lunedì 4 giugno 2012

L'inerzia

L'inerzia in fisica è quella proprietà dei corpi che si oppone alle variazioni dello stato di moto. Più in generale, passando dalla fisica alla vita reale,  è ciò che spesso ci impedisce di modificare la nostra situazione.

A volte può accadere, ed accade, che nella vita arrivi un momento complicato, che arrivino una serie di eventi negativi che richiedono tutti i nostri sforzi, che ci costringono a focalizzare tutte le nostre energie, fisiche e mentali, per superare quel momento e ritornare allo stato iniziale. Quello che c'era prima che si scatenasse l'inferno.

Solo che a volte  può capitare di chiedersi se ne vale la pena, se ha senso impegnare se stessi fino allo spasimo nella speranza di tornare ad uno stato che in fondo non è che fosse così soddisfacente, ma in cui si restava principalmente a causa dell'inerzia. E se capita, mantenere la spinta e la concentrazione può essere un problema.

18 commenti:

  1. A volte cambiare e non lasciarsi trascinare è positivo.

    Un abbraccio

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    1. però qui non si tratta di un cambiamento che si sceglie, si tratta di una "perturbazione" da affrontare

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  2. Viva il cambiamento... per esempio le separazioni. Io dico sempre che due persone forse non sanno quello che fanno quando si sposano ma sanno molto bene quello che fanno quando si lasciano!
    Il mio motto è trovare la stabilità nel cambiamento stesso!
    (perdonami il commento precedente l'ho cancellato io, non mi ero resa conto di aver effettuato il log-in con il nick della mia mail principale)...

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  3. Tranquilla, eliminato. Ma la domanda insespressa, il dubbio, è il seguente: come si fa a trovare la motivazione a fare un grosso sforzo solo per tornare a dun equilibrio precedente che però, guardandolo da fuori, ora che non c'è più, non era poi così soddisfacente?

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  4. molto semplicemente.... non si fa lo sforzo e si va incontro a nuove opportunità!! in caso contrario...... se si fa lo sforzo per tornare all'equilibrio insoddisfacente ci si siederà consapevolmente su una bomba ad orologeria e la deflagrazione sarà molto più distruttiva di ciò che si vuole evitare....

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    1. non è così semplice a volte, sai. Capisco che il mio post può essere frainteso: lo sforzo va fatto perchè non c'entra niente con la insoddisfaziobne. E' come se si fosse su una barca e nella stessa si apre una falla, la falla va chiusa a prescindere, perchè altrimenti si affonda. E questo a prescindere dalla rotta che si stava seguendo

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    2. Sì ma se "va fatto" a prescindere dalla rotta, la motivazione c'è già,cioè non puoi non affondare..quindi affronti il problema falla.Che è spiacevole ok,ma se si deve per andare avanti,non c'è bisogno di una motivazione particolare nè di una forza o energia particolare.Si deve e basta.A meno che non si vuol affondare morire...allora..

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    3. certo che va fatto ... io ho tentato di descrivere la strana sensazione che si prova quando, cercando con grande sforzo di riparare la falla, ci si fa forza dicendo "dai, così tutto torna come prima", ed un attimo dopo ci si chiede se veramente si desidera che tutto torni come prima ... :-)

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    4. Ah..ok..ora ho capito meglio:-)Sì,infatti è quel che ci chiediamo spesso..difronte a qualsiasi falla..

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    5. forse sarebbe meglio non chiederselo ...

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  5. Beh..se lo stato pre-inferno era bellissimo,ok..allora si può anche investir energie,sforzo fisico e mentale(anche se io dubito sempre che si ritorni esattamente allo stato pre).Se l'evento inatteso può apportare un cambiamento positivo allora ben venga l'inerzia..cioè il lasciar fare al cambiamento.Però ecco, alle volte non riusciamo a veder il lato buono degli sconvolgimenti che nostro malgrado dobbiam affrontare e quindi per quanto insoddisfacente, la situazione precedente è quella a cui vorremmo tornare.Perchè?MAh,direi perchè la conosciamo,menrte quel che ci attende no,e ci spaventa un pò,ci frena.Poi perchè,conoscendola,è "comoda"non richiede grandi sforzi mentali per adattarsi.Ci penso spesso a quel che chiedi nel post.E mi rendo conto che,forse,per alcuni o per alcune situazioni,per quanto insoddisfacenti,occorre un grandissimo sconvolgimento,un qualcosa di veramente forte,un punto di non ritorno,per scrollarsi di dosso l'apatia,l'essersi quasi rassegnati alla situazione.Perchè il cambiamento fa un pò paura e anche se si intravede un miglioramento,ecco,abbiam bisogno di un fatto eclatante per capirlo,abbiam bisogno della goccia che fa traboccare il vaso,del limite.Almeno per me è così.Per quanto insoddisfacente,alle volte,una situazione conosciuta,a cui ormai ci siam abituati è più rassicurante di una nuova e imprevista.Specie se non l'abbiam scelta.

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    1. come ho scritto sopra, sono stato ecvdentemente poco chiaro nel post (che poi non è detto che sia riferito alla mia persona, detto per inciso).Faccio un esempio: una coppia si trova all'improvviso travolta da una crisi economica (investimenti nonriusciti, crisi lavorativa, cassa integrazione, licenziamenti ... scegliete voi), la crisi non è colpa di nessuno, e va comunqeu affrontata ... deve essere affrontata. Ed il primo pensiero può essere: diamoci sotto per rimettere a posto le cose e riprendere il cammino. Poi però il secondo pensiero può essere: ma è veramente quello il cammino che voglio riprendere, o ormai lo percorrevo solo perchè la strada era tracciata? Fermo restando però che le cose vanno rimesse a posto, a prescindere, perchè è un dovere. Ma un dovere che non h aanceh una componente piacevole

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    2. Beh,old..quando ti capita un qualcosa di inaspettato..dipende..cioè non è che sempre sempre puoi dir "la strada era già tracciata".In quei casi,magari,puoi anche decidere di intraprendere una via diversa.In altri,seppur non puoi tornar allo stato iniziale,per forza di cose ne intraprendi una nuova,tuo malgrado,cioè non hai alternative.I doveri non son mai piacevoli..specie se non si condivide la ragion d'essere dei doveri,specie se sono subìti.come per le tasse,son un dovere civico,ma per molti è un peso,dipende dalla cultura(e da quel che si fa coi soldi delle tasse..).Se è un dovere,old, non c'è molto a cui aggrapparsi,va fatto e stop.Se non c'è alternativa.Non c'è bisogno di trovar una motivazione.Puoi illuderti di "volere" quel dovere,ma non so se si riesce in tutti i casi..

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    3. Bè dai, avere una motivazione che vada oltre il semplic edovere, riuscire ad associare anche un "piacere" al dovere non può che aiutare. Accorgersi che questo non è possibile quando invece credevi fosse quasi scontato ... non è piacevole! :-)

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    4. No,non lo è. Piacevole. Cercare di render piacevole un dovere si può provare.Io lo faccio continuamente.Cioè mi sforzo di render piacevole un qualcosa che non posso evitare e che devo,per forza di cose,affrontare. Non ci si riesce sempre eh,a renderlo piacevole nel vero senso del termine.Ma almeno meno spiacevole forse..Ecco,diciam che io tento di dargli un che di positivo e di bello..alle volte fallisco e altre,poche,ci riesco.Però non smetto di provare..Perchè a me i doveri imposti non son mai piaciuti e se anche ho imparato che non posso evitarli e quindi vanno affrontati accettandoli e basta,alle volte ne spuntano di nuovi e prima di riuscire ad accettarli,provo a renderli piacevoli..Un indorare la pillola che devo mandar giù,insomma..

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    5. Ma sai, ci sono molti doveri che hanno anche degli aspetti piacevoli, non fosse altro quelli in cui il dovere è legato al sentirsi buoni, bravi e belli ... vabbè , buoni e bravi. Come dici tu, a volte può risultare molto difficile

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  6. Ah!Dimenticavo..ti ho lasciato un premio/tag qualche giorno fa..;-)Se ti va..:-)

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    1. mi era sfuggita la citazione (non il post, che avevo già letto, evidentemente non con abbastanza attenzione).

      Però già al precedente (ed unico) premio/tag avevo avuto difficoltà a rispondere. Ora ci penso, ma non sono certo di dare seguito alla cosa

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