venerdì 25 luglio 2014

Non ci posso credere

Lo sto facendo, sto chattando con uno sconosciuto ed ho anche accettato di accendere la webcam. Non avrei mai immaginato di farlo ma lui ... bè ... è stato convincente: niente inquadratura del viso e niente di non concordato. La webcam inquadra il suo corpo, sembra un bel manzo, camicia a righine bianche ed azzurre, appena aperta sul petto non troppo villoso, pantaloni classici.  Ricambio con la vista della mia canottierina rosa e la parte superiore della mia gonna svasata 
"Cosa vuoi che faccia?" scrive lui
"Bè ... non so ... scopri un po' il petto" ribatto
Senza problemi lui sbottona la camicia fino in fondo, rivelando un bel petto, poco villoso, e un addome pronunciato. Colpa della birra di cui forse è ghiotto?
"Ecco" digita "Ora però devi ricambiare con qualcosa"
"Giusto" rispondo io, e sollevo il top quanto basta per mostrare la pancia budinosa e l'ombelico. Poi ricopro il tutto
"Bell'ombelico"  scrive "potrebbe essere quello che ha ispirato i tortellini e che, come sai, sarebbero stati creati da un oste che sbirciando dal buco della serratura  della stanza di una nobildonna ospite della locanda, fu colpito dalla bellezza del suo ombelico"
"Se vuoi continuo" aggiunge
No ti prego, penso, quello che ho visto è già abbastanza, penso,  eppure le mie mani sembrano scollegate dai miei pensieri e così rispondo 
"Vai avanti se ne hai il coraggio"
"Un attimo solo" dice, e scompare dalla vista della webcam, per ricomparire dopo poco "Eccomi"
Poi lentamente, come in un film visto tempo fa in televisione,  si slaccia la cintura e la sfila dai passanti del pantalone, mimando una lenta danza esotica. Sorrido, eppure non riesco a staccare gli occhi da quello spettacolo, anzi scrivo
 "Continua!"
E lui continua, aprendo i pantaloni e facendo intravedere degli slip (o forse dei boxer?) neri.
"Stop! Ora tocca a te"  dice, e poi " Cosa mi fai vedere?" 
Io? niente, mi rispondo, eppure con la mano abbasso una spallina della canottiera mostrando una parte del mio seno, stando ben attenta a non scoprire il capezzolo
"Brava" aggiunge lui " hai una spalla molto erotica" poi abbassa i  pantaloni e se li toglie, restando in boxer (erano boxer, avevo visto bene) e camicia.
"Pronta a vedere il resto?" mi chiede
"Non ne avrai il coraggio" ribatto. Ma davvero si spoglierà del tutto? -  mi chiedo – oddio, dovrò anche dirgli che è erotico e non ridicolo tutto ciò?
E  invece ... usando i lembi della camicia per coprire il basso ventre , con movimenti da contorsionista si cala anche i boxer. Oh mamma ora farà come i maniaci sessuali, solleverà la camicia e ...
"Ho coraggio da vendere" dice lui " e tu?" 
No, ti prego, no, dice la mia mente
“Si!!!" scrivono le mie mani
Così  lui impugna i lembi della camicia e con gesto teatrale li allontana per mostrare finalmente ... il secondo boxer che aveva indossato sotto il primo! Ed io non so se essere delusa o sollevata!

giovedì 24 luglio 2014

Romeo e Giulietta

Chi non conosce la storia d'amore di Romeo e Giulietta narrata da Shakespeare alzi la mano! Bene, non vedo mani alzate, quindi non mi dilungherò a descrivere l'eterna favola dei due innamorati divisa dalla rivalità tra le loro famiglie. Ma nonostante la storia sia nota, ed il finale già per tutti svelato, vi invito ugualmente ad andare a vedere la versione messa in scena al Globe Theatre di Roma (a Villa Borghese) con la regia di Gigi Proietti.

Nello splendido scenario di un fedelmente ricostruito teatro elisabettiano, potrete assistere al dipanarsi della vicenda ammirando un cast costituito da molti attori giovani  (tra i quali spiccano, più che i melensi Giulietta e Romeo, i sanguigni Mercuzio e Tebaldo) con delle trovate sceniche che, pur restando fedeli allo spirito della tragedia, la proiettano in dimensioni inattese e sorprendenti.

(foto scaricata da WEB)

Quasi tre ore di spettacolo che scorrono veloci fino all'inevitabile stranoto finale, sempre un po' commovente. La mano di Proietti è ben evidente ed il tutto resta equilibrato e godibile, con una particolare menzione anche per Frate Lorenzo e la Balia di Giulietta, cui tocca il non agevole compito di far sorridere senza trasformare la tragedia in farsa

P.S: Un suggerimento. Sia che prendiate i posti a sedere, sia (soprattutto) che prendiate i biglietti che consentono l'accesso alla platea di fronte al palcoscenico (dove all'epoca di Shakespeare la gente assisteva in piedi allo spettacolo, ma ora si sta seduti sul duro pavimento) portatevi, come ho fatto io, dei cuscini per evitare di mettere a dura prova i vostri sacri lombi

mercoledì 23 luglio 2014

Jersey Boys

Frankie Valli chi era costui? Il nome ai più (me compreso) non dice niente, eppure I Four Seasons sono stati  un complesso molto famoso negli anni '60 negli Stati Uniti (ma anche in Europa), inseriti nel 1990 nella Rock and Roll Hall of Fame e nel 1999 nella Vocal Group Hall of Fame, alcuni loro successi (come quello qui sotto) hanno caratterizzato un'epoca.


Frankie Valli, quindi ... cioè Francesco Stephen Castelluccio, nato a Newark, New Jersey, che insieme a Tommy DeVito, Nick Masi e Bob Gaudio fondò il quartetto e ne fu la inimitabile voce solista e che qualcuno forse ricorderà nella usa esibizione in Grease, e che ancora oggi, ad 80 anni, si esibisce in pubblico. A lui ed ai suoi tre amici Clint Eastwood ha dedicato il suo Jeresey Boys, un film di amore e di amicizia che ripercorre la loro storia dandoci uno splendido quadro della loro epoca, ovvero una deliziosa descrizione dell'ambiente italo-americano anni '50 di Newak, tra onesti lavoratori piccolo-borghesi e i piccoli padrini mafiosi.


Il film scorre veloce tra momenti di vera musica ed episodi emozionanti, una stupenda fotografia ed una perfetta ricostruzione d'epoca. Un bel film  ricco di ritmo, freschezza ed anche un po' di ironia. Da vedere


lunedì 21 luglio 2014

Pubblicità per donne ...

... un po' macabra, in effetti, che da qualche giorno si può ammirare girovagando per la capitale. Chissà perchè non c'è l'analoga per gli uomini. O forse sono io che non l'ho trovata!


venerdì 18 luglio 2014

Sacher

Il destino a volte fa dei giri strani, quello che ha portato alla creazione della Sacher Torte è veramente buffo. Tutto risale al 1832 quando il principe di Metternich, avendo degli ospiti particolarmente importanti, voleva offrir loro un dolce speciale. Proprio quel giorno il pasticciere di corte era ammalato, e così il suo aiutante, così della squadra di pasticceria era presente solo un apprendista cuoco di 16 anni, Franz Sacher, che al perentorio invito: "Non deludetemi, fatemi fare una bella figura" rispose creando una torta che fu apprezzatissima dagli ospiti e dal principe, e che gli diede ricchezza e celebrità.

Original Sacher Torte 

Se si va a Vienna (ed io, prima o poi, ci andrò),  la Sacher Torte è un must. Il problema è che di Sacher "originali" in realtà ce ne sono due, quella che si può mangiare e comprare all'Hotel Sacher (aperto nel 1876 da Eduard Sacher, figlio di Franz) e quella della pasticceria Demel, presso la quale il nipote di Franz andò a lavorare portandosi i diritti della ricetta. 

Eduard Sacher Torte 

Sulla questione di chi potesse fregiare il proprio prodotto come "Sacher Torte originale" si scatenò dopo la seconda guerra mondiale una guerra legale che si concluse con un accordo per cui l'Hotel Sacher ottenne il diritto di definire la sua come "Sacher Torte Originale" e la pasticceria di poter mettere sulla torta un sigillo triangolare con la scritta "Eduard Sacher Torte"


mercoledì 16 luglio 2014

Ciceruacchio

Il turista che da Porta San Pancrazio si avviasse verso il Gianicolo, appena passate le mura scorgerebbe sulla destra una grande statua raffigurante un adulto ed un ragazzino, con sotto la scritta "A Ciceruacchio - Il Popolo". La statua in bronzo, del 1907, originariamente era posizionata sul lungotevere e solo da poco è stata spostata lì, dove merita di stare, in compagnia dei busti di molti eroi del risorgimento italiano.


Ma chi era Ciceruacchio e quale episodio rappresenti la statua pochi lo sanno. E allora parliamone, di Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio forse per sottolineare (da Cicero) la sua abilità nel parlare. Era un oste (inteso come commerciante di vini), un uomo del popolo, cordiale, spavaldo ed al tempo stesso ingenuo, benvoluto da tutti e che, diventato un agiato commerciante, si mostrò sempre generoso e disponibile verso il prossimo, distinguendosi nella epidemia di colera che afflisse Roma nel 1837. Quando Pio IX salì al soglio pontificio, nel 1846, e aprì ad alcune concessioni che fecero ben sperare la gente, Ciceruacchio diventò giocoforza il rappresentante del popolo tra i notabili ed aristocratici dell'epoca, da una parte spingendo per una maggiore apertura democratica del governo del Papa-Re, dall'altra difendendo la figura del Papa buono, a suo dire circondato da cardinali reazionari.

Quando Pio IX scappò a Gaeta, chiedendo l'aiuto delle potenze straniere contro i rivoluzionari, e fu creata la Repubblica Romana, lui vi aderì e fu una delle anime di quella lotta per un ideale di libertà che solo 12 anni dopo portò all'unità d'Italia.

L'esperienza repubblicana finì tragicamente con l'ingresso delle truppe francesi in Roma, e Ciceruacchio fu quasi costretto a scappare, insieme ai suoi due figli Luigi e Lorenzo, seguendo Garibaldi nella famosa marcia di ritirata fino alla spiaggia della Pilassa, fra la Mesola e Magnavacca, dove morì Anita Garibaldi.

Da lì i patrioti si divisero in piccoli gruppi per meglio sfuggire all'esercito austriaco, e Ciceruacchio, con i figli ed altri compagni di sventura, dopo aver girovagato per alcuni giorni trovarono rifugio in una piccola osteria di Cà Farsetti, di un certo Fortunato Chiarelli detto "Capitin". Qualcuno, forse lo stesso Chiarelli che li aveva inizialmente accolti, li tradì, ed un plotone croato li arrestò e portò al comando militare di Cà Tiepolo. Il comandante del plotone, Luca Rokavina (nome rimasto alla storia non certo per buone azioni) dopo un veloce interrogatorio ordinò la fucilazione di tutti gli arrestati senza processo.

Ciceruacchio, rassegnato, chiese che almeno la vita del figlio minore Lorenzo, di 13 anni, fosse risparmiata, e quella brava persona di Rokavina (avrei altri modi per definirlo, ma non voglio scendere al suo livello) prima lo rassicurò e poi, quando a mezzanotte predispose  il plotone di esecuzione, ordinò di sparare per primo proprio al ragazzo, in modo che Ciceruacchio vedesse morire il figlio prima di essere a sua volta ucciso. Le cronache riportano che il ragazzo si accasciò a terra a causa dei colpi di fucile e fu spietatamente finito con il calcio dei fucili dai soldati croati. Si racconta che a quel punto l'altro figlio si lanciò in avanti quasi a proteggere il padre che attendeva di essere fucilato; così morirono e così sono stati immortalati, nel loro ultimo attimo di vita, nella statua del Gianicolo.

Mi piace chiudere con uno scritto  di Felice Venosta (scrittore e patriota dell'epoca): 

"La memoria di lui vivrà eterna quanto il tempo. Roma. l'Italia, lo venereranno quale Martire, e siamo certi che quando sul Campidoglio sventolerà il tricolore vessillo e saranno fugati dal Vaticano i tristi corvi (nota: siamo nel 1863, ben prima della breccia di Porta Pia), decretando onore di epigrafi e di monumenti ai suoi Martiri, inciderà i nomi loro sulla pietra, e in cima a que' nomi sarà quello di Angelo Brunetti detto Ciceruacchio"