venerdì 28 settembre 2012

Taste of Rome

Lo scorso fine settimana a Roma si è tenuta la prima edizione di questa manifestazione dedicata alla buona cucina. C'erano (quasi) tutti i migliori chef e ristoranti  di Roma, eccetto Heinz Beck: cito in ordine sparso:

Cristina Boweman di Glass
Anthony Genovese del Il pagliaccio
Roy Caceres di Metamorfosi
Francesco Apreda de L'Imago dell'Hotel Hassler
Riccardo Di Giacinto di All'Oro
Arcangelo Dandini de L'Arcangelo
Luciano Monosilio di Pipero al Rex
Agata Parisella di Agata e Romeo
Andrea Fusco del Giuda Ballerino
Giulio Terrinoni de L'Acquolina
AngeloTroiani del ConvivioTroiani
Kotaro Noda del Magnolia del Jumeirah Grand Hotel

Di fatto dei nomi che vanno per la maggiore mancava forse Settembrini, Roscioli  e poco altro. L'occasione era "ghiotta" (mai termine credo fu più azzeccato) perchè c'era la possibilità di degustare il meglio di ciò che si può trovare sulle tavole di Roma, posti dove il menù degustazione oscilla intorno ai 100 euro (vini esclusi) e può lievitare significativamente se si ordina alla carta. Ogni chef aveva preparato 3-4  piatti che si potevano assaggiare (perchè di assaggini si trattava, ovviamente) pagando una cifra che oscillava per ogni piatto tra i 4 ed i 6 euro.

Devo dire che, con molta calma, ho assaggiato di tutto, e le aspettative non sono rimaste deluse, dal Crudo d’oca, senape e mele di Monosilio & Pipero (incredibile), alle Capesante fritte ripiene dell’Imago, passando per la Rosetta con coniglio porchettato di Troiani, il  rocher di coda di All’Oro e il baccalà dell' Acquolina, ho speso più di 50 euro, ma li spenderei ancora volentieri per assaggiare gli altri piatti che causa budget limitato e altrettanto limitata capienza del mio stomaco sono stato costretto ad ignorare. Così mi trovo a dar ragione a Riccardo Di Giacinto che ha fatto osservare che se a Roma è la norma  mangiare in un qualunque ristorante/trattoria spendendo circa  35-40 con il rischio di riempire lo stomaco   con cibo banale, non è folle pensare di spendere il doppio, dimezzando le cene fuori casa,  per un menù degustazione di qualità che faccia scoprire la cosiddetta alta cucina.

14 commenti:

  1. Domanda : secondo te, l'alta cucina e' per tutti ???

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    1. è per tutte le persone curiose (in ambito cibo), perchè in genere si associa a ricerca e sperimentazione (anche se poi anche la Carbonara di roscioli è alta cucina) cose da cui la persona diffidente o conservatrice sta lontana

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    2. Quindi....secondo te, anche per le persone"terra terra" quelle che di cucina non si intendono molto.., per loro il pane e' pane ed il vino e' vino....., senza sfumature di retrogusto , di aromi, di lievitazione e sentori di sottobosco?? :))) secondo me ,..si.., alla fine..il senso del gusto ce l'han tutti.....

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    3. Secondo me è come con il vino. Certo uno può apprezzare gli aromi e distinguere i sentori, ed al gusto sentire le note di frutti esotici o di tabacco ecc., ma alla fine vale un solo discorso di base: mi piace, non mi piace ... e se un piatto è buono ... è buono. Guarda, io non amo le tartare, ma il crudo d’oca, senape e mele di Monosilio era qualcosa di delizioso

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  2. Mangiare bene sta diventando sempre più difficile un po' ovunque. Si deve spendere sempre troppo per farlo. Però eventi come questi servono anche a far scoprire nuovi sapori!

    Buon sabato!

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    1. il problema è proprio quello, spesso si mangia male pur spendendo il giusto (e talvolta anche spendendo troppo), ed io ho scoperto se non 12 sapori nuovi almeno 5 o 6 ... che non è male :-)

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  3. ...mmm..mi ispira tutto quel che hai assaggiato..l'avrei,molto probabilmente,assaggiato anch'io..Concordo,più di 50 euro per far esultare le papille vale la pena. 60 euro per un profumo di cui ti sei innamorata dalla prima "sniffata"..no..:-)Prima o poi anch'io parteciperò a questi eventi..per ora..mi accontento del prossimo evento Slow..Quando penso a questi eventi,però,più che per quelli dello Slow(ma anche lì alla fin fine..),così come per tutti gli eventi enogastronomici..mi chiedo quanti effettivamente sappian apprezzare il cibo per la qualità e quanti,invece,lo fan "per sfizio e moda"..Come se fosse chic..insomma.Con Swif spesso ci chiediamo se esista veramente chi sa distinguere cibo di qualità,cibo raffinato dal cibo "banale" o addirittura "sciocco".Noi non siam dei gran degustatori.Per me vige quel che "mi piace".Indubbiamente la qualità fa la differenza e la si avverte.Ma su di me,almeno,predomina il gusto,quel che mi piace.Seppur di qualità,chiccoso o cucinato da uno chef rinomato,non è detto che sia una esaltazione per il mio palato.

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    1. che esista anche una moda enogastronomica credo si a vero. Questo implica anche che vengano esaltati ristoranti e chef che forse non lo meritano. D'altronde non dimentichiamo che i media hanno il loro bravo potere.

      Alla fine concordo, come ho già detto, che la base di tutto è: mi piace, non mi piace. Poi è chiaro che una maggiore cultura enogastronomica aiuta ad apprezzare meglio una cucina, non solo dal mero punto di vista del gusto o della vista (anche la presentazione del piatto ha un suo valore, non si mangia solo con la bocca), ma anche della tecnica utilizzata, dell'abbinamento tra vari sapori, ecc. dando altre chiavi di lettura ceh possono ampliare il piacere del cibo

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    2. E la questione diventa: come acquisire maggiore e corretta cultura enogastronomica.Perchè quantità non è sinonimo di qualità e quindi non è partecipando a molti eventi o corsi ecc,che si acquisisce,sicuramente,una certa corretta cultura enogastronomica. A me, per esempio,interessa anche la storia che c'è dietro un piatto, l'origine dei prodotti usati per assemblarlo,oltre alla tecnica in sè. Mi piace poter tracciare un percorso a ritroso che non vuol dire solo la famosa "tracciabilità".Mi piace scoprire la ricerca che c'è stata dietro,la cura, l'attenzione,il perchè che ha mosso a creare quel piatto.Sono strana.. lo so..:-)

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    3. sai, per quello l'unica è riuscire a parlare con lo chef, o leggere libri (se ce ne sono) sull'argomento. Tempo fa ho letto per esempio L'ingrediente segreto. La filosofia e le passioni di un grande maestro del gusto scritto da Heinz Beck dove raccontava diverse cose molto interessanti. A volte anche negli eventi Slow Food si può imparare qualcosa (ma a Roma sono rimasto più volte deluso da loro), ma ammetto che in generale non è facile

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    4. mmmm..e va beh..si coglie quel che si può..Mi interessa il libro di Beck...:-)In Alto Adige mi incantavano le storie che mi raccontava chi cucinava e anche il "semplice"produttore..non so..sapere la storia,la passione è come aggiungere valore a quel che mangio/compro.Qui,nella piccola realtà molisana, ci son buone cucine..e anche i piccoli si arrangiano nell'arte,presentando i piatti,descrivendo la storia,la ricerca..Devo dire che piace e ti fa apprezzar di più ogni piatto.Ovviamente..anche lì..il palato la fa da padrone..perchè come dice sempre Swif.."le chiacchiere se le porta il vento"..

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    5. ogni piccola realtà ha il suo fascino e la sua storia, e non è vero che tutte le chiacchiere le porta il vento, altre restano per fortuna

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  4. devo iniziare a segnare queste iniziative per poter partecipare...

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    1. non è difficile tenersio aggiornati, di iniziative simili a roma, alcune migliori di altre, ce ne sono tante. Se hai soldi da spendere lunedì prossimo al Gambero Rosso c'è la cena dele 3 forchette, due gruppi di 5 tra i più premiati chef italiani preparano due pranzi da 5 portate (ogni chef cucina un piatto) con vini di livello in abbinamento. Unica pecca, la cena (in cui non puoi scegliere cosa mangiare e neanche quale dei due menù da 5 mangiare) costa 180 euro, un pò tantino a mio avviso

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