giovedì 30 ottobre 2014

I due volti di Gennaio

Non è un periodo felice per le mie frequentazioni cinefile, lo conferma questo film appena uscito nelle sale, che pure è la trasposizione di un libro di Patricia Highsmith, si avvale di un buon cast su cui primeggi Viggo Mortensen e ricostruisce molto bene l'aria dei primi anni '60 in Grecia. Ma tutto questo non basta: la trama dopo un buon inizio vira su aspetti psicologici che però non vengono abbastanza approfonditi e delineati, il comportamento del protagonista è illogico e poco credibile, l'ultima mezz'ora la ricordo solo per le stupende inquadrature del Gran Bazar di Istanbul e delle moschee viste dal ponte sul Bosforo che fanno venir voglia di tornare a visitarla..

 
Il finale è anche deludentemente scontato , e lascia ampiamente insoddisfatti. In breve, un altro film da andare a vedere solo con poche aspettative, se non si ha nient'altro di meglio da fare   

mercoledì 29 ottobre 2014

L'auditorium di Mecenate

Il turista curioso che da Santa Maria Maggiore si incamminasse sulla via Merulana per raggiungere San Giovanni in Laterano, incrocerebbe all'altezza del Teatro Brancaccio uno spiazzo, largo Leopardi (su cui si affacciano anche le vetrine di Panella, ma se siete perennemente a dieta come me evitate di avvicinarvici, le fragranze che ne fuoriescono sono estremamente dannose ... per la linea), al centro del quale, protetto da una cancellata, si erge una piccola costruzione all'apparenza abbastanza anonima.  

(foto scaricata da WEB)
 
Un esame più attento farebbe però scoprire che questa costruzione è integrata ad un tratto di mura serviane (la prima cinta muraria di Roma, VI secolo a.C.) e che è essa stessa di età romana. Se si ha la fortuna di poter superare il cancello e scendere per il corridoio normalmente nascosto da una normale porta in legno, si può arrivare in una ampio ambiente semi-ipogeo noto come Auditorium di Mecenate. 

(foto scaricata da WEB)
 
Nonostante le precarie condizioni in cui si trova, il monumento ha un suo indubbio fascino. Fu scoperto alla fine del 1800, durante i lavori per la costruzione del quartiere Esquilino (destinato ad ospitare i dipendenti pubblici della appena nominata capitale d'Italia), e frettolosamente definito auditorium a causa della piccola struttura semicircolare (quella che si vede in fondo alla foto), troppo piccola in realtà, rispetto al resto della sala, per essere una tribuna, e che invece è molto probabilmente ciò che resta di una fontana a cascata che arricchiva e rinfrescava un ninfeo. Mentre l'era della costruzione originaria (30 a.c.) e la sua collocazione nella zona degli Horti Maecenatis rendono logico immaginare che la struttura fosse parte della Villa che Mecenate possedeva  sull'Esquilino.
 
I pochi resti dei raffinati affreschi presenti (ricordano quelli della Villa di Livia che si possono ammirare a Palazzo Massimo)  sono sufficienti a dare una idea della ricchezza dell'ambiente, dove si può immaginare che il proprietario ed i suoi illustri ospiti cercassero ristoro nelle calde giornate estive. Qui e là si possono osservare anche resti di un pregevole pavimento a mosaico con tessere bianche e nere piccolissime,  a sua volta ricoperto dopo pochi anni da una altrettanto costosa pavimentazione in marmo. E con un po' di fantasia, si può immaginare di tornare indietro di 2000 anni, e pensare di trovarsi in compagnia degli intellettuali e dei poeti di cui Mecenate si circondava, e perfino di Augusto, di cui fu amico e consigliere fidato.

martedì 28 ottobre 2014

Doccia o bagno

In casa ho una bella vasca da bagno, l'avrò usata come tale forse 5 volte negli ultimi 5 ann,i e se non fosse costoso farlo la leverei volentieri sostituendola con un piatto doccia, per recuperare un po' di spazio. Oggi fare il bagno è un lusso che difficilmente ci si può permettere, oltre ad essere antiecologico, visto che la quantità di acqua che si utilizza per fare un bagno è  più del doppio di quella che si utilizza per una doccia (poi ovviamente dipende da quanto la si fa lunga, la doccia).

Il vero problema è che un bagno richiede tempo per riempire di acqua bollente la vasca, e poi tempo per godere delle carezze dell'acqua calda, senza dimenticare che alla fine, quando ci si decide ad uscire, si fa comunque un po' di doccia per levar via i residui del sapone.

(Foto scaricata da WEB)

Insomma, con i ritmi di vita attuali, la doccia è la soluzione più veloce ed efficiente. Oddio, veloce ... se la si fa da soli!

lunedì 27 ottobre 2014

Il pranzo della domenica

Una tipica trattoria romana affollata in una calda domenica di autunno. Ad un tavolo accostato ad una parete siede una coppia. Facciamoci prendere dalla curiosità ed avviciniamoci, non visti, ai due per osservarli meglio e cogliere brani della loro conversazione.

Lei (sorridendo): " Ma lo sai che sei proprio un pervertito?"
Lui: "Lo hai scoperto solo ora?"
Lei: "No, lo sapevo, ma ho accettato lo stesso l'invito perché siamo in un luogo pubblico"
Lui: "Credi che questo potrebbe fermarmi?"
Lei: "Come minimo ti frena un po'"
Lui (con uno sguardo sornione): "Dici?" e muove il piede sotto il tavolo
Lei : "Ma ... non ci posso credere, mi stai facendo piedino?"
Lui (serissimo): "Si, ma posso fare anche di meglio"
Lei: "Di meglio? Ma dai ...
 
Lui con tranquillità armeggia con la mano sotto al tavolo, si toglie la scarpa, poi si rimette comodamente seduto e, senza dire una parola, comincia ad accarezzare la gamba di lei con il piede nudo, risalendo sulle cosce, infilandosi sotto la sua gonna, fino a raggiungere il suo monte di venere. Poi dice: " Questo per esempio"

Lei sorride, è lusingata e questo gioco erotico  misto a corteggiamento la attrae, in fondo è una delle cose che apprezza di lui. Sposta il bacino in avanti e si offre a quelle strane ed inaspettate carezze. Dopo un lungo periodo si riprende ed esclama " E se volessi farlo anche io"

Lui: "E chi te lo impedisce?"
Lei: "Ho le Clark"
Lui: "Una Clark non può fermare una donna. Allunga il piede  e te la sfilo"
 
Lei allunga il piede sotto al tavolo, fino ad appoggiare la scarpa sul bordo della sedia di lui, coperta dalla lunga tovaglia. Lui infila le mani sotto la tovaglia, scioglie il nodo e sfila la scarpa, facendola scivolare lentamente sul pavimento. Ora è il piede di lei che delicatamente si insinua tra le cosce di lui, ricambiando le precedenti carezze.

Lui: "Lo avevi mai fatto?"
Lei: "No, e mai avrai pensato di farlo. Sei proprio un pervertito, lo confermo"
Lui: "Posso fare anche di più"
Lei (curiosa ma anche un po' preoccupata): "In che senso"
Lui: "In questo" e preso il piede tra le sue mani comincia ad accarezzarlo
Lei (divertita): " Guarda che ci vedono" ma non ritira il piede
Lui (tranquillo): "Guarda che nessuno ci sta osservando, non siamo il centro dell'universo. E poi ho appena iniziato"
Lei (un po' perplessa): "Cioè
Lui: "Che oltre ad accarezzartelo posso anche baciartelo"
Lei: "Non osare neanche pensarci"
 
Troppo tardi! Tenendo saldamente il piede di lei tra le mani, lui si alza, e si gira, così da coprire la vista del tavolo col il suo corpo, si abbassa come se cercasse qualcosa per terra e bacia il piede più volte. Poi raccoglie la scarpa, si siede, infila nuovamente la Clark nel piede di lei, le rifà il nodo sempre con le mani sotto la tovaglia, poi si abbandona sullo schienale della con aria appagata e soddisfatta.

venerdì 24 ottobre 2014

Pasolini

Abel Ferrara è un regista di successo, ma su Pasolini secondo me ha fatto un brutto film. La cosa che più colpisce per tutta la durata della proiezione è la somiglianza fisica tra  William Defoe e Pasolini, ma oltre a questo c'è poco altro, Il film narra gli ultimi giorni della vita del regista e scrittore giocando su due piani diversi, in uno (la vita reale)  si pone in particolare l'accento sulle sue frequentazioni dei cosiddetti "ragazzi di vita", sull'altro si ripercorre la trama di un film che Pasolini non ha fatto in tempo a girare su un uomo (Epifanio) che cerca la cometa che lo porterà in paradiso.


Forse si voleva fare un parallelismo tra i due percorsi, che finis.ono entrambi molto male, ma tra le due storie non c'è un legame esplicito, non si complementano affatto, e lasciano perplesse. Anche le ultime ore vengono descritte anche troppo in dettaglio, senza evidenziare i dubbi che tutt'ora persistono sul vero modo in cui Pasolini fu assassinato, nella notte tra il 1 ed il 2 Novembre 1975. Insomma, non un gran film ma con un ottimo protagonista-

martedì 21 ottobre 2014

Relazioni

Prendo spunto da uno scambio di opinioni avvenuto giorni fa su Fb, per affrontare il tema delle relazioni e fare il mio (ennesimo) coming out. Tutto nasce da una immagine che un paio di miei contatti hanno condiviso e che riporto qui sotto


Ora, io capisco il senso del messaggio: ma come, risvegli in me determinati sentimenti, e poi mi dici "guarda che io non sono disponibile"? Però ...

1)  Lo stesso discorso si può applicare anche alle donne

2) La affermazione può essere condivisibile solo se uno volontariamente va a toccare certi punti con l'obiettivo di risvegliare dei sentimenti pur non volendoli ricambiare

3) Certe cose semplicemente ... capitano

E allora direi,piuttosto che, partendo da una assunzione di buona fede, se una (o uno, perchè appunto il discorso vale per tutti) si sente particolarmente esposta e fragile,  è bene che non frequenti nessuno. Perchè certi sentimenti possono essere risvegliati da uno sguardo, da una parola, da un  gesto, senza che lui ne abbia nessuna intenzione. Ed a questo punto faccio coming out: a me è capitato (in tempi lontani) di risvegliare l'amore in una donna che non avevo intenzione di amare (ma amare è una intenzione? megliod ire: che non amavo),così' come a me è capitato di amare una donna che invece,pur stando bene con me,  non aveva nessuna intenzione di amarmi.

In questi casi solo due scelte sono possibili (ma non vi dirò mica quella che ho fatto io): vivere comunque un rapporto sbilanciato, ben sapendo che l'amore non sarà mai corrisposto e "accontentandosi"  di quel po' di affetto che si può ricevere in cambio (ammesso che se ne possa ricevere) o , con rimpianto, voltare pagina e guardare avanti

lunedì 13 ottobre 2014

Considerazioni

Più di una settimana di silenzio  dall'ultimo post, e non perchè cose da raccontare non ne abbia avuto. Quello che mi manca, attualmente,è il tempo.Poi forse è scemata un po' anche la voglia, così la priorità del blog è diminuita.

In effetti Old comincia a starmi un po' stretto, con tutti i suoli limiti. E così ne infrango uno, quello di parlare sempre e solo di me cercando di oscurare le persone che mi sono vicine (quelle che invece mi accompagnano in molte delle cose che racconto, o me le ispirano). Venerdì scorso è finito un bel percorso, e come spesso accade (per fortuna) nella vita, la fine di un percorso è un punto di arrivo,ma anche quello di partenza per un nuovo percorso. E non posso che essere felice per aver assistito a quel momento e di esserne stato, sia pur  in minima parte, artefice io stesso avendo dato una mano quando ce ne è stato bisogno.  (E se pensate che sia stato criptico ... bè, è vero, sempre Old rimango!)