lunedì 7 maggio 2012

Cesare deve morire

Ultimo film dei fratelli Taviani, appena premiato con il David di Donatello, realizzato all’interno del carcere romano di Rebibbia, ala di masima sicurezza, con un gruppo di carcerati che mettono in scena una versione del "Giulio Cesare" di Shakespeare.

Una idea interessante  ma un risultato che, nonostante tutte le critiche positive, per me rimane un pò a metà. Girato essenzialmente in bianco e nero, riprendendo in parte le prove e la messa in scena finale, a mio avviso si perde quando alla finzione della recita dell'opera di Shakespeare (originale, con il mix dei vari dialetti dei detenuti, e con  relativi adattamenti) che resta aderente alla tecnica del documentario, si sovrappongono scene "costruite" in cui ai carcerati viene chiesto di fare gli attori (che non sono), perdendo in spontaneità ed originalità, e cercando battute ad effetto, come quella in cui fanno dire ad uno dei carcerati-attori, al termine della rappresentazione:

“da quando ha conosciuto l’arte questa  cella è divenuta una prigione

Tutto sommato un bel film,  ma da qui a parlare di capolavoro e capire non tanto il David di Donatello (il cinema italiano non è che goda di grandissima salute)  ma l'Orso d'Oro al festival di Berlino, il passo non è breve.

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