni. Così recita il ritornello di una delle tante belle canzoni di Lucio Battisti. La vita è fatta di tante piccole grandi emozioni. Vivere delle emozioni  è forse il segnale più eclatante del sentirsi ancora vivi. Lo scrivere mi emoziona, non a caso qui affianco c'è scritto "scrivo per sentirmi vivo", il leggere i commenti ai miei post mi genera spesso emozione, perchè nello scambio tra me e chi legge si stabilisce spesso un collegamento emotivo che, seppur virtuale, è tutt'altro che impersonale.

Bello certo, ma impallidisce rispetto alle emozioni che si possono trasmettere dal vivo. Rispetto a quello che può trasmettere anche un dito che sfiora un altro dito in un gesto al tempo stesso banale ma denso di significato. Chissà perchè spesso ci neghiamo scientemente questi piccoli piaceri della vita inseguendo la perfezione!