mercoledì 28 novembre 2012

Il Servo di Scena

Il teatro nel teatro non è una novità, non lo sono commedie che parlano di teatro, ma il Servo di Scena (cui ho assistito al Teatro Argentina) è senz'altro una delle più riuscite. Chi è il Servo di Scena,  traduzione dell'intraducibile The Dresser del titolo originale della commedia di Ronald Harwood? è l'assistente, confidente, segretario tuttofare del primo attore di una compagnia che rappresenta le opere di Shakespeare  nell'Inghilterra della seconda guerra mondiale.

Il servo di scena è l'unico che, quando l'attore, già anziano, è vittima di un malore, crede ancora nella sua capacità di reagire, e lo conforta, lo lusinga, lo stimola affinchè non rinunci alla recita già programmata del Re Lear. E ci riesce, lo aiuta a ricordare le battute, lo risveglia dallo stato catatonico in cui è caduto, tanto che la sua interpretazione viene riconosciuta da tutti, spettatori e compagnia,  come memorabile.

Al rientro in camerino l'attore fa leggere al servo di scena l'incipit delle sue memorie, in cui ringrazia tutti coloro che gli sono stati vicino, dalla compagna (nella vita e sul palcoscenico) fino all'ultimo addetto alle luci. Tutti quanti sono stati ricordati eccetto proprio il servo di scena, e l'assistente alla regia, da sempre innamorata del grande artista. Ma prima che il servo di scena possa esprimere il suo disappunto, il grande artista chiude gli occhi per l'ultima volta, lasciandolo solo, senza più nessuno da servire, e senza neanche il ricordo di un grazie, di un riconoscimento per la sua dedizione. 

Bella la commedia, bravi gli attori, di effetto la scenografia che operando su due piani sovrapposti consente di rappresentare al tempo stesso il dietro le quinte ed il palcoscenico del Re Lear, triste il finale: c'è a chi il destino riconosce una dignitosa uscita di scena (il vecchio attore con la sua ultima grande intepretazione) e chi non ha diritto a niente.

E mi vengono nella mente  considerazioni sulla vita dell'attore  che  dice “Sono stufo di dipingermi la faccia sera dopo sera, di mettermi vestiti non miei” ma non può fare a meno di continuare a recitare, perchè quella è la sua vita (e quanti di noi, più omeno consapevolmente, recitano la propria parte, indossano panni diversi da qeulli che vorrebbero indossare, nella commedia, tragedia o farsa della vita?). O sulla vecchiaia che rende inabili, come quando l'attore consapevole del suo stato  dice al servo di scena: “Devi dire al burattinaio di cambiarmi i fili”. O sui rapporti di dipendenza che si possono sviluppare tra una persona di grande carisma, l'attore, ed un'altra  debole, alcolista, nevrotica ed al tempo stesso capace di vivere il suo ruolo di assistente con totale dedizione. Rapporti che, come in questo caso,  restano nel tempo di pura dipendenza, senza umanità,   senza reciprocità e reale calore. Sul palcoscenico così come nella vita.

9 commenti:

  1. Un bello spettacolo,mi pare di capire. Il titolo originale,forse,rende un pò di più della versione italiana.Ma entrambi racchiudono il senso del "servire",in qualche modo.Tutti indossiamo una maschera,che lo vogliamo o meno.E così gli altri che ci circondano.Questo non vuol dire che ogni maschera non racchiuda,in sè,un briciolo di noi stessi.E' quando ci creiamo una maschera per camuffarci a noi stessi,che dobbiam preoccuparci.Altrimenti un "ruolo" lo recitiamo tutti.Nel senso positivo del termine (e non di finzione). E per paradossale che possa essere,siamo tutti a nostro modo servi di scena di altri.

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    1. si bello spettacolo. Mai hai studiato filosofia per caso? Siamo tutti servi di scena? spero di no!

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    2. Sì studiata..ma siam tutti un pò filosofi..basta mettersi a riflettere o porsi domande:-) secondo me siamo tutti servi di scena di qualcuno,alle volte intenzionalmente, il più delle volte inconsapevolmente e senza alcuna intenzione.

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    3. ora dovrei chiederti se è meglio essere servi di scena inconsapevoli, e crogiolarsi nella propria ignoranza, o esserne consapevoli ed accettare ugualmente di esserlo.

      Ma non vorrei farmi troppo del male, visto che "Old man" è in fin dei conti una maschera, il servo di scena della persona che si cela dietro questo blog

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    4. Il servo di scena che immagino leggendo la tua ultima frase/precisazione,è diverso dal servo di scena a cui alludi descrivendo lo spettacolo(o forse ho capito male io).Il servo di scena a cui alludo io è un servo che ti aiuta ad essere quello che sei,che ti ricorda le battute,che sa chi sei e che "ti veste" per la situazione. Una persona che,in un certo sento e seppur molto ma molto in parte,ti aiuta ad essere quel che sei.Con la maschera che indossi.Non ti fornisce una maschera,nè te ne fabbrica una.Ma può altresì farlo.Il servo di scena come alter ego rende nella misura in cui l'alter ego serve alla persona reale,per esser se stessa o per palesarsi ricorrendo a una maschera.Qualora l'alter ego si limitasse a mascherare e non ad usare una maschera,allora beh,il servo di scena assume un connotato diverso.Nel primo caso,a cui alludo e a cui fari riferimento tu,nel post,il ringraziamento è una cosa che ci si aspetta.Qualora si sia consapevole di essere servi di scena di qualcun altro.Qualora si ignora di esserlo,il ringraziamento non servirebbe,perchè è di per sè un ringraziamento in sè,il fatto di aiutare l'altro a essere quel che deve essere/inscenare nel palcoscenico della vita,sostenerlo e vestirlo.

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    5. guarda che in questo blog i post li scrivo io, tu puoi solo commentare. E questo qui sopra non è un commento, è un post! :-)

      Comunque il servo di scena nella commedia è pienamente consapevole di esserlo, quindi il finale per lui è tragico, purtroppo

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  2. il teatro nel teatro, molto francamente, mi annoiava a morte anche a scuola :) però l'opera che descrivi ha un drammaticità che non può non piacermi. Credo anche io, come Ele, che si porti sempre tutti una maschera, nemmeno sempre la stessa e nemmeno sempre unica (coerente? :D). Il più star nel voler portare la maschera che si porta e non una che ci capita addosso. Credo :)

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    1. Bè, spero bene che almeno la maschere uno cerchi di sceglierla e non di subirla (anche se mi rendo conto che non è sempre così)

      Dalla commedia è stato anche tratto un film con lo stesso titolo Il servo di scena (titolo originale The Dresser), diretto da Peter Yates nel 1983. Non l'ho visto e non so se sia facile scaricarlo da qualche parte, ma so che ha avuto critiche positive.

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  3. :)

    lo cerco e se lo trovo lo guardo

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