mercoledì 5 settembre 2012

La conversione di Nichi

E finalmente perfino Nichi Vendola si è convertito allo slogan dell’ultimo Pride di Roma: Vogliamo tutto. Lui, che è sempre stato molto cauto e che non ha mai cavalcato (da politico) le battaglie per i diritti dei gay, pur non nascondendo mai di essere omosessuale né il suo passato di attivista nell’ambito del movimento GLBT, ha finalmente affermato: “A 54 anni voglio dire che mi voglio sposare con il mio compagno”.

In questa breve frase ci sono due affermazioni importanti: l’esplicitazione dell’esistenza di un compagno (che ovviamente si sapeva ci fosse, ma mi sembra – potrei sbagliarmi – che sia stato raramente nominato in discorsi ufficiali) ed il desiderio di sposarsi vissuto come desiderio lecito, come diritto cui non si intende rinunciare.

L’altra cosa che importante che ha detto Vendola, e che la Bindi ovviamente non ha capito (o meglio non ha voluto capire) è che “con la logica del prendiamo quello che è possibile abbiamo in Italia uno standard di diritti civili da repubblica islamica, perché abbiamo rinunciato a una battaglia di principio. Invece voglio poter dire anche in Italia che abbiamo diritti interi e non dimezzati".

La Bindi infatti ha detto che : "l'obiettivo che ci possiamo porre è del riconoscimento delle unioni civili e non del matrimonio. Ed è perchè sono fedele alla carta costituzionale", ha specificato. "La Costituzione italiana ci dice con chiarezza che mentre è possibile riconoscere i diritti delle coppie omosessuali non è pensabile l'istituto del matrimonio”. Come sempre la Bindi ignora, o finge di ignorare, che esiste una differenza enorme tra gli obiettivi che uno si pone ed i risultati che può ottenere se gli obiettivi non sono condivisi da tutti. Ma se rispetto a 100 il PD partisse già con un obiettivo di 30, si finirà per arrivare ad un risultato che se non sarà 0 (come è accaduto in passato ) ci andrà molto, troppo vicino. E poi si nasconde dietro l’immutabilità della carta costituzionale, ancora una volta dimenticando che quando fu scritta la costituzione, più di 60 anni fa, i cosiddetti padri fondatori il problema delle unioni omosessuali non se lo sono proprio posti perché allora non esisteva (basta leggersi il bel libro di Andrea Pini “Quando eravamo froci” per capire qualcosa della realtà omosessuale in Italia nel dopoguerra). Quindi niente impedisce di fare una piccola manutenzione alla costituzione, se proprio si vuole rimuovere quelle poche parole che oggi vengono utilizzate strumentalmente per opporsi ai matrimoni omosessuali.

La Bindi, e  con lei molti dei nostri politici, deve capire che se si vuole dare pari dignità agli omosessuali, se si vuole riconoscere che non sono cittadini di serie B, allora bisogna dare agli omosessuali che vogliono creare una “famiglia” le stesse possibilità che hanno gli eterosessuali.  Quindi ben vengano delle leggi che permettano di regolamentare le unioni di fatto, sia etero che omosessuali, ma queste leggi non promuovono gli omosessuali da cittadini di serie B a cittadini di serie A, continuando a mantenere una discriminazione tra le scelte che può fare una coppia eterosessuale e quelle che (non) può fare una coppia omosessuale. E questo deve essere il fine ultimo di un partito che si dichiara progressista come il PD (o meglio, dovrebbe esserlo se il PD fosse veramente un partito progressista, perché quando il suo segretario Bersani, a domanda precisa, sa rispondere solo: “questa è l’Italia”, io gli dico che da un partito progressista mi aspetto che come minimo voglia cambiarla, questa Italia, altrimenti che lo voto a fare?)

4 commenti:

  1. Ci vuole parità tra coppie di fatto di tutti i tipi e coppie sposate. Punto, senza tante chiacchiere.

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    1. Non sono d'accordo: esiste il matrimonio, istituto giuridico (parlo del matrimonio civile, ovviamente) che certifica la volontà di due persone di creare una entità detta famiglia con tutta una serie di obblighi e diritti reciproci.

      Ed esistono coppie che per una serie di motivi sui quali non entro non vogliono (il non possono per quanto riguarda le coppie etero non si applica) sposarsi, ma che vorrebbero poter assumere una parte di questi obblighi e di questi diritti.

      Infine esistono coppie che di diritti e doveri non vogliono sentire parlare.

      Quindi ci sono in realtà due questioni distinte che erroneamente, nel passato, anche con la connivenza di molte associazioni GLBT, sono state messe insieme:

      1. l'esigenza di un istituto diverso dal matrimonio, che garantisca le coppie che non vogliono sposarsi ma che vogliono in qualche modo ufficializzare la loro convivenza ... diciamo un matrimonio light

      2. la necessità di consentire anche alle coppie omosessuali di poter fare le stesse scelte delle cpopie etero, ovvero scegliere tra il nulla, il matrimonio light ed il matrimonio tout court (ancora una volta, preciso, matrimonio civile, la chiesa può fare quello che vuole per i suoi sacramenti)

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  2. M'è piaciuta la frase di Nichi sul suo essere stanco di rientrare solo in un acronimo.Perchè,diciamocelo,gli acronimi sono discriminanti e ghettizzanti. Io sono per la libertà di tutti,di poter liberamente scegliere e accedere a pari diritti. Il matrimonio religioso cattolico è negato alle coppie omosessuali?Ok.Ma perchè anche le unioni civili?Non capisco,veramente,il no perentorio e,perdonami,"ignorante" oltrechè di pessimo gusto,della Rosy.

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    1. Vedi, la Bindi si trincea dietro ad una sentenza del 2011 della corte costituzionale che stabilisce che i padri fondatori, quando parlavanodi matrimonio nel 1948, si riferivano (anche se non esplicitamente) all'unione tra uomo e donna. Il che è ovvio, visto che a quel tempo il problema non esisteva. Da qui a dire che la nostra costituzione non prevede il matrimonio tra persone dello stesso sesso il passo è breve ma abbastanza scorretto da parte della Bindi. In realtà il problema non è stato propiro affronatto e sarebbe facile risolverlo adesso aggiornando la costituzione secondo l'evoluzione cha ha avuto, e sta avendo, la società civile.

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