mercoledì 27 giugno 2012

Vittorio Bisso

Metalmeccanico in una industria di Porto Marghera, politicamente impegnato prima nel PCI e poi nei Comunisti Italiani di cui è stato fino a pochi mesi fa il segretario provinciale, due anni fa aveva scoperto di essere malato di SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), una malattia per la quale oggi non esiste cura, che si può solo rallentare ma non sconfiggere.

Deciso a non subire alcun accanimento terapeutico, e consapevole che in Italia questa sua scelta non aveva nessuna garanzia di essere rispettata, nonostante avesse  nominato la moglie "amministratore di sostegno" ed avesse reso nota pubblicamente la sua decisione, Vittorio Bisso due giorni fa (probabilmente a causa dell'aggravarsi delle sue condizioni) ha lasciato l'Italia ed è andato in Svizzera dove esistono centri per la "morte dolce". Stessa scelta fatta pochi mesi fa da Lucio Magri, storico fondatore del Manifesto.

Non mi permetto di fare nessuna considerazione su una scelta profondamente personale, osservo solo che 40 anni fa (fino al 1978 per l'esattezza) si andava in Svizzera per abortire senza correre rischi, visto che in Italia non si poteva, oggi ci si va a morire, perchè in Italia non si può scegliere di morire, quando si ritiene che la propria vita residua non sia più Vita.

4 commenti:

  1. E' una scelta molto personale ed è indubbiamente impossibile comprendere. Però è vero,per quanto si possa essere contro,per moralismi,per ideologie o credi,la costituzione sancisce il diritto a che ognuno possa liberamente rifiutare di essere curato o,in questi casi come in altri,l'accanimento terapeutico. Peccato che però,in questi casi,si arriva ad uno stadio nel quale il "suicidio",non può esser più commesso e quindi si deve,per forza,ricorrere a persone altre.E da qui l'accusa di omicidio per quest'ultime.Non ha senso,credo.Di fatto bisognerebbe riveder un pò tutto.Ripeto,non posso comprendere e siccome in Italia,come hai detto tu,la volontà di un malato terminale o cronico degenerativo,non ha la sicurezza di venir rispettata,io,forse,lo farei da me, senza l'aiuto di altri.Il suicidio,almeno,non è ostacolato..
    PS: amministratore di sostegno non è uguale a tutore,e ahimè l'amministratore non può decidere interamente in vece dell'amministrato,come un tutore legale.E per avere il tutore occorre l'incapacità totale di intendere e volere.

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    1. lo so , è il cane che si morde la coda. Io francamente non esprimo giudizi, so che certe cose le si può capire solo vivendole, ed ognuno di noi le vivrà in maniera diversa.

      So anche che, quando è scomparso mio padre, che era una persona vitale e poliedrica, nell'angoscia di un evento che è in sè terribile, mi dovetti aggrappare all'idea che dal momento in cui si era sentito male al momento in cui non c'era più, erano passate pochissime ore, e che gli fu risparmiato qualunque tentativo di prolungare quella che sarebbe stata una vita non vita, sensa che noi fossimo posti davanti a qualsiasi tipo di dilemma.

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  2. aborto o suicidio... sempre di morte si tratta! nel secondo caso almeno si decide per sé stessi e non per qualcun altro....

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    1. sull'aborto, tocchi un tasto delicato, un argomento su cui ancor meno mi sento di esprimere una opinione generale, e sul quale mi limito ad avere delle convizioni personali che valgono unicamente per me

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